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	<title>MareLibero.net &#187; Cementificazione</title>
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		<title>Al peggio non c&#8217;è fine</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Feb 2011 09:32:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cementificazione]]></category>
		<category><![CDATA[Redazionali]]></category>

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		<description><![CDATA[
Riceviamo e pubblichiamo, condividendola pur nelle virgole, questa tragica ma veritiera sintesi di quello che si prospetta l&#8217;ennesimo grande scempio del nostro già martoriato territorio.


di Luigi Piccioni &#8211; ricercatore Dipartimento Economia e Statistica Univ. della Calabria

&#8220;Leggo sui giornali una notizia da raccapriccio, che ai miei occhi fa il pari per gravità con quella di dicembre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- p { margin-bottom: 0.21cm; } --></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;">Riceviamo e pubblichiamo, </span><span style="font-size: small;">condividendola pur nelle virgole, </span><span style="font-size: small;">questa tragica ma veritiera sintesi di quello che si prospetta l&#8217;ennesimo grande scempio del nostro già martoriato territorio.<br />
</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><strong><span style="font-size: small;">di Luigi Piccioni &#8211; ricercatore Dipartimento Economia e Statistica Univ. della Calabria<br />
</span></strong></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;">&#8220;Leggo sui giornali una notizia da raccapriccio, che ai miei occhi fa il pari per gravità con quella di dicembre riguardante il sacrificio dello storico Parco Nazionale dello Stelvio sull&#8217;altare delle personalissime sorti di Silvio Berlusconi. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;"> </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;">Con mossa bi, tri, quadri, omnipartisan &#8211; mi spiegano le gazzette &#8211; si è battezzato nientemeno che a Palazzo Chigi <a href="http://www.marelibero.net/wp-content/uploads/2011/02/PROTOCOLLO-DINTESA.doc">(Protocollo d&#8217;intesa)</a> un faraonico progetto di attrezzamento sciistico del bacino Ovindoli-Campo Felice, da estendere anche a Campo Imperatore. Si tratta &#8211; per chi non le conoscesse &#8211; di tre stazioni sciistiche abruzzesi di dimensioni relativamente piccole, distanti in linea d&#8217;aria forse qualche decina di chilometri, due piazzate dentro il Parco Regionale Velino-Sirente, una dentro il Parco Nazionale del Gran Sasso. Sono vecchie stazioni piuttosto isolate tra loro, che fanno un danno relativo proprio perché isolate e perché alla fin fine sono state martoriate negli ultimi anni da un&#8217;ormai endemica scarsità di neve e da una crisi della domanda aggravata dalle vicende economiche degli ultimi due anni. Capacità di espansione, insomma, minima se non nulla. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;"> </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;">Ciononostante leggo che Gianni Letta, il mitico sindaco democratico dell&#8217;Aquila Cialente, il chiacchierato presidente della Regione Chiodi e nientepopodimeno che i responsabili dei relativi Enti Parco firmano questo progetto fantascientifico, magnificandolo come occasione irripetibile per uscire dal dramma del terremoto. Come sempre, aria fritta, fumo negli occhi: le zone che secondo i loro dubbi calcoli dovrebbero beneficiare dell&#8217;impresa non sono state &#8211; di fatto &#8211;  colpite dal terremoto mentre i soldi per ricostruire L&#8217;Aquila (la vera emergenza abruzzese, che però è ormai solo un castello pieno di spettri) non si sono trovati e com&#8217;è noto da tempo non si troveranno mai più. Duecento milioni per una tipica roba da &#8220;cricca&#8221;, semplice e redditizia, si sono trovati invece a tamburo battente. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;"> </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;">Potrete dirmi: e a te che te ne frega? E a noi che ce ne frega? </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;"> </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;">Beh, solo per spiegarmi un po&#8217;: per decenni ho sostenuto la sfida di un diverso sviluppo della montagna abruzzese, uno sviluppo autocentrato, sostenibile, basato sulle aree protette, su un turismo dolce, consapevole ed economico, sulle cooperative di giovani, sulla promozione delle straordinarie specificità locali. Era la grande sfida degli anni &#8216;70, quella della CGIL e del Parco Nazionale d&#8217;Abruzzo, delle forze progressiste, di Italia Nostra, del WWF e del Cai. Allora c&#8217;ero, e l&#8217;ho sostenuta. Poi, in seguito, l&#8217;ho ricostruita e l&#8217;ho raccontata con passione e orgoglio, anche all&#8217;estero. Era la storia dell&#8217;Abruzzo regione dei parchi, di ARVE, di APE. Una storia d&#8217;avanguardia, una grande sfida. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;"> </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;">Beh, ora le gazzette non fanno che confermarmi: tutta carta straccia, tutto inutile, solo sciocche illusioni, fantasmi di sognatori stupidi e anche un po&#8217; pericolosi. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;"> </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;">L&#8217;ipotesi di sviluppo omni-partisan firmata a Palazzo Chigi sancisce infatti il puro e semplice ritorno a quaranta anni fa, alle scorciatoie economiche più banali e rapaci, a modelli ambientalmente devastanti, centralistici e di redditività ormai assai più che dubbia. Una pagina che credevamo di essere riusciti a voltare per sempre. E invece no, piuttosto, il contrario: sono &#8220;loro&#8221; che ci hanno &#8220;voltati&#8221; a noi. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;"> </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;">Me ne frega quindi perché è una mia sconfitta, durissima: è la mia terra, sono i miei sogni, il mio vissuto, le mie speranze che vanno in fumo. E continuo &#8211; forse ingenuamente &#8211; a pensare che non sia una sconfitta che tocca solo me. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;"> </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;">Vedo anzi già &#8211; e lo vedo molto bene &#8211; il sindaco di questo o di quel paese o il presidente di questa o quell&#8217;area protetta che mi addita al ludibrio del popolo come nemico del progresso e affamatore dei poveri giovani locali. Che però le loro siano scelte che erano già condannate dalla storia quando l&#8217;Italia era ancora un paese affluente e non devastato e impoverito come oggi, questo al popolo e ai giovani locali non c&#8217;è nessuno che glielo andrà a dire. Come nessuno andrà più a dire loro, nell&#8217;Italia di oggi, che forse un altro sviluppo delle aree montane è possibile, forse persino economicamente migliore di quello magnificato dagli omnipartisan raccolti all&#8217;ombra delle lobbies affaristiche di Palazzo Chigi. E sicuramente più carico di futuro, perché <strong>senza rispetto dell&#8217;ambiente oggi sappiamo assai meglio di quarant&#8217;anni fa che non c&#8217;è futuro per nessuno.&#8221; </strong></span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Green news da Pescara</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Feb 2011 14:30:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cementificazione]]></category>
		<category><![CDATA[Redazionali]]></category>

