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	<title>MareLibero.net &#187; Redazionali</title>
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		<title>&#8220;Le newco del mondo libero&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Jul 2010 10:45:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Redazionali]]></category>

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		<description><![CDATA[di Alessandro Robecchi (dal Manifesto del 25 luglio)
Grazie alle nostre talpe nella sede centrale Fiat, a Detroit, siamo giunti in possesso dei futuri piani di sviluppo dell’azienda americana. Eccoli.
La Fiat Lapa, burinissima e riconoscibile dai tatuaggi sulle portiere, verrà prodotta nel Borneo meridionale. L’accordo prevede sgravi fiscali per i prossimi duemila anni ad aziende guidate [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Alessandro Robecchi</strong> (dal Manifesto del 25 luglio)</p>
<p style="text-align: justify;">Grazie alle nostre talpe nella sede centrale Fiat, a Detroit, siamo giunti in possesso dei futuri piani di sviluppo dell’azienda americana. Eccoli.<br />
<strong>La Fiat Lapa</strong>, burinissima e riconoscibile dai tatuaggi sulle portiere, verrà prodotta nel Borneo meridionale. L’accordo prevede sgravi fiscali per i prossimi duemila anni ad aziende guidate da figli di scrittori imbolsiti il cui nome cominci per E e finisca per lkann. Per ogni operaio assunto, il governo darà alla Fiat l’equivalente di ottomila dollari in banane. Marchionne si è mostrato interessato. Il <em>Corriere della Sera</em> ha lodato la maturità dei sindacati locali.<br />
<strong>La Fiat Kakka</strong>, la monovolume di forma cilindrica allungata, sarà prodotta in Corea del Nord. I sindacati nordcoreani sono entusiasti per il salto di qualità salariale dei loro iscritti: “Una banana al mese per una famiglia nordcoreana è come vincere al totocalcio”. I turni di lavoro di 32 ore consecutive con una pausa per il bagno di ventisei secondi sono considerati lussi occidentali, “esagerati” secondo <em>La Stampa</em> di Torino<br />
<strong>La Fiat Sòla</strong>, la macchina sportiva per fughe veloci, si produrrà molto probabilmente in Brasile. Il governo si impegna a fornire alla Fiat sgravi fiscali, soldi in contanti per ogni operaio assunto e incentivi per tutti i manager con la panza che si presentino in maglione anche se ci sono 54 gradi all’ombra. Tutto in anticipo, così quando Fiat dirà che non se fa più niente, avrà già incassato un discreto gruzzoletto e potrà annoverare la Fiat Sòla tra i suoi successi.<br />
<strong>La Fiat Panda</strong>. Dovevano farla a Pomigliano, ma disgraziatamente il sindacato non è collaborativo come quello di Pyongyang. In linea con lo stile Fiat, chiuderà anche Mirafiori e il nuovo modello si costruirà in Serbia, con un nuovo nome. Si chiamerà Fiat Rappresaglia: per ogni macchina costruita si licenzieranno quattro lavoratori italiani. I rastrellamenti sono già cominciati a Termini Imerese e risaliranno la penisola nei prossimi mesi.</p>
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		<title>Una valanga di cemento ci seppellirà..</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Jul 2010 15:24:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cementificazione]]></category>
		<category><![CDATA[Redazionali]]></category>

