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	<title>MareLibero.net &#187; Porto di Pescara</title>
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		<title>Curiamo le cause della “malattia” non i sintomi</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Jan 2011 18:01:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Porto di Pescara]]></category>
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		<description><![CDATA[Tutti d’accordo nel chiedere lo stato di emergenza per il porto di Pescara (Amministratori e parti interessate).  Ma se le parole hanno ancora un senso “emergenza” vuol dire “circostanza imprevista” secondo il dizionario della lingua italiana Devoto-Oli.
In realtà l’insabbiamento del porto canale con tutti i problemi che ne conseguono va avanti da moltissimi anni e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Tutti d’accordo nel chiedere lo stato di emergenza per il porto di Pescara (Amministratori e parti interessate).  Ma se le parole hanno ancora un senso “emergenza” vuol dire “circostanza imprevista” secondo il dizionario della lingua italiana Devoto-Oli.</p>
<p style="text-align: justify;">In realtà l’insabbiamento del porto canale con tutti i problemi che ne conseguono va avanti da moltissimi anni e nessuna Amministrazione ha mai dato una risposta definitiva.  Dobbiamo ricordare le cause che hanno portato il porto a vivere la condizione del “malato cronico”.</p>
<p style="text-align: justify;">Il progetto del porto di Pescara fu partorito alla fine degli anni ottanta dalle menti del Genio Civile Opere Marittime di Ancona. Gli ingegneri erano certi che, grazie all’effetto “Venturi”, nel canale tra l’imboccatura del molo e la diga foranea, l’inquinamento ed i solidi sospesi venissero “risucchiati” verso il largo. Già nel 1996 furono segnalati i disastri provocati dalla realizzazione della diga foranea che, collocata davanti alla foce, da una parte ha spostato l’inquinamento del fiume sul litorale e dall’altra ha rappresentato una vera e propria trappola per i sedimenti trasportati dall’Aterno-Pescara. Nel settembre del 2000 il Comitato Porto di Pescara organizzò un convegno nel quale esperti qualificati del settore confermarono l’inadeguatezza di questa opera portuale prevedendo ulteriori danni con la costruzione del molo di levante. L’azione del Comitato riuscì a bloccare la realizzazione del molo di levante per ben 5 anni. Purtroppo fu poi inaugurato in pompa magna bipartisan nel 2005.</p>
<p style="text-align: justify;">A completare poi l&#8217;attuale quadro clinico ci sono tonnellate di sedimenti fluviali inquinati che non si sa come smaltire: sedimenti che aumentano per lo sfruttamento selvaggio del fiume, sempre più inquinati  per la mancanza di un adeguato Piano di Tutela delle Acque, per la mancata bonifica della discarica di Bussi e per la mancata azione  di un Commissario ministeriale nominato ad hoc da cinque anni.</p>
<p style="text-align: justify;">Ben vengano  allora tutte le discussioni e gli incontri  per cercare di risolvere il problema del porto ma nessuno dimentichi che se non si eliminano le cause della “malattia”  questa può solo peggiorare…più o meno lentamente.</p>
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		<title>Il Piano Regolatore Portuale suscita reazioni…dal basso</title>
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		<pubDate>Mon, 18 May 2009 10:55:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Porto di Pescara]]></category>
		<category><![CDATA[Redazionali]]></category>