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		<description><![CDATA[
Oggi il Consiglio comunale di Pescara ha approvato all&#8217;unanimità due ordini del giorno (presentati da Maurizio Acerbo del PRC  e Armando Foschi del PDL) che  esprimono giudizio positivo sulla  Legge regionale n.60/2010 che  prevede l&#8217;ampliamento della Riserva Naturale Pineta Dannunziana di circa 29 ettari che, sommati ai 56 originari, portano a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- p { margin-bottom: 0.21cm; } --></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Oggi il Consiglio comunale di Pescara ha approvato all&#8217;unanimità due ordini del giorno (presentati da Maurizio Acerbo del PRC  e Armando Foschi del PDL) che  esprimono giudizio positivo sulla  Legge regionale n.60/2010 che  prevede l&#8217;ampliamento della Riserva Naturale Pineta Dannunziana di circa 29 ettari che, sommati ai 56 originari, portano a 85 ettari la superficie complessiva della Riserva ( <a href="http://www.marelibero.net/2011/01/16/una-boccata-di-ossigeno/">nostro articolo del 16 gennaio</a>). Si invita altresì il Sindaco e la Giunta a concludere la fase di predisposizione del Piano di Assetto Naturalistico tenendo conto del nuovo perimetro della Riserva.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Speriamo che questa  decisione bipartisan metta fine  alle polemiche di questi giorni tra consiglieri, costruttori e cittadini. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Pescara è una </span><span style="font-size: medium;">città invivibile, con tassi di inquinamento dell&#8217;aria e acustico da record nazionale ed europeo. Tutto ciò deriva dalla cementificazione della città in cui l&#8217;ampliamento delle aree edificabili è stato il vero scandalo che denunciamo da anni. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Pescara è una città grigia di cemento che ha bisogno di verde come non mai non solo per il benessere dei cittadini ma anche per accogliere i turisti. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Per una volta si attuano scelte  a favore dell&#8217;ambiente quando solitamente queste rimangono sulla carta e vanno avanti solo le indicazioni favorevoli a pochi.</span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Una boccata di ossigeno</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Jan 2011 10:31:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cementificazione]]></category>
		<category><![CDATA[Redazionali]]></category>

