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E’ entrato in vigore il DPCM (Decreto Presidenziale del Consiglio dei Ministri-8 Aprile 2008) denominato -Criteri per l’individuazione delle notizie, delle informazioni, dei documenti, degli atti, delle attivita’, delle cose e dei luoghi suscettibili di essere oggetto di Segreto di Stato- in cui si estende il Segreto di Stato “agli stabilimenti civili di produzione bellica e agli impianti civili per produzione di energia ed altre infrastrutture critiche”(allegato 17).

Il Governo Prodi, prima di entrare a “governare nell’ ombra”, ha spalancato un portone all’ attuale maggioranza di centro-destra per una gestione autoritaria in materia di localizzazione di siti e costruzione di impianti per la produzione di energia (impianti nucleari-inceneritori etc.).

Leggi l’articolo:

Riparte la motonave che collega Pescara a Spalato e ripartono le annose, ripetitive lamentele sulla situazione dei fondali del porto di Pescara. Il titolare dell’agenzia marittima Archibugi-Ranalli sostiene che “per rendere più sicure le manovre della Ivan Zajc è necessario aumentare la profondità dei fondali.. Anche l’Anonima petroli s.p.a. segnala che ci sono difficoltà per l’approvvigionamento costiero. Finora sono stati estratti solo 18mila mc di sabbia nel bacino di levante”.Il dragaggio è importante per il collegamento con l’altra sponda dell’Adriatico ma è altrettanto importante per la sopravvivenza dell’attività della pesca. Bisogna estendere l’intervento di dragaggio a tutto il porto-canale”. Così parla Riccardo Padovano accarezzando da una parte il sogno di Pescara capitale dell’Adriatico (tanto caro al nostro Sindaco) e dall’altra pensando ai sacrosanti diritti della marineria locale di rientrare in porto incolume e senza troppi danni ai loro pescherecci.Una situazione di precarietà che va avanti da oltre due anni”-ancora Padovano.

In realtà è una situazione che va avanti da moltissimi anni e a cui nessuna Amministrazione ha mai dato una risposta definitiva passando da emergenza ad emergenza, anzi ha fatto di tutto per peggiorare il problemi (diga foranea, molo di levante).

Nel giro di dieci anni la superficie da dragare è triplicata (anche il porto turistico è ormai affossato) e di conseguenza sono triplicati anche i costi.

Nel 2006 sono stati dragati all’incirca 80mila mc di fanghi ( nei fondali prospicienti la banchina nord e sud destinate all’ormeggio del naviglio da pesca, lo specchio acqueo del molo di levante, la banchina commerciale e la c.d. “canaletta” o porto canale, fino all’altezza dello scalo di alaggio della banchina nord) che sono stati scaricati nella vasca di colmata, perché tossici. Costo dell’operazione circa 800mila euro.

Nel 2007 l’ASI (Consorzio per lo sviluppo industriale dell’area Chieti-Pescara, che si occupa del procedimento) fa istanza al Ministero dell’Ambiente per rimuovere circa 140 mila mc di sedimenti con conseguente scarico a mare e allega le analisi fisiche, chimiche e microbiologiche e biotossicologiche (vibro fischeri) fatte dall’ARTA l’11 aprile 2007. Viste le analisi, il Ministero, in data 22 maggio 2007, autorizza il dragaggio e lo scarico a mare dei materiali reflui di 60.000mc soltanto, prelevati soltanto nello specchio acqueo esterno (molo di levante). Non viene autorizzato il dragaggio dei restanti fanghi (80 mila mc) della canaletta perché quasi certamente troppo inquinati quindi non scaricabili a mare. La vasca di colmata è ormai piena. Nel 2007 dei 60 mila mc autorizzati se ne dragano appena 25mila mc. Il 29 febbraio 2008 il Ministero dell’Ambiente proroga di 90 giorni il decreto del 22 maggio ai fini dell’immissione in mare dei sedimenti del dragaggio per una quantità di 35mila mc. Ad oggi sono stati dragati solo 17.500 mc e sempre al molo di levante perché a parte i fanghi inquinati….sono finiti anche i soldi!