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Il Consiglio Regionale con il solito blitz estivo sta per approvare una proposta di legge sull&#8217;edilizia a dir poco devastante.  Dieci associazioni ambientaliste hanno denunciato in una conferenza stampa, svoltasi oggi a Pescara, il tentativo di colpo di mano pro-cemento in corso presso il Consiglio Regionale per la discussione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p><strong> </strong></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;"><strong><span style="font-size: small;"> </span></strong></p>
<p><span style="font-size: small;"> </span></p>
<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --><span style="font-size: small;"> </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;"> </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;">Il Consiglio Regionale con il solito blitz estivo sta per approvare una proposta di legge sull&#8217;edilizia a dir poco devastante.</span><strong><span style="font-size: small;"> </span></strong><span style="font-size: small;"> Dieci associazioni ambientaliste hanno denunciato in una conferenza stampa, svoltasi oggi a Pescara, il tentativo di colpo di mano pro-cemento in corso presso il Consiglio Regionale per la discussione di un nuovo Testo Unico per l&#8217;Edilizia. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;"><strong>WWF, Italia Nostra, Altura, Marelibero.net, LIPU, Marevivo, Mountain Wilderness, Pronatura, Abruzzo Social Forum e Legambiente</strong> hanno ribattezzato la proposta di legge “Legge Colata” per la valanga di cemento che potrebbe definitivamente stravolgere il paesaggio e il territorio abruzzese. Un nuovo sacco edilizio in una regione che ha una delle coste più cementificate d&#8217;Italia e che vede le sue aree collinari e interne trasformarsi in periferie e villettopoli prive di qualità. Tante le criticità di una legge che, invece di trattare i problemi dell&#8217;edilizia cercando di rilanciare il settore riqualificando i centri urbani, punta ad una profonda deregulation che favorisce solo i costruttori più retrivi e i grandi interessi a discapito della qualità urbana e del paesaggio. In particolare le associazioni contestano i seguenti punti: </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;"><strong>1)ANTENNA, ELETTRODOTTI E GASDOTTI SELVAGGI:</strong> se passasse la legge nell&#8217;attuale formulazione la realizzazione di elettrodotti, antenne per la telefonia, gasdotti ecc., ancorchè proposti da privati, costituirebbero un&#8217;automatica modificazione dei piani regolatori. Quindi si tornerebbe ad “antenna selvaggia” anche dentro i centri storici senza alcuna possibilità di pianificare da parte delle amministrazioni comunali. E&#8217; una norma totalmente ingiustificata che tutela esclusivamente gli interessi dei grandi gruppi a discapito dei cittadini. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;"><strong>2)PREMI DI CUBATURA COME A MONTESILVANO:</strong> riprendendo il “modello Montesilvano” assurto alle cronache non tanto come città modello per l&#8217;edilizia, si propone un premio di cubatura del 20% per tutte le ristrutturazioni e nuove edificazioni, se si costruisce in classe energetica B. E&#8217; un regalo ai costruttori, visto che già ora e senza benefici le aziende stanno mettendo sul mercato edifici in classe anche A, visto che li vendono a peso d&#8217;oro. Questa norma intanto non si traduce in alcun beneficio per i cittadini visto che i costruttori venderebbero gli edifici secondo i prezzi di mercato per case con quelle caratteristiche. Poi farebbe annullare gli eventuali vantaggi energetici, visto che comunque si aumentano le cubature autorizzate. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;"><strong>3)SUOLO ADDIO:</strong> le norme sull&#8217;impermeabilizzazione dei suolo, invece che contenerla, la esacerbano visto che prevede la possibilità di rendere impermeabile il 50% del lotto. Sembrerebbe una percentuale alta ma il comma specifica “al netto dell&#8217;ingombro dell&#8217;edificio”. Quindi, in realtà, il comma va letto in questo modo: di quello che c&#8217;è attorno all&#8217;edificio si può coprire con asfalto e cemento ancora la metà! Basta vedere cosa è accaduto ai Colli di Pescara durante l&#8217;ultimo temporale, con fiumi che scendevano per le strade, per capire l&#8217;assurdo di una norma che sarebbe tra le peggiori in Italia. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;"><strong>4)LA REGIONE SI DA AL GREENWASHING:</strong> la proposta parla anche di disposizione in materia di edilizia ecologica ma, alla fine, si limita a dire che la Giunta Regionale “può” adottare linee guida finalizzate a promuovere lo sviluppo sostenibile. Come “può”? Mentre le altre regioni hanno già stabilito protocolli operativi, come ad esempio, ITACA, che sono centrali nella programmazione edilizia, la Regione Abruzzo di fatto propone solo vuote parole senza affrontare la questione. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;"><strong>5)UNA NORMA PRO-ABUSIVISMO:</strong> una norma pericolosissima perchè, di fatto, favorisce i tentativi di abusivismo, è quella che stabilisce i criteri per classificare le difformità in campo edilizio. Secondo la proposta sarebbero essenziali le modifiche che porterebbero ad un incremento della superficie utile superiore del 10% di quella autorizzata. Si tratta di una percentuale altissima soprattutto perchè non pone limiti di superficie (ad esempio, la regione Emilia Romagna pone comunque un limite di 300 mq). Per un appartamento di 100 mq ciò si tramuta in un aumento di 9 mq. ma per un centro commerciale autorizzato per 10.000 mq si potrebbero costruirne altri 999 senza che ciò costituisca variazione essenziale rispetto al progetto! Inoltre per accertare la totale difformità di un intervento, la categoria più grave che prevede la demolizione, bisogna superare il 20% dell&#8217;autorizzato, anche qui senza alcun limite di superficie, oppure superare in altezza di 2,5 metri rispetto a quella di progetto (anche qui senza limiti di cubatura)! Ovviamente con limiti così alti sarà di fatto conveniente provare ad aumentare altezze e superfici rimanendo in questi limiti così ampi, sperando di non essere scoperti. In caso contrario al massimo si paga la penale ma già in partenza si è sicuri di non dover abbattere l&#8217;edificio. Perchè le altre regioni, come la Lombardia, hanno stabilito limiti estremamente più restrittivi? </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;"><strong>6)ADDIO CAMPAGNA:</strong> in una legge sull&#8217;edilizia si introducono norme di urbanistica e, in particolare, quelle relative alla disciplina dei suoli agricoli. Senza fare una seria valutazione delle conseguenze nefaste derivate dall&#8217;aver consentito nel passato di rendere edificabili i suoli agricoli (il famigerato indice 0,03 mc su mq con lotto minimo di 1 ettaro), con le colline abruzzesi ormai trasformate in villettopoli, la proposta ripropone questa norma peggiorandola ulteriormente e svincolando completamente l&#8217;edificazione dalle eventuali necessità di conduzione del fondo da parte degli agricoltori e del programma di sviluppo aziendale. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;"><strong>7)SOTTOTETTI FOREVER:</strong> la norma prevede il condono perpetuo dei sottotetti ai fini abitativi. Quindi non solo si renderebbero legali i sottotetti abusivi nelle costruzioni già realizzate ma si autorizzerebbe anche l&#8217;utilizzo dei sottotetti nelle nuove costruzioni (che, ricordiamo, non fanno volume). Un provvedimento che viene spacciato per “recupero di cubature” non diminuisce di fatto il carico edificatorio (anzi lo aumenta con le norme già viste) senza garanzie per la qualità urbana, considerato che, tra l&#8217;altro, si rende possibile tutto ciò anche nei centri storici. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;"><strong>Tanti altri codicilli contribuiscono a rendere del tutto inaccettabile questa proposta di legge che premia a senso unico i talebani del cemento </strong>e non le aziende e gli artigiani che vogliono puntare sulla qualità dell&#8217;edilizia. Ad esempio, perchè non rendere obbligatorio e incentivare l&#8217;uso del solare termico e del fotovoltaico, visto che darebbe lavoro a tanti artigiani con immensi benefici ambientali e per i cittadini in termini di risparmio sulla bolletta? Ovviamente per il cittadino tutto ciò si tramuta nella perdita di valore di quei beni comuni, come suolo, paesaggio e natura che la Regione a parole difende ma che nei fatti si propone di offendere. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;">Le associazioni chiedono l&#8217;immediata sospensione dell&#8217;iter della legge al fine di consentire un approfondito confronto che finora, probabilmente non a caso, è mancato del tutto. <strong>Lo Statuto regionale prevede la partecipazione dei cittadini e delle associazioni e riteniamo che un testo unico di tale rilevanza debba essere discusso preventivamente, prima che vi siano conseguenze irreparabili sul territorio.</strong> Le associazioni hanno numerose proposte desunte in larga parte dalle leggi sull&#8217;edilizia delle altre regioni che possono essere applicate facilmente in Abruzzo. Non capiamo perchè, per ognuna delle norme sopra ricordate, l&#8217;Abruzzo debba diventare “la peggiore della classe”. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;"> </span></p>
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		<title>Acqua: qui comincia l&#8217;avventura</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Jul 2010 10:18:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>editor</dc:creator>
				<category><![CDATA[Acqua]]></category>
		<category><![CDATA[Redazionali]]></category>

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&#8220;Un po&#8217; di fresco&#8221;-di Massimo Gramellini (La Stampa 20-7-2010)

