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	<title>MareLibero.net &#187; Nucleare</title>
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		<title>Fino alla fine del mondo</title>
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		<pubDate>Wed, 12 May 2010 21:54:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Acqua]]></category>
		<category><![CDATA[Nucleare]]></category>
		<category><![CDATA[Redazionali]]></category>

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		<description><![CDATA[
L&#8217;uranio nel deserto di Guglielmo Ragozzino 
 
La fuga di petrolio dal pozzo di Bp nel golfo del Messico ha fatto rimpiangere da più parti i ritardi del nucleare, immaginato come fosse una fonte di energia non inquinante. I fatti contraddicono queste posizioni, in buona o malafede che siano. Il nucleare è un processo nocivo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>L&#8217;uranio nel deserto</strong> di Guglielmo Ragozzino </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;">La fuga di petrolio dal pozzo di Bp nel golfo del Messico ha fatto rimpiangere da più parti i ritardi del nucleare, immaginato come fosse una fonte di energia non inquinante. I fatti contraddicono queste posizioni, in buona o malafede che siano. Il nucleare è un processo nocivo per l&#8217;ambiente. Non si tratta solo dei suoi costi proibitivi, le centrali insicure, lo smantellamento finale affidato ai bisnipoti. C&#8217;è una prima fase, mineraria, che causa immani disastri ecologicii. Nel caso studiato da Greenpeace essi riguardano il Niger, il paese più povero del mondo. (si veda «Left in the Dust. Areva&#8217;s radioactive legacy in the desert towns of Niger» presso www.Greenpeace.org, un lungo testo con fotografie e schemi. Greenpeace.it pubblica invece una sintesi) </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;">L&#8217;uranio in questione viene scavato nel sud del Niger da Areva, la multinazionale dipendente dal governo francese, quella che dovrebbe costruire nel prossimo decennio le quattro centrali nucleari previste in Italia. Areva agisce in cento paesi del mondo. Le sue attività comprendono tutte le fasi del nucleare: miniere di uranio, trattamento chimico del minerale, impianti di arricchimento, produzione del combustibile, progettazione, costruzione, messa in funzione dei reattori, riprocessamento del minerale esausto, smaltimento delle scorie e gestione finale dello smantellamento finale delle centrali. Areva non si può arrestare mai, deve crescere, trovare continuamente nuovi clienti e di conseguenza reperire sempre altro minerale. Lo cerca in tutto il mondo; nell&#8217;ambiente però corre la battuta che se lo trova in Texas le occorrono due scaffali per collocare tutte le autorizzazioni necessarie. In Niger invece c&#8217;è bisogno solo di una pala e un tipo da due dollari al giorno a scavare. In Niger, Areva ha trovato uranio nel sud desertico, dell&#8217;Agadez, attraversato dalle tribù nomadi Tuareg e ha aperto due miniere. La prima, Somair, all&#8217;aperto, è in produzione dal 1970. L&#8217;altra Cominak, in profondità, dal 1978. Le gallerie lunghe 250 chilometri di quest&#8217;ultima ne fanno la miniera più grande del mondo. Areva ha costruito dal nulla due città per i suoi tecnici: Arlit e Akokan, con servizi, acqua corrente, strade asfaltate. Nel deserto, le città (e le miniere) hanno attirato migliaia di nomadi Tuareg, circa ottantamila, costretti a costruirsi alloggi di fortuna in quartieri di baracche intorno alle città minerarie di Areva,utilizzando spesso i resti della produzione mineraria, con livelli elevatissimi di radioattività, ma non solo. Basti pensare che il lavaggio del minerale avviene con acido solforico che finisce per riversarsi nella falda. Per l&#8217;uso minerario sono stati utilizzati 270 miliardi di litri d&#8217;acqua, nel deserto. L&#8217;acqua consumata rappresenta il 20% della falda, Tarat. Ora c&#8217;è in gestazione una terza miniera, ancora più grande, Imouraren che entrerà in funzione nel 2013 per produrre 5.000 tonnellate di uranio all&#8217;anno. Le due miniere attuali, Somair e Cominak producono, insieme, 3.000 tonnellate. </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;">I danni delle due miniere sono incalcolabili, in senso proprio, perché l&#8217;istituto di ricerche francese Criirad, Greenpeace e ong locali che cercano di avere dati precisi, sono ostacolati dalla rigida difesa del segreto minerario di Areva che controlla in modo quasi militare il territorio. E&#8217; certa comunque un&#8217;esposizione alla radioattività per la popolazione «dagli effetti catastrofici». «Areva, con il suo tentativo di creare un rinascimento nucleare, minaccia di far perdere a queste comunità la maggior parte delle risorse basilari, attraverso la contaminazione di aria, acqua e terra». <em>(da Il manifesto 11-05-2010) </em></span></span></p>