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		<description><![CDATA[Pubblichiamo la lettera che abbiamo scritto al Centro a proposito della nascita del Comitato “Riprendiamoci il mare”, costituito da 140 residenti che chiedono di rivedere il Piano Regolatore Portuale approvato dal consiglio comunale il 21 aprile scorso. I cittadini denunciano che “il litorale di Pescara verrà completamente stravolto con la realizzazione del progetto del nuovo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;">Pubblichiamo la lettera che abbiamo scritto al Centro a proposito della nascita del Comitato “Riprendiamoci il mare”, costituito da 140 residenti che chiedono di rivedere il Piano Regolatore Portuale approvato dal consiglio comunale il 21 aprile scorso. I cittadini denunciano che “</span><span style="font-size: medium;"><em>il litorale di Pescara verrà completamente stravolto con la realizzazione del progetto del nuovo porto. In particolare, il tratto compreso tra la Madonnina e la Nave di Cascella sarà soggetto a un insabbiamento a causa della realizzazione, nell’area antistante la spiaggia libera della Madonnina, di una darsena ove saranno trasferiti i pescherecci attualmente ormeggiati lungo il fiume. Si allontanerà il mare dalla città. Sarà necessario un dragaggio continuo del porto e gli alti costi li pagheranno i pescaresi”.</em></span><span style="font-size: medium;"> (dal Centro del 15 maggio)</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;">Egregio Direttore,</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;">leggiamo con vero piacere sul Centro del 15 maggio che è nato il comitato “Riprendiamoci il mare” contro il nuovo Piano Regolatore Portuale. Siamo contente perché finalmente singoli cittadini si informano e  partecipano attivamente al dibattito su opere che cambieranno l’aspetto della nostra città e sembrano pronti a  battersi per difendere il loro quotidiano.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;">Siamo contente perché anche la nostra associazione è piena di dubbi e sospetti di fronte a questo Piano: abbiamo partecipato alle riunioni che l’Amministrazione ha fatto con i cosiddetti portatori di interesse e le associazioni ambientaliste, abbiamo parlato con i pescatori e i balneatori e siamo arrivate alla conclusione che ancora una volta si pensa di buttare  milioni di euro (che probabilmente non verranno mai stanziati) per riparare vecchi errori strutturali e successive scelte amministrative emergenziali.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;">Si sa che un porto fluviale ha bisogno di continui dragaggi. Come mai il Comune, anni fa, non ha pensato di comprare una draga per assicurare un dragaggio periodico e regolare? Non ci ha pensato neppure dopo che l’insabbiamento è peggiorato con la diga foranea e il molo di levante: i pescatori rischiano la vita rientrando nel porto, le navi traghetto hanno seri problemi ad attraccare, i cittadini di Pescara hanno dimenticato la sensazione di farsi il bagno nell’acqua di “mare”.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;">Come mai la Provincia non ha avviato anni fa la bonifica del fiume Pescara i cui sedimenti sono sempre più inquinati e creano seri problemi di stoccaggio, una volta dragati? É accertato che la maggior parte dei depuratori non funzionano. Cosa si sta facendo in merito? Dove sono gli organi preposti al controllo degli scarichi degli insediamenti industriali lungo l’Aterno Pescara? </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;">Non ci addentriamo qui in un’analisi dettagliata del nuovo porto anche perché non siamo degli esperti ma a prima vista ci sembra che a guadagnarci saranno gli industriali, (le cui navi con gli idrocarburi ora entrano nel porto a mezzo carico); i titolari di agenzie marittime che non dovranno più rimborsare biglietti per traghetti che non possono partire o arrivare e i…… costruttori che sapranno bene come edificare la nuova superficie urbana che si verrà a creare nell’area della Madonnina (9 ettari al posto dei 2 attuali….senza parlare delle nuove infrastrutture e del cosiddetto “water front”).</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;">Sembra invece che a perderci siano i pescatori che si ritrovano con una “nuova” darsena molto ridotta , con una entrata non sicura in quanto orientata per 310° (maestrale) e non riparata dai venti del 1° quadrante.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;">I balneatori sono scontenti perché 5 concessioni spariranno e  perché probabilmente ci saranno problemi di insabbiamento.