 
Sarà l’afa, o l’appiccicaticcio che trasuda dalle intercettazioni, ma in questa estate gelatinosa si sentiva il bisogno di un sorso d’acqua pura. Quasi un milione e mezzo di italiani, ormai indotti a scansare come la peste i banchetti della firmocrazia, hanno apposto il loro autografo sotto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><a href="http://www.marelibero.net/wp-content/uploads/2010/07/testatazza.png"><img class="alignleft size-full wp-image-2589" title="testatazza" src="http://www.marelibero.net/wp-content/uploads/2010/07/testatazza.png" alt="testatazza" width="503" height="197" /></a></p>
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<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;"><strong>&#8220;Un po&#8217; di fresco&#8221;-di Massimo Gramellini </strong><em>(La Stampa 20-7-2010)</em><br />
</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;"> </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;">Sarà l’afa, o l’appiccicaticcio che trasuda dalle intercettazioni, ma in questa estate gelatinosa si sentiva il bisogno di un sorso d’acqua pura. Quasi un milione e mezzo di italiani, ormai indotti a scansare come la peste i banchetti della firmocrazia, hanno apposto il loro autografo sotto la richiesta di referendum contro la privatizzazione dell’acqua. Un record (neppure per il divorzio erano stati così numerosi), consumato nel sostanziale silenzio dei partiti e dei media, che all’argomento hanno riservato solo qualche tiepida polemica. Poiché si ripromette di cancellare una legge di sinistra e una di destra,la battaglia per l’acqua non ha eccitato le opposte tifoserie. E poiché nessuno l’ha «buttata in politica» (ci ha provato Di Pietro, ma è stato messo da parte), questa raccolta di firme è forse la scelta più politica che sia stata compiuta negli ultimi anni: difendere la natura pubblica di un bene essenziale, e farlo in un Paese che considera ciò che è pubblico una terra di nessuno, anziché un patrimonio di tutti. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;">A mettere in moto quel milione e mezzo di biro non è stato un esame ponderato dei pro e dei contro, ma uno slancio naturale, quasi un impulso atavico: l’acqua è vita,e non si privatizza la vita. Ai cinici sembrerà l’apoteosi del buonismo. Ma a noi, che cinici non siamo, e che veniamo da decenni in cui l’idea di bene comune si è progressivamente ridotta fino a coincidere con l’orticello del proprio clan, piace sperare che quest’alluvione di firme per «l’acqua di tutti» sia il preludio di un cambio di stagione. </span></p>
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		<title>Allarme recessione culturale</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Jul 2010 10:30:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Redazionali]]></category>

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Lettera aperta al governo in favore della cultura italiana 
La manovra di Tremonti che tiene in scacco l&#8217;Italia che lavora (quella vera) continua a non far entrare in nessun emendamento la parola «cultura» e a tenerla accuratamente fuori la porta. Parola che persevera nella sua «invisibilità», facendo colare a picco il nostro paese in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><strong><span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;">Lettera aperta al governo in favore della cultura italiana </span></span></strong></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;">La manovra di Tremonti che tiene in scacco l&#8217;Italia che lavora (quella vera) continua a non far entrare in nessun emendamento la parola «cultura» e a tenerla accuratamente fuori la porta. Parola che persevera nella sua «invisibilità», facendo colare a picco il nostro paese in una recessione di civiltà. Così, dopo il drammatico incontro svoltosi al Maxxi lo scorso 6 luglio, alcune associazioni nazionali &#8211; <strong>Federculture, Civita, Fai, Italia Nostra, Legambiente e Wwf -</strong> hanno deciso di unire le loro firme per inoltrare una <a href="http://www.marelibero.net/wp-content/uploads/2010/07/lettera-aperta-Associazioni.pdf">lettera aperta </a>al presidente del consiglio Berlusconi, al ministro Sandro Bondi e a Giulio Tremonti, annunciando un allarme rosso. </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;">In gioco, infatti, con i tagli alla spesa e i trasferimenti di beni agli enti locali (peraltro decurtati fino all&#8217;osso del loro budget), c&#8217;è la sopravvivenza stessa di un&#8217;intera fetta di patrimonio, non ultimo quello paesaggistico e ambientale. La tutela si fa impossibile così come la promozione &#8211; e meno che mai programmazione &#8211; dell&#8217;offerta culturale. La mortificazione dai contorni sadici di quel settore, l&#8217;unico che potrebbe consegnare l&#8217;Italia a una prospettiva futura, invece di farla sprofondare in un buco nero, risulta incomprensibile perché «anti-economica» e nefasta portatrice di una paralisi che bloccherebbe ogni crescita del paese. È quanto sottolineato anche da questo inedito «consorzio» di lavoratori, unanimi nello spedire la «cartolina di sos» al governo, con la speranza di trovare ascolto e di abbattere il muro dell&#8217;indifferenza. </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;">Nel testo, le sei associazioni condividono la necessità di individuare gli sprechi di denaro, ma chiedono di salvaguardare le eccellenze e di salvaguardare i livelli dei servizi erogati ai cittadini, facendo leva sulla cultura vista come un tesoro in grado di attirare il capitale privato. «La manovra &#8211; scrivono &#8211; rischia di mettere in discussione il principio costituzionale di tutela e promozione del nostro patrimonio culturale, artistico e ambientale, sancito dall&#8217;articolo 9. La riduzione del 50% delle risorse destinate agli istituti culturali, quasi fossero tutti &#8216;enti inutili&#8217;, senza l&#8217;individuazione di criteri e parametri oggettivi che valutino l&#8217;effettiva esistenza di sprechi, decreterà un indiscriminato abbassamento dell&#8217;intervento pubblico per la cultura&#8230; Non si investe, anzi risultano ulteriormente penalizzate le ricchezze artistiche e l&#8217;industria creativa, che sono un volano per l&#8217;economia, la competitività locale, l&#8217;occupazione». Poi, l&#8217;affondo finale: «La recessione culturale è un danno troppo grave, che il paese non può permettersi e i cui effetti negativi si farebbero sentire per molti anni, ben al di là della crisi economica». Messo a punto lo stato delle cose, le associazioni reclamano dunque un&#8217;azione coraggiosa che colpisca le inefficienze e valorizzi la qualità delle iniziative; chiedono criteri selettivi e trasparenti e, soprattutto, un severo controllo del governo sui meccanismi del federalismo demaniale. La ricetta sarebbe utile anche per evitare l&#8217;emorragia di talenti e l&#8217;emigrazione intellettuale che affligge l&#8217;Italia da troppi anni.<em> (dal manifesto del 11-7-2010)</em><br />
</span></span></p>
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		<title>9 luglio: giornata del silenzio</title>
		<link>http://www.marelibero.net/2010/07/09/9-luglio-giornata-del-silenzio/</link>
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		<pubDate>Fri, 09 Jul 2010 08:44:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Iniziative]]></category>
		<category><![CDATA[Redazionali]]></category>