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		<title>Nucleare: lo Stato sempre più autoritario e meno trasparente</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Feb 2010 16:26:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Nucleare]]></category>
		<category><![CDATA[Redazionali]]></category>

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		<description><![CDATA[

Approvato il decreto legislativo sui criteri di localizzazione degli impianti nucleari (AG 174), non tenendo conto dell&#8217;opposizione di gran parte delle Regioni e scegliendo di non attendere il parere della Conferenza Unificata. 
E&#8217; un pessimo segnale, soprattutto a ridosso del voto per le regionali 2010: si ribadisce infatti una linea dirigistica e contraria al principio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;">Approvato il decreto legislativo sui criteri di localizzazione degli impianti nucleari (AG 174), non tenendo conto dell&#8217;opposizione di gran parte delle Regioni e scegliendo di non attendere il parere della Conferenza Unificata. </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;">E&#8217; un pessimo segnale, soprattutto a ridosso del voto per le regionali 2010: si ribadisce infatti una linea dirigistica e contraria al principio di leale collaborazione tra amministrazioni pubbliche. </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>Il Decreto legislativo viene approvato dal Consiglio dei Ministri contro la quasi totalità delle Regioni</strong> (con la sola eccezione di Veneto, Lombardia e Friuli Venezia Giulia) che hanno contestato nel loro documento il mancato rispetto dei poteri concorrenti delle Regioni in materia di certificazione dei siti, autorizzazione unica degli impianti nucleari e autorizzazione unica per il deposito nazionale. </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>Questo va contro il Titolo V della Costituzione </strong>ed elude l&#8217;obbligo di acquisire il parere della Conferenza unificata stabilito dalla cosiddetta Delega nucleare, legge 99/2009, che all&#8217;art. 25 stabilisce che i decreti attuativi della delega siano adottati &#8220;su proposta del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell&#8217;ambiente e con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, previa acquisizione del parere della Conferenza unificata e successivo parere delle Commissioni parlamentari competenti&#8221;. </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;">La posizione del <strong>WWF Italia</strong> in prima linea contro questo anacronistico ritorno al nucleare:</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;">- <strong>appoggia la giusta rivendicazione delle Regioni</strong> sul fatto che sia la localizzazione degli impianti che l&#8217;autorizzazione unica per il loro esercizio non possano essere effettive senza un&#8217;intesa forte con le Regioni direttamente interessate; </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;">- <strong>ritiene che sia un paradosso che la cosiddetta Strategia Nucleare non venga compresa nella Strategia energetica nazionale </strong>(che deve considerare il mix delle fonti energetiche, comprese innanzitutto quelle alternative) che doveva essere predisposta entro il dicembre 2009, secondo quanto stabilito dal decreto 112/2008, oggi legge 133/2008; </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;">- <strong>considera incongruo che la Carta nazionale delle aree</strong> potenzialmente idonee alla localizzazione del deposito delle scorie nucleari, che ad avviso dell&#8217;associazione deve essere inclusa nella Strategia Nucleare, <strong>non sia sottoposta a