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;">La signora Carmelita Flocco, responsabile del comitato, spiega le ragioni per cui i cittadini non sono contenti e noi siamo assolutamente d’accordo con loro. Ma, proprio in considerazione dell’importanza di  questa battaglia che spero condivideremo, ci permettiamo di metterli  in guardia: non  credete alle promesse e alle assicurazioni dei candidati che in campagna elettorale si schiereranno pro o contro il nuovo porto non per onestà intellettuale ma semplicemente per raccattare voti. Ormai sappiamo bene quanto valgano le loro parole. Guardate invece quello che hanno fatto e come si sono comportati.</span></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><span style="font-family: Times New Roman;"> </span></span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Dragaggio nel porto canale di Pescara: dove si smaltiscono i fanghi tossici?</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Jun 2008 19:35:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Porto di Pescara]]></category>
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		<description><![CDATA[Riparte la motonave che collega Pescara a Spalato e ripartono le annose, ripetitive lamentele sulla situazione dei fondali del porto di Pescara. Il titolare dell’agenzia marittima Archibugi-Ranalli sostiene che “per rendere più sicure le manovre della Ivan Zajc è necessario aumentare la profondità dei fondali.. Anche l’Anonima petroli s.p.a. segnala che ci sono difficoltà per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: Liberation Serif,serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Liberation Serif,serif;"><span style="font-size: medium;">Riparte la motonave che collega Pescara a Spalato e ripartono le annose, ripetitive lamentele sulla situazione dei fondali del porto di Pescara. Il titolare dell’agenzia marittima Archibugi-Ranalli sostiene che “</span></span><span style="font-family: Liberation Serif,serif;"><span style="font-size: medium;"><em>per rendere più sicure le manovre della Ivan Zajc è necessario aumentare la profondità dei fondali.. Anche l’Anonima petroli s.p.a. segnala che ci sono difficoltà per l’approvvigionamento costiero. Finora sono stati estratti solo 18mila mc di sabbia nel bacino di levante”.</em></span></span> “<span style="font-family: Liberation Serif,serif;"><span style="font-size: medium;"><em>Il dragaggio è importante per il collegamento con l’altra sponda dell’Adriatico ma è altrettanto importante per la sopravvivenza dell’attività della pesca. Bisogna estendere l’intervento di dragaggio a tutto il porto-canale”</em></span></span><span style="font-family: Liberation Serif,serif;"><span style="font-size: medium;">. Così parla Riccardo Padovano accarezzando da una parte il sogno di Pescara capitale dell’Adriatico (tanto caro al nostro Sindaco) e dall’altra pensando ai sacrosanti diritti della marineria locale di rientrare in porto incolume e senza troppi danni ai loro pescherecci.</span></span> “<span style="font-family: Liberation Serif,serif;"><span style="font-size: medium;"><em>Una situazione di precarietà che va avanti da oltre due anni</em></span></span><span style="font-family: Liberation Serif,serif;"><span style="font-size: medium;">”-ancora Padovano.</span></span></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: Liberation Serif,serif;"><span style="font-size: medium;">In realtà è una situazione che va avanti da moltissimi anni e a cui nessuna Amministrazione ha mai dato una risposta definitiva passando da emergenza ad emergenza, anzi ha fatto di tutto per peggiorare il problemi (diga foranea, molo di levante).</span></span></p>
<p align="justify">
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: Liberation Serif,serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>Nel giro di dieci anni la superficie da dragare è triplicata (anche il porto turistico è ormai affossato) e di conseguenza </strong></span></span><span style="font-family: Liberation Serif,serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>sono triplicati </strong></span></span><span style="font-family: Liberation Serif,serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>anche i costi.</strong></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: Liberation Serif,serif;"><span style="font-size: medium;">Nel 2006 sono stati dragati all’incirca 80mila mc di fanghi ( nei fondali prospicienti la banchina nord e sud destinate all’ormeggio del naviglio da pesca, lo specchio acqueo del molo di levante, la banchina commerciale e la c.d. &#8220;canaletta&#8221; o porto canale, fino all’altezza dello scalo di alaggio della banchina nord) che sono stati scaricati nella vasca di colmata, perché tossici. Costo dell’operazione circa 800mila euro.</span></span></p>