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		<description><![CDATA[ 
 
Sottoscriviamo l&#8217;appello di Articolo 21 :

&#8220;Pensiamo che sia importante l&#8217;adesione alle iniziative contro il Ddl intercettazioni di quelle redazioni sommerse, spesso informali, che costituiscono l&#8217;informazione diffusa nel nostro Paese e che in gran parte viaggia sul web. Un mondo però che, proprio per questa sua specificità, spesso si astiene da queste forme di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --> <!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><strong><span style="font-size: medium;">Sottoscriviamo l&#8217;appello di Articolo 21 :<br />
</span></strong></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">&#8220;Pensiamo che sia importante l&#8217;adesione alle iniziative contro il Ddl intercettazioni di quelle redazioni <em>sommerse,</em> spesso informali, che costituiscono l&#8217;informazione diffusa nel nostro Paese e che in gran parte viaggia sul web. Un mondo però che, proprio per questa sua specificità, spesso si astiene da queste forme di protesta. Questa volta non sarà così. Non pubblicheremo nulla il giorno 9 se non le nostre considerazioni sulla legge bavaglio. In questo modo sarà chiaro che anche realtà minori o poco conosciute, alternative e diversificate ma di qualità, sono buona parte della spina dorsale dell&#8217;informazione in Italia, dove non esistono solo grandi quotidiani o grandi reti televisive. La minaccia del ddl riguarda tutti e dunque anche chi non lavora in un giornale, non ha una posizione contrattualizzata, non si riconosce nel sindacato o non si sente rappresentato dalla protesta. Chi è meno tutelato di altri ma altrettanto colpito nella sua dignità professionale e nella qualità del suo lavoro&#8221;. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> </span><a href="http://www.articolo21.org/47/appello/il-9-luglio-giornata-del-silenzio.html"><span style="font-size: medium;">http://www.articolo21.org/47/appello/il-9-luglio-giornata-del-silenzio.html</span></a></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">
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		<title>INCHIODATO</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Jun 2010 11:52:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Petrolizzazione Abruzzo]]></category>
		<category><![CDATA[Redazionali]]></category>

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Spettacolo poco dignitoso quello del  Consiglio Regionale straordinario sul petrolio svoltosi mercoledì scorso (23 giugno) a L&#8217;Aquila.  In discussione  una RISOLUZIONE,(concordata con il movimento), presentata dai consiglieri di minoranza che, una volta per tutte, avrebbe impegnato il Presidente e la Giunta regionale a compiere azioni concrete per bloccare definitivamente il processo di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><a href="http://www.marelibero.net/wp-content/uploads/2010/06/petrolio-LAQUILA.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-2511" title="petrolio L'AQUILA" src="http://www.marelibero.net/wp-content/uploads/2010/06/petrolio-LAQUILA.jpg" alt="petrolio L'AQUILA" width="237" height="177" /></a><a href="http://www.marelibero.net/wp-content/uploads/2010/06/PETROLIO-2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-2512" title="PETROLIO 2" src="http://www.marelibero.net/wp-content/uploads/2010/06/PETROLIO-2.jpg" alt="PETROLIO 2" width="237" height="176" /></a></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Spettacolo poco dignitoso quello del  Consiglio Regionale straordinario sul petrolio svoltosi mercoledì scorso (23 giugno) a L&#8217;Aquila.  In discussione  una <a href="http://www.marelibero.net/wp-content/uploads/2010/06/RISOLUZIONE.doc">RISOLUZIONE</a>,(concordata con il movimento), presentata dai consiglieri di minoranza che, una volta per tutte, avrebbe impegnato il Presidente e la Giunta regionale a compiere azioni concrete per bloccare definitivamente il processo di petrolizzazione dell&#8217;Abruzzo.  Centinaia i cittadini e i rappresentanti delle associazioni e dei comitati (Rete </span><span style="font-size: medium;">Emergenza Ambiente Abruzzo) </span><span style="font-size: medium;">accorsi  da tutta la regione a   Palazzo dell&#8217;Emiciclo, per manifestare e ribadire il proprio dissenso all&#8217;immobilismo del governo regionale.  Alla presenza di una piccola delegazione delle associazioni, cui è stato permesso assistere, è iniziata la seduta. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Ad ogni consigliere e ad ogni membro della Giunta è stato consegnato il <a href="http://www.marelibero.net/wp-content/uploads/2010/06/LW-Dossier-IdrocarburiAbruzzo_giugno2010.pdf">Dossier IdrocarburiAbruzzo-giugno2010 </a></span><span style="font-size: medium;"><a href="http://www.marelibero.net/wp-content/uploads/2010/06/LW-Dossier-IdrocarburiAbruzzo_giugno2010.pdf"> </a> elaborato da WWF e Legambiente, e l&#8217;allegato documento di<a href="http://www.marelibero.net/wp-content/uploads/2010/06/LW-Analisi-DDL-Chiodi.pdf"> Analisi del DDL Chiodi</a>, </span><span style="font-size: medium;">Disegno di Legge</span><span style="font-size: medium;"> presentato ma non ancora approvato, che dovrebbe sostituire la Legge 32/2009 impugnata dal Governo Nazionale. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Accorati gli interventi dei consiglieri del centro sinistra, distratti e annoiati i consiglieri della maggioranza che solo nel momento in cui ha preso la parola il Governatore Chiodi si sono ricomposti in attesa di un ordine di scuderia sul da farsi.  Una risoluzione molto impegnativa,  Dossier e documenti che mostrano dati inconfutabili e analisi circostanziate hanno messo in tutta evidenza in difficoltà il Presidente che ha sospeso la seduta per un&#8217;ora circa per  tentare un&#8217;uscita che gli permettesse di salvare la faccia con i cittadini abruzzesi e nel contempo non lo mettesse in minimo contrasto con il suo padrino-one  Silvio Berlusconi.  <strong>Risultato:  la seduta viene rinviata per approfondimenti. </strong><br />
</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Nelle consultazioni dei capi-gruppo è persino emerso che il  Governatore Chiodi <strong>non sapesse che la nostra regione   è indicata </strong></span><span style="font-size: medium;"><strong>come “distretto minerario” </strong></span><span style="font-size: medium;"><strong>nel &#8220;Piano Triennale  per lo Sviluppo&#8221; </strong></span><span style="font-size: medium;"><strong>del Governo</strong></span><span style="font-size: medium;"><strong>! </strong></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Da tre anni ormai studiamo, elaboriamo,   manifestiamo (sempre più numerosi), denunciamo come le multinazionali del petrolio e del gas stiano avanzando indisturbati nella conquista dei nostri territori..ogni giorno nascono siti, blog che ne parlano,  anche sulla stampa nazionale  il tema è di attualità e stanno emergendo  chiare le  miopi strategie (in contro-tendenza europea)  di questo Governo in materia di energia.  Chiodi però non sa nulla, il suo assessore all&#8217;Ambiente non sa nulla, l&#8217;assessore alle Attività Produttive non sa nulla, la pletora dei consiglieri regionali  in maggioranza non sa nulla! </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> </span><span style="font-size: medium;"><strong>Il dato positivo: </strong>il consigliere Acerbo è riuscito a portare i due delegati del movimento (Caserta del WWF e Di Matteo di Legambiente) al cospetto di Chiodi prima che scappasse via e a strappare l&#8217;impegno di un incontro, da tenersi a stretto giro, tra i rappresentanti delle Associazioni, il Presidente stesso e i dirigenti degli uffici regionali preposti. </span><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><strong><span style="font-size: medium;">Comunque Lo abbiamo inchiodato. </span></strong></p>
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		<title>Emendamento Di Dalmazio: si torna al far west demaniale</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Jun 2010 11:13:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>editor</dc:creator>
				<category><![CDATA[Demanio Marittimo]]></category>
		<category><![CDATA[Redazionali]]></category>