Valutazione Ambientale Strategica</strong> (il Decreto Legislativo in questione non la prevede); </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;">- <strong>fa notare che è contro la normativa comunitaria</strong> il fatto che la Valutazione di Impatto ambientale sui singoli progetti di impianti dia per acquisiti gli elementi oggetto della VAS su piani e programmi: si tratta, infatti, di valutazioni su scala diversa e separate, come stabilito dalla Commissione Europea nella Direttiva 2001/42/CE; </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;">- <strong>ritiene indifendibile lo strapotere di Sogin SpA</strong>, a cui vengono affidate impropriamente secondo l&#8217;associazione (oltre alla costruzione e alla gestione del deposito delle scorie nucleari) anche la redazione della Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee alla localizzazione del deposito (che sarebbe più naturale affidare all&#8217;Agenzia nucleare) o le trattative bilaterali con le Regioni (che invece dovrebbero essere gestite dai Ministeri competenti: prima di tutto il Ministero per lo sviluppo economico); </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;">- <strong>considera poco trasparente e priva di ogni controllo</strong> la previsione di una campagna di propaganda a sostegno dell&#8217;attività di imprese private (il nucleare) con i soldi pubblici: questo aggiunge un&#8217;altra beffa ai danni dei contribuenti che già pagheranno i costi salati del nucleare, difficilmente realizzabile ed economicamente non conveniente, oltre che pericoloso dal punto di vista ambientale e della sicurezza nei confronti delle minacce militari e terroristiche. </span></span></p>
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		<title>Nucleare: L&#8217;ambiguità dell&#8217;art. 117 della Costituzione. A chi l&#8217;ultima parola?</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Feb 2010 18:01:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Nucleare]]></category>
		<category><![CDATA[Redazionali]]></category>

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		<description><![CDATA[
Lo Stato può scegliere i reattori ma poi deve consultare le regioni 
di Giorgio Salvetti 
Fare ricorso contro le leggi anti-nucleari di tre regioni è un diritto del governo, ma non un dovere. E non è certo il modo migliore per risolvere un conflitto inevitabile su una materia delicatissima come quella delle futuribili centrali antomiche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>Lo Stato può scegliere i reattori ma poi deve consultare le regioni</strong> </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;">di Giorgio Salvetti </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;">Fare ricorso contro le leggi anti-nucleari di tre regioni è un diritto del governo, ma non un dovere. E non è certo il modo migliore per risolvere un conflitto inevitabile su una materia delicatissima come quella delle futuribili centrali antomiche che, c&#8217;è da giurarci, nessuno vorrà nel proprio giardino, alla faccia delle politiche di Berlusconi&amp;soci. </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>Energia e ambiente, spiegano i costituzionalisti, sono temi concorrenti fra Stato centrale e regioni.</strong> La carta costituzionale dopo la riforma parzialmente federalista lascia spazio ad ambiguità e conflitti di competenze. «Spesso i confini sono molto labili, <strong>l&#8217;articolo 117</strong> della Costituzione può dare adito a diverse interpretazioni &#8211; ribadisce il giurista Paolo Caretti &#8211; e specialmente sul tema dell&#8217;ambiente la questione è molto complicata e delicata». Alle regioni però è delegata la tutela del territorio. Se dunque la loro giurisdizione è limitata sul piano delle politiche energetiche e ambientali, spetta senza dubbio agli enti locali decidere dove e come attuare le politiche decise dalla Stato. Le regioni hanno senza dubbio il diritto di esprime un parere sulla costruzione di eventuali impianti nucleari che incidano sul proprio terreno. In questo senso lo Stato è tenuto a consultare le istituzioni locali, a partire dalla assemblea tra Stato e regioni, per poi discutere con ogni singola regione e concordare scelte così importanti come quella di costruire un impianto