<a href='http://www.marelibero.net/2008/06/05/dragaggio-nel-porto-canale-di-pescara-dove-si-smaltiscono-i-fanghi-tossici/draga-tot/' title='draga-tot'><img src="http://www.marelibero.net/wp-content/uploads/2008/06/draga-tot.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="" title="draga-tot" /></a>
<a href='http://www.marelibero.net/2008/06/05/dragaggio-nel-porto-canale-di-pescara-dove-si-smaltiscono-i-fanghi-tossici/draga-1/' title='draga-1'><img src="http://www.marelibero.net/wp-content/uploads/2008/06/draga-1.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="" title="draga-1" /></a>
<a href='http://www.marelibero.net/2008/06/05/dragaggio-nel-porto-canale-di-pescara-dove-si-smaltiscono-i-fanghi-tossici/draga-3/' title='draga-3'><img src="http://www.marelibero.net/wp-content/uploads/2008/06/draga-3.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="" title="draga-3" /></a>

<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: Liberation Serif,serif;"><span style="font-size: medium;">Nel 2007 l’ASI (Consorzio per lo sviluppo industriale dell’area Chieti-Pescara, che si occupa del procedimento) fa istanza al Ministero dell’Ambiente per rimuovere circa 140 mila mc di sedimenti con conseguente scarico a mare e allega le analisi fisiche, chimiche e microbiologiche e biotossicologiche (vibro fischeri) fatte dall’ARTA l’11 aprile 2007. Viste le analisi, il Ministero, in data 22 maggio 2007, autorizza il dragaggio e lo scarico a mare dei materiali reflui di 60.000mc soltanto, prelevati soltanto nello specchio acqueo esterno (molo di levante). Non viene autorizzato il dragaggio dei restanti fanghi (80 mila mc) della canaletta perché quasi certamente troppo inquinati quindi non scaricabili a mare. La vasca di colmata è ormai piena. Nel 2007 dei 60 mila mc autorizzati se ne dragano appena 25mila mc. Il 29 febbraio 2008 il Ministero dell’Ambiente proroga di 90 giorni il decreto del 22 maggio ai fini dell’immissione in mare dei sedimenti del dragaggio per una quantità di 35mila mc. <strong>Ad oggi sono stati dragati solo 17.500 mc e sempre al molo di levante perché a parte i fanghi inquinati….sono finiti anche i soldi! </strong></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: Liberation Serif,serif;"><span style="font-size: medium;">Abbiamo richiesto all’ASI i risultati dell&#8217; Indagine Ambientale per la caratterizzazione fisica, chimica e microbiologica dei fanghi del porto di Pescara, commissionate all’Arta (analisi 11 aprile 2007) . La tabella 2.1a del Manuale per la Movimentazione dei Sedimenti Marini (realizzato da ICRAM e APAT) riporta tutti i parametri da ricercare. </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: Liberation Serif,serif;"><span style="font-size: medium;">L&#8217;Indagine Arta contiene i risultati relativi alla ricerca degli idrocarburi totali, alla sostanza organica in percentuale, all’azoto totale, al fosforo totale, ai policlorobifenili, a 4 pesticidi, a isomeri di DDT, DDE, DDD e ai test di tossicità di vibro fischeri, mancano invece la descrizione macroscopica, la granulometria, la ricerca di composti organostannici, di metalli pesanti, di una parte di pesticidi organoclorurati, di clorobenzeni, di coliformi, enterococchi, salmonella, clostridi, stafilococchi. <strong>In sostanza mancano le analisi fisiche, quelle microbiologiche e una parte, importante, di quelle chimiche.</strong></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: Liberation Serif,serif;"><span style="font-size: medium;">Sempre dal Manuale, al punto 2.3.1 vengono individuati i criteri con i quali classificare i sedimenti per poi deciderne la destinazione, a seconda della loro qualità.