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		<description><![CDATA[


Comunicato stampa WWF e Marelibero del 18-6-2010 
 
La Regione condona gli abusi e blinda il litorale abruzzese: sulla spiaggia in arrivo recinzioni per 100 km 
 
Scandaloso l&#8217;emendamento alla legge sul demanio marittimo, che introduce una norma che condona le recinzioni degli stabilimenti balneari realizzate senza autorizzazione. Siamo alla solito blitz estivo: l&#8217;ennesimo regalo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;"><span style="font-size: medium;">Comunicato stampa WWF e Marelibero del 18-6-2010 </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><strong><span style="font-size: medium;">La Regione condona gli abusi e blinda il litorale abruzzese: sulla spiaggia in arrivo recinzioni per 100 km </span></strong></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Scandaloso l&#8217;emendamento alla legge sul demanio marittimo, che introduce una norma che condona le recinzioni degli stabilimenti balneari realizzate senza autorizzazione. Siamo alla solito blitz estivo: <strong>l&#8217;ennesimo regalo ai concessionari che non rispettano le regole. </strong></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">L&#8217;assessore Di Dalmazio e i solerti consiglieri che hanno presentato l&#8217;emendamento (Tagliente-PDL e Menna-UDC) però, nella foga di accontentare alcuni balneatori amici, non hanno considerato che non è nelle competenze della Regione fare condoni di questo tipo per cui <strong>il provvedimento è chiaramente illegittimo; e se non verrà abrogato sarà impugnato senza meno. </strong></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Ma la portata dell&#8217;altra norma contenuta nell&#8217;emendamento, di cui si potranno avvalere tutti gli stabilimenti balneari, è davvero devastante : “&#8221;Gli stabilimenti possono delimitare, con sistemi di protezione a giorno non impattanti , di altezza non superiore a metri 1,80, un&#8217;area circostante la struttura principale: il sistema di protezione dovrà essere posto a una distanza non superiore a 10 metri dal perimetro della struttura principale&#8221;. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Se si calcola che sulla costa abruzzese insistono circa 600 concessioni balneari, gran parte delle quali di medio-grandi dimensioni con la norma dei 10 mt concessi su ogni lato si può stimare che <strong>arriveranno sulla spiaggia circa 100 km di recinzioni</strong>, (tra l&#8217;altro alte 1metro e ottanta); un dato pari quasi alla lunghezza di tutta la nostra costa ( 140 km) !! Con buona pace della Vista Mare. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">In Europa le coste (spagnole, francesi) che riscuotono maggior successo dal punto di vista turistico sono proprio quelle più rispettose della naturalità dei luoghi. Come sempre più spesso accade noi andiamo in direzione opposta. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Dopo anni di denunce degli abusi e di battaglie per limitare l&#8217;occupazione selvaggia e restituire la Vista Mare ai cittadini abruzzesi assistiamo all&#8217;ennesimo colpo di mano degli amministratori regionali che ci riportano indietro ai tempi del far west demaniale evidenziando ancora una volta come la politica sia completamente asservita all&#8217;interesse delle lobby e non dei cittadini tutti. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">L&#8217;assessore Di Dalmazio oggi, “dopo aver sparato il botto” , invita le associazioni ad un confronto*. Ci chiediamo: conosce L&#8217;assessore Di Dalmazio le regole della partecipazione? <strong>Il confronto si fa prima di approvare le leggi. Non dopo! </strong></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Accettiamo l&#8217;invito ma ci aspettiamo un passo indietro della Regione rispetto a quanto già deciso. Confidiamo inoltre nell&#8217;istituzione di un serio tavolo di discussione con operatori e categorie interessate ( in primis le associazioni ambientaliste che tutelano l&#8217;interesse maggioritario, quello dei cittadini) sulla revisione del Piano Demaniale Marittimo regionale, evitando scivoloni estivi così dannosi. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">INFO: Loredana Di Paola 333-8391147 </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">* la riunione si terrà martedì 22 giugno alle ore 11.30 nella sede regionale di viale Bovio </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Intanto mandiamo mail di protesta all&#8217;indirizzo dell&#8217;assessore Di Dalmazio!</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">
]]></content:encoded>
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		<title>Inquinati&#8230;e inquinanti</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Jun 2010 10:22:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Redazionali]]></category>