Abbiamo richiesto all’ASI i risultati dell’ Indagine Ambientale per la caratterizzazione fisica, chimica e microbiologica dei fanghi del porto di Pescara, commissionate all’Arta (analisi 11 aprile 2007) . La tabella 2.1a del Manuale per la Movimentazione dei Sedimenti Marini (realizzato da ICRAM e APAT) riporta tutti i parametri da ricercare.

L’Indagine Arta contiene i risultati relativi alla ricerca degli idrocarburi totali, alla sostanza organica in percentuale, all’azoto totale, al fosforo totale, ai policlorobifenili, a 4 pesticidi, a isomeri di DDT, DDE, DDD e ai test di tossicità di vibro fischeri, mancano invece la descrizione macroscopica, la granulometria, la ricerca di composti organostannici, di metalli pesanti, di una parte di pesticidi organoclorurati, di clorobenzeni, di coliformi, enterococchi, salmonella, clostridi, stafilococchi. In sostanza mancano le analisi fisiche, quelle microbiologiche e una parte, importante, di quelle chimiche.

Sempre dal Manuale, al punto 2.3.1 vengono individuati i criteri con i quali classificare i sedimenti per poi deciderne la destinazione, a seconda della loro qualità.

Nell’indagine Arta questa classificazione manca, però nelle conclusioni del rapportoi sedimenti risultano idonei ad una loro movimentazione per una successiva destinazione, però diversa dal ripascimento poiché l’alta percentuale di pelite-una sorta di composto argilloso-presente nei sedimenti non lo consente tuttavia appare accettabile una eventuale immersione in mare su aree opportunamente perimetrate e autorizzate ovvero la destinazione in apposite discariche all’uopo organizzate”. NellIndagine la pelite non viene però cercata.

Se non si classificano i fanghi, come si fa a definirne la destinazione d’uso?

Se si continua così i pescatori avranno ancora per lungo tempo enormi problemi a rientrare nel porto canale almeno fino a che non si trovino dei siti alternativi per lo stoccaggio di fanghi tossici. Il reperimento di siti alternativi è compito della Regione, che fino ad oggi non sembra occuparsi fattivamente del problema, nonostante la Legge Regionale del 16 giugno 2006 n. 19 “Norme per l’attuazione degli interventi di dragaggio dei fiumi e dei canali nonché per la realizzazione di impianti di stoccaggio e recupero di fanghi”.

Non siamo certo degli esperti ma è evidente, e non ci stancheremo mai di denunciarlo, che l’ostinata realizzazione di un porto già sbagliato sulla carta ha causato:

  • la necessità di dragaggi continuativi,

  • la necessità di reperire i fondi da “buttare a mare”,

  • la necessità di smaltire i sedimenti inquinati,

  • ma soprattutto ha reso evidente agli Abruzzesi che per errori del genere non ci sono responsabili e che chiunque può disegnare un porto, costruirlo come meglio crede tanto paga la comunità.

il-CIRCOLO VIZIOSO……apri qui

Marcia per il Clima, manifestazione nazionale il 7 giugno a Milano

Una grande alleanza tra le associazioni per fermare la febbre del pianeta,

dire sì alle rinnovabili e all’efficienza energetica, no al nucleare

L’Abruzzo che vogliamo rifiuta la dipendenza dai combustibili fossili

Per proporre alternative migliori al nucleare e dire no a nuove centrali, sabato 7 giugno a Milano, scenderà in piazza una vasta alleanza di associazioni. Insieme si metteranno MARCIA PER IL CLIMA sigle dalle anime talvolta diverse, ma un obiettivo comune: fermare la febbre del pianeta, promuovere il cambiamento e l’innovazione nelle scelte energetiche e infrastrutturali.

Sarà una grande “marcia” di cittadini che credono in un’alternativa energetica alle fonti fossili, respingono con forza ogni ipotesi nuclearista, credono in una gestione diversa e sostenibile del territorio e dell’agricoltura, propongono soluzioni concrete per la gestione dei rifiuti, promuovono la mobilità su ferro, non credono nelle grandi opere faraoniche panacea di tutti i mali, ma nelle infrastrutture utili e in un’opera capillare di ristrutturazione delle nostre aree urbane e del territorio.