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: Liberation Serif,serif;"><span style="font-size: medium;">Nell&#8217;indagine Arta questa classificazione manca, però nelle conclusioni del rapporto</span></span> “<span style="font-family: Liberation Serif,serif;"><span style="font-size: medium;"><em>i sedimenti risultano idonei ad una loro movimentazione per una successiva destinazione, però diversa dal ripascimento poiché l&#8217;alta percentuale di pelite-</em></span></span><span style="font-family: Liberation Serif,serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-style: normal;">una sorta di composto argilloso</span></span></span><span style="font-family: Liberation Serif,serif;"><span style="font-size: medium;"><em>-presente nei sedimenti non lo consente tuttavia appare accettabile una eventuale immersione in mare su aree opportunamente perimetrate e autorizzate ovvero la destinazione in apposite discariche all’uopo organizzate”. </em></span></span><span style="font-family: Liberation Serif,serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-style: normal;">Nell</span></span></span><span style="font-family: Liberation Serif,serif;"><span style="font-size: medium;"><em>&#8216;</em></span></span><span style="font-family: Liberation Serif,serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-style: normal;">Indagine la pelite non viene però cercata.</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: Liberation Serif,serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>Se non si classificano i fanghi, come si fa a definirne la destinazione d’uso?</strong></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: Liberation Serif,serif;"><span style="font-size: medium;">Se si continua così i pescatori avranno ancora per lungo tempo enormi problemi a rientrare nel porto canale almeno fino a che non si trovino dei siti alternativi per lo stoccaggio di fanghi tossici. Il reperimento di siti alternativi è compito della Regione, che fino ad oggi non sembra occuparsi fattivamente del problema, nonostante la Legge Regionale del 16 giugno 2006 n. 19 “Norme per l’attuazione degli interventi di dragaggio dei fiumi e dei canali nonché per la realizzazione di impianti di stoccaggio e recupero di fanghi”.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: Liberation Serif,serif;"><span style="font-size: medium;">Non siamo certo degli esperti ma è evidente, <strong>e non ci stancheremo mai di denunciarlo</strong>, che l’ostinata realizzazione di un porto già sbagliato sulla carta ha causato: </span></span></p>
<ul>
<li>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: Liberation Serif,serif;"><span style="font-size: medium;">la 	necessità di dragaggi continuativi,</span></span></p>
</li>
<li>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: Liberation Serif,serif;"><span style="font-size: medium;">la 	necessità di reperire i fondi da “buttare a mare”,</span></span></p>
</li>
<li>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: Liberation Serif,serif;"><span style="font-size: medium;">la 	necessità di smaltire i sedimenti inquinati, </span></span></p>
</li>
<li>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: Liberation Serif,serif;"><span style="font-size: medium;">ma 	soprattutto ha reso evidente agli Abruzzesi che per errori del genere 	<strong>non ci sono responsabili e che chiunque può disegnare un 	porto, costruirlo come meglio crede tanto paga la comunità.</strong></span></span></p>
</li>
</ul>
<p><a href="http://www.marelibero.net/wp-content/uploads/2008/06/il-circolo-vizioso.doc">il-CIRCOLO VIZIOSO&#8230;&#8230;apri qui<br />
</a></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">
<p style="margin-bottom: 0cm;">
<p style="margin-bottom: 0cm;">
]]></content:encoded>
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		<title>Porto di Pescara: “cronaca di una chiusura annunciata”</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Feb 2008 14:09:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