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Con una lettera formale al Commissario europeo per il Clima, Connie Hedegaard, Legambiente Greenpeace e WWF hanno sottolineato le contraddizioni del recente decreto sulla CO2 con il quale il governo intende distribuire gratuitamente alle imprese nuovi permessi ad inquinare in contrasto con la normativa europea ETS sul mercato delle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Con una lettera formale al Commissario europeo per il Clima, Connie Hedegaard, Legambiente Greenpeace e WWF hanno sottolineato le contraddizioni del recente decreto sulla CO2 con il quale i<strong>l governo intende distribuire gratuitamente alle imprese nuovi permessi ad inquinare</strong> in contrasto con la normativa europea ETS sul mercato delle emissioni e sugli aiuti di stato. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Il decreto dà il via libera a un finanziamento pubblico diretto alle imprese, che invece di pagare per la CO2 emessa, come prevede la Direttiva ETS, beneficeranno di fondi che a partire dal 2013 saranno messi a disposizione da Bruxelles per adottare politiche a favore del clima. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">In concreto, il governo ha previsto di pagare una cifra che, secondo alcune stime, potrebbe arrivare a 800 milioni di Euro per gli impianti entrati in funzione dal gennaio 2009, attraverso l’Autorità per l’energia elettrica e il gas. Un provvedimento  che finirebbe per regalare soldi alle imprese più inquinanti e che, ancora una volta, risulta in evidente contrasto con le politiche europee di riduzione della CO2 e di spinta all’efficienza energetica., anche perché utilizzerebbe le risorse che dovrebbe derivare dalla vendita all’asta di quote di emissioni a partire dal 2013. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">“<span style="font-size: medium;">Una vera beffa &#8211; commentano Legambiente,Greenpeace e WWF &#8211; perché secondo quanto indicato da Bruxelles, quelle risorse dovrebbero servire proprio a promuovere interventi di riduzione delle emissioni di Gas serra. “Regalando quote gratuite” sottolineano le tre associazioni “si compie un’evidente infrazione delle Direttive Europee violando la normativa europea sugli aiuti di Stato e quella sulla concorrenza tra le imprese”. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Il soccorso italiano alle imprese più inquinanti è arrivato negli stessi giorni in cui Bruxelles illustrava la necessità e i vantaggi di aumentare al 30 per cento l’obiettivo di riduzione dei gas serra per il 2020. Anche in questo caso il governo italiano ha scelto di ostacolare il percorso invece di agevolarlo. Una strategia dell’ostruzionismo che rischia di aumentare il divario tra l’Italia e il resto dei paesi europei che hanno scelto di puntare sull’economia verde e sull’innovazione. In mancanza di regole certe a farne le spese sarà lo stesso sistema imprenditoriale italiano, penalizzando gli evidenti risultati che anche nel nostro paese sta producendo lo sviluppo delle rinnovabili. </span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Una giornalista degna di rispetto</title>
		<link>http://www.marelibero.net/2010/05/21/una-giornalista-degna-di-rispetto/</link>
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		<pubDate>Fri, 21 May 2010 14:18:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Iniziative]]></category>
		<category><![CDATA[Redazionali]]></category>