Saremo tutti a Milano per dire NO all’Abruzzo del petrolio e della mancanza di politiche PER il territorio e non solo SUL o ATTRAVERSO il territorio. L’Abruzzo che vogliamo è della legalità, della tutela e della salvaguardia dell’ambiente. Un Abruzzo il cui futuro passi solo ed esclusivamente attraverso uno sviluppo sostenibile ed una gestione delle risorse più saggia e oculata.

Info e prenotazioni pullman da Pescara:

Luzio 339.4630768

www.legambienteabruzzo.it www.stopthefever.org

<!-

WWF , MareLibero e ASF a nome degli abitanti della Val Pescara chiedono, tra le altre cose, di sollevare dagli incarichi chi sapeva e ha taciuto, al di là delle risultanze penali, per riformare profondamente un sistema di gestione e controllo sull’intero ciclo delle acque che è letteralmente fallito. Non è possibile che le persone indagate per reati gravissimi contro la salute dei cittadini ancora in questo momento siano i garanti della potabilità e gestione dell’acqua.

“Quale fiducia possiamo avere nelle istituzioni?”

vol,acqua avvelenata 30_05_2008

PARTECIPA ALLA DIFESA DELLA TUA SALUTE!

IMPEGNATI CON NOI NELLE INIZIATIVE CHE STIAMO ORGANIZZANDO.

scrivi a redazione@marelibero.net

oppure 333-8391147/368-3188739

A nome del Coordinamento EmergenzAmbiente Abruzzo vi invitiamo tutti Domenica 1° Giugno alla “Barcolana” in difesa del nostro mare, del nostro territorio, a San Vito Marina;

Per chi arriva dal Mare l’appuntamento è alle ore 15 davanti al trabocco della spiaggia Turchino; MAPPA

Per chi arriva da terra, l’appuntamento è sempre per le 15 sul Lungomare di Gualdo a San Vito Marina. MAPPA Dal lungomare potete aspettare le barche che dal Turchino arrivano al Molo di Gualdo di San Vito, oppure proseguire lungo il tratto dismesso della ferrovia per arrivare direttamente al Turchino. Durante la giornata vi saranno dibattiti, volantinaggi, musica tradizionale, ecc.

NON MANCARE!

info: 339-5852959

www.gliocchidelpopolo.splinder.com


Il video-inchiesta a cura di Paola Palombaro e Umberto Nigri andato in onda su “Reality”-LA7
Tema: uno dei disastri ambientali più gravi della storia d’Italia. Nell’ Abruzzo regione dei Parchi.

Questa mattina le Associazioni che compongono la rete “EmergenzAmbiente Abruzzo”, hanno presentato alla stampa il dossier sul pericolo “PIATTAFORME PETROLIFERE” , che stanno proliferando, all’insaputa delle comunità locali, a ridosso della costa abruzzese.

“L’ Abruzzo andrà verso un futuro nero, legato ai combustibili fossili, fatto di rischi per la salute e per l’ambiente, oppure verso l’agricoltura di qualità, del turismo e delle energie rinnovabili?

Vogliamo chiarezza sulle politiche che chi ci governa sta portando avanti”.

comunicato-27-maggio-2008

DOSSIER IDROCARBURI

Le mega-discariche di Bussi sul Tirino e l’inquinamento delle falde acquifere della Val Pescara

33 indagati :

19 tra amministratori delegati e manager della Montedison-Ausimont che dal 1963 al 2002 avrebbero concorso, in tempi diversi ed anche indipendentemente l’uno dall’altro, ad avvelenare acque destinate all’alimentazione umana, prima che fossero attinte o comunque distribuite per il consumo .

Nel corso degli anni la Montedison avrebbe realizzato ben quattro discariche, site in prossimità dell’azienda, lungo i fiumi Pescara e Tirino, dove venivano illegalmente e sistematicamente interrati/smaltiti ogni genere di rifiuti tossico-nocivi prodotti dai processi di lavorazione del polo chimico (come esacloretano, pentacloretano, piombo, cloroformio, tricloroetilene ed altro) per una quantità pari a circa 500.000 tonnellate di rifiuti. Una vera e propria strategia d’impresa finalizzata ad eludere gli obblighi di corretto smaltimento dei rifiuti di lavorazione. Strategia presumibilmente avviata nel 1994 e culminata con la predisposizione e presentazione da parte dell’azienda di un piano di caratterizzazione redatto in apparente e formale ossequio delle normative ma sostanzialmente fondato su dati parziali, falsi, frutto di dolose manipolazioni, soppressioni e modifiche.

