Riparte la motonave che collega Pescara a Spalato e ripartono le annose, ripetitive lamentele sulla situazione dei fondali del porto di Pescara. Il titolare dell’agenzia marittima Archibugi-Ranalli sostiene che “per rendere più sicure le manovre della Ivan Zajc è necessario aumentare la profondità dei fondali.. Anche l’Anonima petroli s.p.a. segnala che ci sono difficoltà per l’approvvigionamento costiero. Finora sono stati estratti solo 18mila mc di sabbia nel bacino di levante”. “Il dragaggio è importante per il collegamento con l’altra sponda dell’Adriatico ma è altrettanto importante per la sopravvivenza dell’attività della pesca. Bisogna estendere l’intervento di dragaggio a tutto il porto-canale”. Così parla Riccardo Padovano accarezzando da una parte il sogno di Pescara capitale dell’Adriatico (tanto caro al nostro Sindaco) e dall’altra pensando ai sacrosanti diritti della marineria locale di rientrare in porto incolume e senza troppi danni ai loro pescherecci. “Una situazione di precarietà che va avanti da oltre due anni”-ancora Padovano.
In realtà è una situazione che va avanti da moltissimi anni e a cui nessuna Amministrazione ha mai dato una risposta definitiva passando da emergenza ad emergenza, anzi ha fatto di tutto per peggiorare il problemi (diga foranea, molo di levante).
Nel giro di dieci anni la superficie da dragare è triplicata (anche il porto turistico è ormai affossato) e di conseguenza sono triplicati anche i costi.
Nel 2006 sono stati dragati all’incirca 80mila mc di fanghi ( nei fondali prospicienti la banchina nord e sud destinate all’ormeggio del naviglio da pesca, lo specchio acqueo del molo di levante, la banchina commerciale e la c.d. “canaletta” o porto canale, fino all’altezza dello scalo di alaggio della banchina nord) che sono stati scaricati nella vasca di colmata, perché tossici. Costo dell’operazione circa 800mila euro.
Nel 2007 l’ASI (Consorzio per lo sviluppo industriale dell’area Chieti-Pescara, che si occupa del procedimento) fa istanza al Ministero dell’Ambiente per rimuovere circa 140 mila mc di sedimenti con conseguente scarico a mare e allega le analisi fisiche, chimiche e microbiologiche e biotossicologiche (vibro fischeri) fatte dall’ARTA l’11 aprile 2007. Viste le analisi, il Ministero, in data 22 maggio 2007, autorizza il dragaggio e lo scarico a mare dei materiali reflui di 60.000mc soltanto, prelevati soltanto nello specchio acqueo esterno (molo di levante). Non viene autorizzato il dragaggio dei restanti fanghi (80 mila mc) della canaletta perché quasi certamente troppo inquinati quindi non scaricabili a mare. La vasca di colmata è ormai piena. Nel 2007 dei 60 mila mc autorizzati se ne dragano appena 25mila mc. Il 29 febbraio 2008 il Ministero dell’Ambiente proroga di 90 giorni il decreto del 22 maggio ai fini dell’immissione in mare dei sedimenti del dragaggio per una quantità di 35mila mc. Ad oggi sono stati dragati solo 17.500 mc e sempre al molo di levante perché a parte i fanghi inquinati….sono finiti anche i soldi!
Abbiamo richiesto all’ASI i risultati dell’ Indagine Ambientale per la caratterizzazione fisica, chimica e microbiologica dei fanghi del porto di Pescara, commissionate all’Arta (analisi 11 aprile 2007) . La tabella 2.1a del Manuale per la Movimentazione dei Sedimenti Marini (realizzato da ICRAM e APAT) riporta tutti i parametri da ricercare.
L’Indagine Arta contiene i risultati relativi alla ricerca degli idrocarburi totali, alla sostanza organica in percentuale, all’azoto totale, al fosforo totale, ai policlorobifenili, a 4 pesticidi, a isomeri di DDT, DDE, DDD e ai test di tossicità di vibro fischeri, mancano invece la descrizione macroscopica, la granulometria, la ricerca di composti organostannici, di metalli pesanti, di una parte di pesticidi organoclorurati, di clorobenzeni, di coliformi, enterococchi, salmonella, clostridi, stafilococchi. In sostanza mancano le analisi fisiche, quelle microbiologiche e una parte, importante, di quelle chimiche.
Sempre dal Manuale, al punto 2.3.1 vengono individuati i criteri con i quali classificare i sedimenti per poi deciderne la destinazione, a seconda della loro qualità.
Nell’indagine Arta questa classificazione manca, però nelle conclusioni del rapporto “i sedimenti risultano idonei ad una loro movimentazione per una successiva destinazione, però diversa dal ripascimento poiché l’alta percentuale di pelite-una sorta di composto argilloso-presente nei sedimenti non lo consente tuttavia appare accettabile una eventuale immersione in mare su aree opportunamente perimetrate e autorizzate ovvero la destinazione in apposite discariche all’uopo organizzate”. Nell‘Indagine la pelite non viene però cercata.
Se non si classificano i fanghi, come si fa a definirne la destinazione d’uso?
Se si continua così i pescatori avranno ancora per lungo tempo enormi problemi a rientrare nel porto canale almeno fino a che non si trovino dei siti alternativi per lo stoccaggio di fanghi tossici. Il reperimento di siti alternativi è compito della Regione, che fino ad oggi non sembra occuparsi fattivamente del problema, nonostante la Legge Regionale del 16 giugno 2006 n. 19 “Norme per l’attuazione degli interventi di dragaggio dei fiumi e dei canali nonché per la realizzazione di impianti di stoccaggio e recupero di fanghi”.
Non siamo certo degli esperti ma è evidente, e non ci stancheremo mai di denunciarlo, che l’ostinata realizzazione di un porto già sbagliato sulla carta ha causato:
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la necessità di dragaggi continuativi,
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la necessità di reperire i fondi da “buttare a mare”,
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la necessità di smaltire i sedimenti inquinati,
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ma soprattutto ha reso evidente agli Abruzzesi che per errori del genere non ci sono responsabili e che chiunque può disegnare un porto, costruirlo come meglio crede tanto paga la comunità.
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