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&#8220;Un giornalista ha un unico strumento per difendere le proprie convinzioni professionali: levare al pezzo la propria firma. Un conduttore, una conduttrice, può soltanto levare la propria faccia, a questo punto&#8221;. E&#8217; questo uno dei punti centrali della lettera con cui Maria Luisa Busi ha annunciato l&#8217;intenzione di abbandonare la conduzione del Tg1. La missiva, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 		A:link { so-language: zxx } --></p>
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<p style="background: #ffffff none repeat scroll 0% 0%; -moz-background-clip: border; -moz-background-origin: padding; -moz-background-inline-policy: continuous;" align="JUSTIFY"><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Liberation Sans,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em><span style="font-weight: normal;">&#8220;Un giornalista ha un unico strumento per difendere le proprie convinzioni professionali: levare al pezzo la propria firma. Un conduttore, una conduttrice, può soltanto levare la propria faccia, a questo punto&#8221;.</span></em></span></span></span><span style="color: #222222;"> </span><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Liberation Sans,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>E&#8217; questo uno dei punti centrali della lettera con cui Maria Luisa Busi ha annunciato l&#8217;intenzione di </strong></span></span></span><a href="http://www.repubblica.it/politica/2010/05/21/news/rai_terremoto_al_tg1_la_busi_rinuncio_a_condurre-4236663/"><span style="color: #00386b;"><span style="text-decoration: none;"><span style="font-family: Liberation Sans,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-weight: normal;">abbandonare la conduzione del Tg1</span></span></span></span></span></a><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Liberation Sans,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-weight: normal;">. La missiva, tre cartelle e mezzo affisse nella bacheca della redazione del telegiornale, è indirizzata al direttore Augusto Minzolini e al Cdr, e per conoscenza al direttore generale della Rai Mauro Masi, al presidente dell&#8217;azienda Paolo Garimberti e al responsabile delle Risorse umane Luciano Flussi. Ecco il testo integrale.</span></span></span></span></p>
<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;" align="JUSTIFY"><em><span style="font-family: Liberation Sans,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">&#8220;Caro direttore  ti chiedo di essere sollevata dalla mansione di conduttrice dell&#8217;edizione delle 20 del Tg1, essendosi determinata una situazione che non mi consente di svolgere questo compito senza pregiudizio per le mie convinzioni professionali. Questa è per me  una scelta difficile, ma obbligata. Considero la linea editoriale che hai voluto imprimere al giornale una sorta di dirottamento, a causa del quale il Tg1 rischia di schiantarsi contro una definitiva perdita di credibilità nei confronti dei telespettatori&#8221;. </span></span></em></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Liberation Sans,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;" align="JUSTIFY"><em><span style="font-family: Liberation Sans,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">&#8220;Come ha detto  il presidente della Commissione di Vigilanza Rai Sergio Zavoli: &#8216;La più grande testata italiana, rinunciando alla sua tradizionale struttura ha visto trasformare insieme con la sua identità, parte dell&#8217;ascolto tradizionale&#8221;. </span></span></em></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;" align="JUSTIFY"><em><span style="font-family: Liberation Sans,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span></em></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;" align="JUSTIFY"><em><span style="font-family: Liberation Sans,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">&#8220;Amo questo giornale, dove lavoro da 21 anni. Perché è un grande giornale. E&#8217; stato il giornale di Vespa, Frajese, Longhi, Morrione, Fava, Giuntella. Il giornale delle culture diverse, delle idee diverse. Le conteneva tutte, era questa la sua ricchezza. Era il loro giornale, il nostro giornale. Anche dei colleghi che hai rimosso dai loro incarichi e di molti altri qui dentro che sono stati emarginati. Questo è il giornale che ha sempre parlato a tutto il Paese. Il giornale degli italiani. Il giornale che ha dato voce a tutte le voci. Non è mai stato il giornale di una voce sola. Oggi l&#8217;informazione del Tg1 è un&#8217;informazione parziale e di parte. Dov&#8217;è il Paese reale? Dove sono le donne della vita reale? Quelle che devono aspettare mesi per una mammografia, se non possono pagarla? Quelle coi salari peggiori d&#8217;Europa, quelle che fanno fatica ogni giorno ad andare avanti  perché negli asili nido non c&#8217;è posto per tutti i nostri figli? Devono farsi levare il sangue e morire per avere l&#8217;onore di un nostro titolo. </span></span></em></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;" align="JUSTIFY"><em><span style="font-family: Liberation Sans,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span></em></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;" align="JUSTIFY"><em><span style="font-family: Liberation Sans,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span></em></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;" align="JUSTIFY"><em><span style="font-family: Liberation Sans,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">E dove sono le donne e gli uomini che hanno perso il lavoro? Un milione di persone, dietro alle quali ci sono le loro famiglie. Dove sono i giovani, per la prima volta con un futuro peggiore dei padri? E i quarantenni ancora precari, a 800 euro al mese, che non possono comprare neanche un divano, figuriamoci mettere al mondo un figlio? E dove sono i cassintegrati dell&#8217;Alitalia? Che fine hanno fatto? E le centinaia di aziende che chiudono e gli imprenditori del nord est che si tolgono la vita perchè falliti? Dov&#8217;è questa Italia che abbiamo il dovere di raccontare? Quell&#8217;Italia esiste. Ma il tg1 l&#8217;ha eliminata. Anche io compro la carta igienica per mia figlia che frequenta la prima elementare in una scuola pubblica. Ma la sera, nel Tg1 delle 20, diamo spazio solo ai ministri Gelmini e Brunetta che presentano il nuovo grande progetto per la digitalizzazione della scuola, compreso di lavagna interattiva multimediale&#8221;. </span></span></em></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;" align="JUSTIFY"><em><span style="font-family: Liberation Sans,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span></em></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;" align="JUSTIFY"><em><span style="font-family: Liberation Sans,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">&#8220;L&#8217;Italia che vive una drammatica crisi sociale è finita nel binario morto della nostra indifferenza. Schiacciata tra un&#8217;informazione di parte &#8211; un editoriale sulla giustizia, uno contro i pentiti di mafia, un altro sull&#8217;inchiesta di Trani nel quale hai affermato di non essere indagato, smentito dai fatti il giorno dopo &#8211; e l&#8217;infotainment quotidiano: da quante volte occorre lavarsi le mani ogni giorno, alla caccia al coccodrillo nel lago, alle mutande antiscippo. Una scelta editoriale con la quale stiamo arricchendo le sceneggiature dei programmi di satira e impoverendo la nostra reputazione di primo giornale del servizio pubblico della più importante azienda culturale del Paese. Oltre che i cittadini, ne fanno le spese tanti bravi colleghi che potrebbero dedicarsi con maggiore soddisfazione a ben altre inchieste di più alto profilo e interesse generale&#8221;. </span></span></em></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;" align="JUSTIFY"><em><span style="font-family: Liberation Sans,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span></em></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;" align="JUSTIFY"><em><span style="font-family: Liberation Sans,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">&#8220;Un giornalista ha un unico strumento per difendere le proprie convinzioni professionali: levare al pezzo la propria firma. Un conduttore, una conduttrice, può soltanto levare la propria faccia, a questo punto.  Nell&#8217;affidamento dei telespettatori è infatti al conduttore che viene ricollegata la notizia. E&#8217; lui che ricopre primariamente il ruolo di garante del rapporto di fiducia che sussiste con i telespettatori&#8221;. </span></span></em></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;" align="JUSTIFY"><em><span style="font-family: Liberation Sans,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span></em></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;" align="JUSTIFY"><em><span style="font-family: Liberation Sans,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">&#8220;I fatti dell&#8217;Aquila ne sono stata la prova. Quando centinaia di persone hanno inveito contro la troupe che guidavo al grido di vergogna e scodinzolini, ho capito che quel rapporto di fiducia che ci ha sempre legato al nostro pubblico era davvero compromesso. E&#8217; quello che accade quando si privilegia la comunicazione all&#8217;informazione, la propaganda alla verifica&#8221;. </span></span></em></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Liberation Sans,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Liberation Sans,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Nella lettera a Minzolini Busi tiene a fare un&#8217;ultima annotazione &#8220;più personale&#8221;: </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Liberation Sans,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;" align="JUSTIFY"><em><span style="font-family: Liberation Sans,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">&#8220;Ho fatto dell&#8217;onestà e della lealtà lo stile della mia vita e della mia professione. Dissentire non è tradire. Non rammento chi lo ha detto recentemente. Pertanto: </span></span></em></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;" align="JUSTIFY"><em><span style="font-family: Liberation Sans,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">1)respingo l&#8217;accusa di avere avuto un comportamento scorretto. Le critiche che ho espresso pubblicamente &#8211; ricordo che si tratta di un mio diritto oltre che di un dovere essendo una consigliera della FNSI &#8211; le avevo già mosse anche nelle riunioni di sommario e a te, personalmente. Con spirito di leale collaborazione, pensando che in un lavoro come il nostro la circolazione delle idee e la pluralità delle opinioni costituisca un arricchimento. Per questo ho continuato a condurre in questi mesi. Ma è palese che non c&#8217;è più alcuno spazio per la dialettica democratica al Tg1. Sono i tempi del pensiero unico. Chi non ci sta è fuori, prima o dopo. </span></span></em></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;" align="JUSTIFY"><em><span style="font-family: Liberation Sans,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">2)Respingo l&#8217;accusa che mi è stata mossa di sputare nel piatto in cui mangio. Ricordo che la pietanza è quella di un semplice inviato, che chiede semplicemente che quel piatto contenga gli ingredienti giusti. Tutti e onesti. E tengo a precisare di avere sempre rifiutato compensi fuori dalla Rai, lautamente offerti dalle grandi aziende per i volti chiamati a presentare le loro conventions, ritenendo che un giornalista del servizio pubblico non debba trarre profitto dal proprio ruolo. </span></span></em></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;" align="JUSTIFY"><em><span style="font-family: Liberation Sans,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">3) Respingo come offensive le affermazioni contenute nella tua lettera  dopo l&#8217;intervista rilasciata a Repubblica, lettera nella quale hai sollecitato all&#8217;azienda un provvedimento disciplinare nei miei confronti: mi hai accusato di &#8220;danneggiare il giornale per cui lavoro&#8221;, con le mie dichiarazioni sui dati d&#8217;ascolto. I dati resi pubblici hanno confermato quelle dichiarazioni. Trovo inoltre paradossale la tua considerazione seguente: &#8216;il Tg1 darà conto delle posizioni delle minoranze ma non stravolgerà i fatti in ossequio a campagne ideologiche&#8221;. Posso dirti che l&#8217;unica campagna a cui mi dedico è quella dove trascorro i week end con la famiglia. Spero tu possa dire altrettanto. Viceversa ho notato come non si sia levata una tua parola contro la violenta campagna diffamatoria che i quotidiani Il Giornale, Libero e il settimanale Panorama &#8211; anche utilizzando impropriamente corrispondenza aziendale a me diretta &#8211; hanno scatenato nei miei confronti in seguito alle mie critiche alla tua linea editoriale. Un attacco a orologeria: screditare subito chi dissente per indebolire la valenza delle sue affermazioni. Sono stata definita &#8216;tosa ciacolante &#8211; ragazza chiacchierona &#8211; cronista senza cronaca, editorialista senza editoriali&#8217; e via di questo passo.  Non è ciò che mi disse il Presidente Ciampi consegnandomi il Premio Saint Vincent di giornalismo, al Quirinale. A queste vigliaccate risponderà il mio legale. Ma sappi che non è certo per questo che lascio la conduzione delle 20. Thomas Bernhard in Antichi Maestri scrive decine di volte una parola che amo molto: rispetto. Non di ammirazione viviamo, dice, ma è di rispetto che abbiamo bisogno&#8221;. </span></span></em></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Liberation Sans,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Liberation Sans,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">E conclude: <em>&#8220;Caro direttore, credo che occorra maggiore rispetto. Per le notizie, per il pubblico, per la verità.</em></span></span><em><span style="font-family: Liberation Sans,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> Quello che nutro per la storia del Tg1, per la mia azienda, mi porta a questa decisione. Il rispetto per i telespettatori, nostri unici referenti. Dovremmo ricordarlo sempre. Anche tu ne avresti il dovere&#8221;. </span></span></em><span style="font-family: Liberation Sans,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">(da Repubblica.it   21-5-2010)</span></span><em><span style="font-family: Liberation Sans,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><br />
</span></span></em></p>
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<p><em><br />
</em></p>
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		<title>Fino alla fine del mondo</title>
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		<pubDate>Wed, 12 May 2010 21:54:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Nucleare]]></category>
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		<description><![CDATA[
L&#8217;uranio nel deserto di Guglielmo Ragozzino 
 