nucleare. </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;">Più discutibile invece immaginare una sorta di federalismo energetico in base al quale ogni regione avrebbe il diritto di decidere in linea di principio, e in piena autonomia da Roma, quale politica energetica adottare e, adirittura, quale vietare. «Una decisione di questo tipo &#8211; spiega il costituzionalista Valerio Onida &#8211; non può che essere di competenza del governo nazionale. Ci sono anche precedenti in questo senso che mi coinvolgono». Fu proprio la Corte costituzionale presieduta da Onida ad emettere la sentenza che fece giurisdizione sull&#8217;argomento, la numero 62 del 13 gennaio 2005. La Consulta in quell&#8217;occasione accolse il ricorso del governo centrale contro Puglia, Basilicata e Campania che con leggi regionali avevano vietato la circolazione sul proprio territorio di materiale nucleare. La Corte costituzionale stabilì che questa materia è di «competenza legislativa esclusiva dello Stato, sia pure in termini che non escludono il concorso di normative delle regioni». Quella stessa sentenza però stabilì anche che le regioni avevano diritto di intervenire nel merito delle decisioni statali secondo un principio di concertazione. </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><strong> <span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;">In pratica una regione non potrebbe vietare in modo generico il ricorso all&#8217;energia nucleare, ma ha il diritto-dovere di intervenire e di esprimere il proprio parere una volta che a Roma venisse stabilito quale tipo di centrale costruire, dove e come costruirla. </span></span></strong></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;">Il ricorso presentato dal governo dunque è giuridicamente legittimo ma appare politicamente sconveniente e autoritario: può al massimo segnare un punto sul piano giuridico ma di fatto non fa che alimentare uno scontro duro e inevitabile con i territori e con i cittadini che il nucleare non lo vogliono. E su questo non c&#8217;è ricorso o Consulta che tenga. (<em>dal Manifesto del 5 febbraio 2010)</em></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">
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		<title>Avventura nucleare: Chiodi, batti un colpo</title>
		<link>http://www.marelibero.net/2009/10/01/avventura-nucleare-chiodi-batti-un-colpo/</link>
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		<pubDate>Thu, 01 Oct 2009 17:36:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Nucleare]]></category>
		<category><![CDATA[Redazionali]]></category>

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		<description><![CDATA[12 regioni, ovvero il 60 % del territorio italiano, impugnano la Legge sul nucleare, altre 4 dichiarano ufficialmente di non volerlo sul proprio territorio.  Il nucleare trova un muro quando passa dai proclami al territorio. 
A seguito dell’appello rivolto l’11 settembre da Greenpeace, Legambiente e WWF, che invocava il ricorso alla Corte Costituzionale per fermare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;">12 regioni, ovvero il 60 % del territorio italiano, impugnano la Legge sul nucleare, altre 4 dichiarano ufficialmente di non volerlo sul proprio territorio.  Il nucleare trova un muro quando passa dai proclami al territorio. </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;">A seguito dell’appello rivolto l’11 settembre da Greenpeace, Legambiente e WWF, che invocava il ricorso alla Corte Costituzionale per fermare il provvedimento sul nucleare (vedi nostro art. precedente) si è scatenato in questi giorni un vero e proprio ‘effetto domino’. Dopo i primi no di alcune regioni, a oggi hanno impugnato la legge, dimostrando la propria opposizione alla scelta nucleare, ben 12 regioni (più della metà del territorio italiano) ovvero Basilicata, Calabria, Campania, Emilia Romagna, Lazio, Liguria, Marche, Piemonte, Puglia, Toscana, Umbria e Molise  ( quest&#8217; ultima si è costituita ieri, allo scadere del termine).  Sardegna e Veneto hanno detto no al nucleare sul proprio territorio con ordini del giorno o dichiarazioni del Presidente.  