Sarebbe esistita una vera e propria doppia documentazione (vero-falso). Perché secondo l’azienda occorreva non spaventare chi non sa. Tutto ciò al fine di nascondere la pesantissima e compromessa situazione d’inquinamento del sito industriale e delle aree ad esso esterne e il fatto che, persino le falde acquifere più profonde e gli stessi pozzi di captazione dell’acqua potabile-gli 8 pozzi di Colle S.Angelo-posti due km più a valle dell’insediamento, erano stati interessati da questo fenomeno.

Non ci meraviglia più che delle aziende private, per fare maggiori profitti, eludano le normative sullo smaltimento dei rifiuti tossici ( ci sono purtroppo tristi precedenti) ma quello che viene fuori da questa vicenda, in maniera prepotente e preoccupante, è la mala gestio della res publica.

Sono infatti 14, tra amministratori pubblici e tecnici degli enti preposti, gli iscritti al registro degli indagati. Tra questi troviamo influenti politici abruzzesi:

Donato Di Matteo attuale capogruppo del PD della Regione Abruzzo, neo-eletto consigliere comunale di Pescara, al tempo ricopriva la carica di Presidente del CdA dell’ACA (Azienda Consortile Acquedottistica);

Giorgio D’Ambrosio, PD, attuale Sindaco del comune di Pianella, al tempo Presidente dell’Ato 4;

Bruno Catena, sempre del PD, ex sindaco del comune di Città S.Angelo, al tempo Presidente del CdA dell’ACA;

Roberto Angelucci, democristiano doc, sindaco uscente del comune di Francavilla, vice presidente dell’Ato 4;

Roberto Rongione direttore del SIAN della ASL di Pescara;

Bartolomeo Di Giovanni direttore generale dell’Aca;

Lorenzo Livello direttore tecnico dell’Aca;

Pare essere loro imputato:

-di non aver accertato le cause della presenza di sostanze pericolose per l’uomo nei pozzi S.Angelo e non aver adottato provvedimenti idonei al ripristino della qualità delle acque;

-l’aver minimizzato il fenomeno dell’inquinamento pur dopo la scoperta della mega-discarica di Bussi;

-l’aver dirottato notevoli risorse finanziarie a favore di soluzioni (filtraggio dei pozzi) costose e inefficaci (anzi in alcune analisi post-filtro la concentrazione degli inquinanti era superiore al pre-filtro), favorendo tra l’altro una ditta fornitrice piuttosto che altre;

-l’aver soprattutto omesso di monitorare costantemente la presenza di composti organo-alogenati nell’acqua, facendo effettuare i controlli interni a laboratori privi di professionalità adeguate. Nei laboratori dell’ACA c’erano tanti parenti e amici ma nessun chimico! Tra l’altro i controlli erano fatti con cadenze di gran lunga inferiori a quelle previste per legge (11/12 controlli l’anno a fronte dei 136 previsti come soglia minima);

-infine l’aver garantito la potabilità dell’acqua facendo ricorso alla miscelazione delle acque inquinate dei pozzi S.Angelo con quelle (buone) dell’acquedotto Giardino, pratica espressamente vietata dalla normativa.

A questo punto, a prescindere dagli sviluppi giudiziari, ci sembrano del tutto evidenti le responsabilità politiche del c.d. Partito dell’Acqua, aggregazione di amministratori pubblici che, con assoluta spregiudicatezza, hanno usato gli enti pubblici per perseguire pratiche clientelari invece di tutelare gli interessi collettivi.

Ci auguriamo abbiano la dignità di andarsene a casa da soli prima di essere cacciati, magari……a furor di popolo.

ps. In tutti questi mesi non abbiamo mai sentito una sola parola da parte del Sindaco per Pescara, Luciano D’Alfonso, il cui ruolo istituzionale è anche e soprattutto quello di pre-occuparsi della salute dei suoi cittadini.

comunicatostampa WWF-ASF-MARELIBERO 24-MAGGIO-2008

Egregio Sig. Sindaco,

con stupore siamo costretti a constatare che lo “stile Montesilvano” rispetto alla cementificazione del territorio non sembra cambiare nonostante le note vicende passate. Anzi! Ci giungono segnalazioni che questa volta l’aggressione riguarda il demanio marittimo.