Il 7 febbraio, il Comandante della Direzione Marittima del Porto di Pescara ha firmato un’ordinanza che stabilisce che “l’entrata e l’uscita dal porto sono consentite unicamente ad unità aventi pescaggio massimo non superiore a 4, 40 m in ragione delle caratteristiche geomorfologiche del porto stesso, del continuo interramento dei fondali e della situazione batimetria attualmente [...]]]></description>
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<p align="justify"><!-- @page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 		A:link { color: #0000ff } 	-->Il 7 febbraio, il Comandante della Direzione Marittima del Porto di Pescara ha firmato un’ordinanza che stabilisce che <em>“l’entrata e l’uscita dal porto sono consentite unicamente ad unità aventi pescaggio massimo non superiore a 4, 40 m in ragione delle caratteristiche geomorfologiche del porto stesso, del continuo interramento dei fondali e della situazione batimetria attualmente rilevata, nelle more dell’esecuzione di ulteriori interventi di dragaggio del porto”.</em><br />
<strong>Nessuna novità</strong>: a Pescara, senza soluzione di continuità, si “ripasce” la spiaggia e si dragano i fondali del porto. Non vi viene voglia di organizzarvi in una SpA che si occupi in generale del ”movimento terra, pardon sabbia, in mare”?</p>
<p align="justify">Il progetto del porto di Pescara (diga foranea e molo di levante) fu partorito alla fine degli anni ottanta dalle menti del Genio Civile Opere Marittime di Ancona. Gli ingegneri erano certi che, grazie all’effetto “Venturi”, nel canale tra l’imboccatura del molo e la diga foranea, l’inquinamento ed i solidi sospesi venissero “risucchiati” verso il largo.<br />
Già nel 1996 furono segnalati i disastri provocati dalla realizzazione della diga foranea che, collocata davanti alla foce, da una parte ha spostato l’inquinamento del fiume sul litorale e dall’altra ha rappresentato una vera e propria trappola per i sedimenti trasportati dall’Aterno-Pescara.<br />
Nel settembre del 2000 il Comitato Porto di Pescara (<a href="http://www.portodipescara.com/"><span style="text-decoration: underline;">www.portodipescara.com</span></a>) organizzò un convegno nel quale esperti qualificati del settore confermarono <strong>l’inadeguatezza</strong> di questa opera portuale prevedendo ulteriori danni con la costruzione del molo di levante. Alla luce di ciò la proposta del Comitato ai politici locali fu quella di indire un bando pubblico internazionale per dotare la città di Pescara di un porto funzionale alla pesca e al turismo e bello da vivere. L’azione del Comitato riuscì ad interrompere la realizzazione del molo di levante per ben 5 anni. Purtroppo fu poi inaugurato in pompa magna bipartisan nel 2005.<br />
<strong>Da allora i problemi sono solo aumentati</strong>.<br />
L’ignoranza e la malafede hanno trionfato in nome di una <strong>continua emergenza</strong>: per la sicurezza di pescatori, per l’attracco delle imbarcazioni turistiche il dragaggio s’aveva da fare!<br />
E quindi continue richieste, <strong>per emergenza</strong>, al Ministero dell’Ambiente per scaricare i fanghi del dragaggio in mare (soluzione certo meno costosa dello smaltimento a terra ma che ha fatto del nostro mare una grande pattumiera ).<br />
Nel 2006 questi fanghi, eufemisticamente chiamati sedimenti marini, ma contenenti, tra l’altro, cadmio, policlorobifenili, idrocarburi, arsenico, piombo, cromo, mercurio e indicatori di contaminazione fecale, sono stati usati per riempire la vasca di colmata del molo di levante!<br />
L’orientamento politico sulle opere portuali continua a perseverare in aggiustamenti che non faranno altro che peggiorare la situazione attuale. Ribadiamo la<strong> necessità</strong> di dare un taglio netto al passato e di pensare seriamente ad un <strong>vero porto per la città di Pescara</strong> progettato da chi ne ha le adeguate competenze.</p>
<p align="justify">P.S: il piccolo ed efficiente porto canale di Cesenatico è stato progettato da Leonardo da Vinci.</p>
<p align="justify"><strong> </strong></p>
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