La Sicilia aveva manifestato l’intenzione di impugnare  la legge ma ad oggi non si ha notizia di una delibera in tal senso. </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;"><span>All&#8217;appello mancano a questo punto 5 Regioni : Trentino Alto Adige, Val d&#8217;Aosta, Lombardia, Friuli e&#8230;</span><strong>Abruzzo.</strong><span> Il termine per il ricorso è scaduto. Il presidente Chiodi e la sua Giunta non hanno mai aperto bocca sull&#8217; argomento, come se il nucleare non ci riguardasse.  Martedì 5 ottobre si riunirà il Consiglio Regionale dove Rifondazione Comunista presenterà una risoluzione contro l&#8217;ipotesi del nucleare : <strong> forse si farà un po&#8217; di chiarezza</strong>. </span></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">
]]></content:encoded>
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		<title>Avventura nucleare: l’Abruzzo tace e acconsente?</title>
		<link>http://www.marelibero.net/2009/09/23/avventura-nucleare-l%e2%80%99abruzzo-tace-e-acconsente/</link>
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		<pubDate>Wed, 23 Sep 2009 19:31:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>editor</dc:creator>
				<category><![CDATA[Nucleare]]></category>
		<category><![CDATA[Redazionali]]></category>

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		<description><![CDATA[ 
A fine settembre, per le Regioni, scade il termine per impugnare  la Legge 99 del 23 luglio 2009 su “Sviluppo, internalizzazione delle imprese ed energia” che  reintroduce in Italia il nucleare.   Trascorso questo termine il governo potrà decidere in totale autonomia dove collocare le centrali nucleari (se ne ipotizzano 8-10), [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;">A fine settembre, per le Regioni, scade il termine per impugnare  la Legge 99 del 23 luglio 2009 su “Sviluppo, internalizzazione delle imprese ed energia” che  reintroduce in Italia il nucleare.   Trascorso questo termine il governo potrà decidere in totale autonomia dove collocare le centrali nucleari (se ne ipotizzano 8-10), scavalcando completamente i Governi locali, impedendo l’informazione dei cittadini fino ad arrivare alla militarizzazione degli impianti la cui localizzazione sarà proposta da operatori privati. Le regioni non avranno nessuna voce in capitolo tranne un parere non vincolante in sede di Conferenza unificata Stato Regioni. Un iter di questo genere è in assoluto contrasto con quanto stabilisce il  Titolo V della Costituzione sui poteri concorrenti delle Regioni in materia di Governo del territorio e sul rispetto del principio di leale collaborazione. </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>L’11 settembre scorso è stato lanciato un appello ai Governatori e agli assessori competenti da WWF, Legambiente e Greenpeace</strong> : poche righe per esortarli ad impugnare la  legge  prima della scadenza e per ricordare loro, che comunque la pensassero riguardo alle centrali nucleari, <strong>“le Regioni hanno il compito di tutelare la democrazia del Paese e la trasparenza della procedura”. </strong></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;">Ad oggi hanno risposto all’appello : la Calabria, la Liguria, il Piemonte, la Toscana, l’Emilia Romagna e sta decidendo in questo senso  la Regione Lazio.  Che la materia sia scottante e scomoda  si evince anche dal fatto che le sollecitazioni e il lavoro svolto dalle Associazioni ambientaliste ( i riferimenti alle  sentenze della Corte Costituzionale -n. 242, 285 e 383 del 2005 e n. 247 del 2006- a sostegno del ricorso) non hanno avuto nessun rimando sui grandi media.  Si sono infatti guardati bene in questi giorni cruciali dal parlare di  Nucleare,  fatta eccezione del Manifesto e qualche altra piccola testata&#8230; </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>Che succede in Abruzzo?</strong> Tutti tacciono per ora. Rimangono pochi giorni. Ci aspettiamo che il Governatore Chiodi e  la sua giunta  si assumano perlomeno la responsabilità di comunicare e motivare alla popolazione le scelte che faranno  (o che forse hanno già fatto…) </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="http://www.marelibero.net/wp-content/uploads/2009/09/letteraregioninucleare.doc">LetteraRegioniNucleare 11-09-2009</a><br />
</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span></p>
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