Infatti sulla spiaggia in concessione all’ Hotel Le Nazioni è in corso la realizzazione di un impianto sportivo (campi da tennis) con apposizione di relativi manufatti che occupano ben 600 mq di arenile, in palese contrasto con le previsioni del Piano Demaniale Marittimo Regionale che all’art.5 recita : “La percentuale massima di superficie pavimentata per passerelle e piazzole non potrà superare il 20% dell’area concessa, con una superficie massima di mq 250 “(comma 9) e “La percentuale di superficie copribile con volumi e tettoie, escluse le tende ombreggianti, è del 20% dell’area in concessione, con una superficie coperta massima di mq 250”(comma 10)

Lo stesso Piano Spiaggia, approvato dal Vostro Comune, stabilisce che per quanto concerne gli impianti sportivi “ eventuali nuove strutture da inserire come campi da tennis e piscine, sono possibili solo nel caso che l’arenile abbia una profondità superiore a ml 50 e non siano in contrasto con il contenuto normativo del PDM”.

Ci sembra che ciò che Voi autorizzate sia in contrasto con le norme che Voi stessi stabilite. Ci auguriamo pertanto che vogliate operare un controllo immediato alle autorizzazioni date.

I dati riportati dalle indagini che la Guardia di Finanza ha avviato circa due anni fa anche sul Vostro litorale sono allarmanti: oltre il 70% degli stabilimenti non è a norma e presenta difformità dal progetto iniziale. Sui 65 oggi esistenti solo due rientrano nei parametri di legge, mentre tre o quattro sono addirittura privi di concessione edilizia.

L’occupazione e la cementificazione selvaggia della spiaggia di Pescara, contro cui noi di MareLibero ci battiamo da tempo, non è certo minore della Vostra ma non ci consola il vecchio adagio “ Mal comune mezzo gaudio”.

Associazione MareLibero

Molte persone, che hanno seguito le lotte di MareLibero contro gli abusi sul demanio marittimo, ci chiedono informazioni sul dissequestro dello stabilimento balneare lido delle Sirene-Le Paillotte (litorale sud di Pescara). La scorsa settimana questa notizia è stata riportata con ingiustificato clamore nei titoli dei quotidiani locali e sulle locandine. Peraltro la notizia del dissequestro veniva vissuta con esaltazione dallo stesso collegio difensivo del ” Cavaliere “.Da una attenta e completa lettura degli articoli si evinceva, invece, che il provvedimento riguardava esclusivamente i servizi balneari ed era limitato alla sola stagione estiva.

Per ulteriore chiarezza riportiamo stralci dell’Ordinanza del Tribunale di Pescara del 12 maggio a firma del GIP G.Campli:

-osservato che, come richiesto dal P.M. in data 29 ottobre 2007, disposto da questo G.I.P. in data 17 dicembre 2007 e confermato dal Tribunale del Riesame in data 7 gennaio 2008, il sequestro preventivo de quo riguarda l’intero complesso immobiliare costituente lo stabilimento balneare denominato LIDO DELLE SIRENE;

-considerato che gli abusi edilizi in contestazione riguardano in misura minore le attrezzature destinate alla originaria attività di balneazione…

-ne può essere disposta la utilizzazione per la sola elioterapia , sino alla data del 30 settembre 2008, senza pregiudizio per le finalità del sequestro preventivo che va integralmente confermato…

In sostanza viene concesso l’uso dell’arenile, di un capanno hawaiano come chiosco e di appositi bagni chimici esterni, entro e non oltre gli orari che disciplinano l’accesso in spiaggia dei bagnanti. L’ordinanza recita ancora: “ … salva successiva diversa disposizione della A.G.procedente, la Polizia Giudiziaria provvederà alla riapposizione dei sigilli in data 1 ottobre 2008 nei termini di cui all’originario provvedimento di sequestro”.

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