La fuga di petrolio dal pozzo di Bp nel golfo del Messico ha fatto rimpiangere da più parti i ritardi del nucleare, immaginato come fosse una fonte di energia non inquinante. I fatti contraddicono queste posizioni, in buona o malafede che siano. Il nucleare è un processo nocivo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>L&#8217;uranio nel deserto</strong> di Guglielmo Ragozzino </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;">La fuga di petrolio dal pozzo di Bp nel golfo del Messico ha fatto rimpiangere da più parti i ritardi del nucleare, immaginato come fosse una fonte di energia non inquinante. I fatti contraddicono queste posizioni, in buona o malafede che siano. Il nucleare è un processo nocivo per l&#8217;ambiente. Non si tratta solo dei suoi costi proibitivi, le centrali insicure, lo smantellamento finale affidato ai bisnipoti. C&#8217;è una prima fase, mineraria, che causa immani disastri ecologicii. Nel caso studiato da Greenpeace essi riguardano il Niger, il paese più povero del mondo. (si veda «Left in the Dust. Areva&#8217;s radioactive legacy in the desert towns of Niger» presso www.Greenpeace.org, un lungo testo con fotografie e schemi. Greenpeace.it pubblica invece una sintesi) </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;">L&#8217;uranio in questione viene scavato nel sud del Niger da Areva, la multinazionale dipendente dal governo francese, quella che dovrebbe costruire nel prossimo decennio le quattro centrali nucleari previste in Italia. Areva agisce in cento paesi del mondo. Le sue attività comprendono tutte le fasi del nucleare: miniere di uranio, trattamento chimico del minerale, impianti di arricchimento, produzione del combustibile, progettazione, costruzione, messa in funzione dei reattori, riprocessamento del minerale esausto, smaltimento delle scorie e gestione finale dello smantellamento finale delle centrali. Areva non si può arrestare mai, deve crescere, trovare continuamente nuovi clienti e di conseguenza reperire sempre altro minerale. Lo cerca in tutto il mondo; nell&#8217;ambiente però corre la battuta che se lo trova in Texas le occorrono due scaffali per collocare tutte le autorizzazioni necessarie. In Niger invece c&#8217;è bisogno solo di una pala e un tipo da due dollari al giorno a scavare. In Niger, Areva ha trovato uranio nel sud desertico, dell&#8217;Agadez, attraversato dalle tribù nomadi Tuareg e ha aperto due miniere. La prima, Somair, all&#8217;aperto, è in produzione dal 1970. L&#8217;altra Cominak, in profondità, dal 1978. Le gallerie lunghe 250 chilometri di quest&#8217;ultima ne fanno la miniera più grande del mondo. Areva ha costruito dal nulla due città per i suoi tecnici: Arlit e Akokan, con servizi, acqua corrente, strade asfaltate. Nel deserto, le città (e le miniere) hanno attirato migliaia di nomadi Tuareg, circa ottantamila, costretti a costruirsi alloggi di fortuna in quartieri di baracche intorno alle città minerarie di Areva,utilizzando spesso i resti della produzione mineraria, con livelli elevatissimi di radioattività, ma non solo. Basti pensare che il lavaggio del minerale avviene con acido solforico che finisce per riversarsi nella falda. Per l&#8217;uso minerario sono stati utilizzati 270 miliardi di litri d&#8217;acqua, nel deserto. L&#8217;acqua consumata rappresenta il 20% della falda, Tarat. Ora c&#8217;è in gestazione una terza miniera, ancora più grande, Imouraren che entrerà in funzione nel 2013 per produrre 5.000 tonnellate di uranio all&#8217;anno. Le due miniere attuali, Somair e Cominak producono, insieme, 3.000 tonnellate. </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;">I danni delle due miniere sono incalcolabili, in senso proprio, perché l&#8217;istituto di ricerche francese Criirad, Greenpeace e ong locali che cercano di avere dati precisi, sono ostacolati dalla rigida difesa del segreto minerario di Areva che controlla in modo quasi militare il territorio. E&#8217; certa comunque un&#8217;esposizione alla radioattività per la popolazione «dagli effetti catastrofici». «Areva, con il suo tentativo di creare un rinascimento nucleare, minaccia di far perdere a queste comunità la maggior parte delle risorse basilari, attraverso la contaminazione di aria, acqua e terra». <em>(da Il manifesto 11-05-2010) </em></span></span></p>
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