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		<description><![CDATA[Nella seduta dello scorso 22 dicembre il Consiglio Regionale ha approvato all’unanimità il progetto di legge di riperimetrazione della Riserva Naturale Dannunziana proposto dai consiglieri Maurizio Acerbo e  Antonio Saia della Federazione della Sinistra.  La legge approvata prevede l’ampliamento della Riserva  Dannunziana (Planimetria)  di circa 29 ettari che, sommati ai 56 originari, portano a 85 ettari [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Nella seduta dello scorso 22 dicembre il Consiglio Regionale ha approvato all’unanimità il progetto di legge di riperimetrazione della Riserva Naturale Dannunziana<strong> </strong>proposto dai consiglieri Maurizio Acerbo e  Antonio Saia della Federazione della Sinistra.  La legge approvata prevede l’ampliamento della Riserva  Dannunziana (<a href="http://www.marelibero.net/wp-content/uploads/2011/01/Planimetria.pdf">Planimetria</a>)  di circa 29 ettari che, sommati ai 56 originari, portano a 85 ettari la superficie complessiva della riserva.</p>
<p style="text-align: justify;">La Riserva Naturale Pineta Dannunziana, così come istituita dalla legge regionale 96/2000, ricade interamente nell’area urbana di Pescara,  una vera e propria oasi verde, isolata, in un contesto densamente e fittamente urbanizzato. La Pineta è infatti circondata da edifici e strade cittadine su tutto il suo perimetro, che ne impediscono   qualsivoglia collegamento ecologico tanto con il mare quanto con l’entroterra.</p>
<p style="text-align: justify;">Uno dei principali scopi della pianificazione di questa area protetta  è quello di individuare le misure atte a ridurre tale condizione di isolamento mediante il reperimento di idonee aree di ampliamento e di riconnessione ecologica della riserva stessa, compito non certo agevole dato appunto il particolare contesto urbanistico in cui essa insiste.  La riconnessione della riserva con il mare e l’entroterra può avvenire soltanto incorporando le aree agricole scampate all’urbanizzazione, ubicate a monte di via Pantini, lungo il confine sud-est della riserva stessa, nonché nella contigua asta fluviale del fosso Vallelunga.</p>
<p style="text-align: justify;">Scontata la reazione dei costruttori, Aldo Primavera in testa, che si vedono minacciata la possibilità di fagocitare gli ultimi pezzi di territorio verde rimasti a Pescara e che immediatamente preannunciano ricorsi contro gli atti amministrativi che questa legge produrrà. Meno scontata la reazione dell’assessore all’urbanistica del Comune di Pescara Antonelli che si schiera in difesa  dei costruttori (dai cui interessi in verità non è mai stato lontano) rischiando l’incidente diplomatico con Lorenzo Sospiri che ha votato e fatto votare questa legge.</p>
<p style="text-align: justify;">Per la nostra città  l’inizio dell’anno sembra cominciare con una boccata di ossigeno&#8230;..Speriamo di non venir come al solito poi soffocati  dai “miasmi” della malapolitica. </p>
]]></content:encoded>
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		<title>Istituzione del Parco della Costa Teatina: il tempo stringe</title>
		<link>http://www.marelibero.net/2010/11/21/istituzione-del-parco-della-costa-teatina-il-tempo-stringe/</link>
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		<pubDate>Sun, 21 Nov 2010 11:14:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cementificazione]]></category>
		<category><![CDATA[Costa Teatina]]></category>
		<category><![CDATA[Redazionali]]></category>

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		<description><![CDATA[
Mentre nasce la Costituente per il Parco Nazionale della Costa Teatina, promossa dal Comune di Fossacesia e dal WWF  per accelerare l&#8217;iter di costituzione del Parco (iniziato nel 2001), unico strumento rimasto per tutelare questo tratto di costa preziosissimo (e ambitissimo dai costruttori),  é in arrivo a San Vito Marina, l&#8217;ennesimo porto turistico che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- p { margin-bottom: 0.21cm; } --></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;" align="JUSTIFY"><span><span style="font-size: medium;">Mentre nasce la Costituente per il Parco Nazionale della Costa Teatina, promossa dal Comune di Fossacesia e dal WWF  per accelerare l&#8217;iter di costituzione del Parco (iniziato nel 2001), unico strumento rimasto per tutelare questo tratto di costa preziosissimo (e ambitissimo dai costruttori),  é in arrivo a San Vito Marina, l&#8217;ennesimo porto turistico che dovrebbe andare ad aggiungersi ai 5 già esistenti lungo un tratto di costa di 70 km circa (a Pescara, Ortona, Fossacesia, Vasto e San Salvo). Oltre 2900 posti barca (2630 già esistenti più circa 300 previsti dal progetto);come dire che in Abruzzo avremo circa 41 posti barca per km, contro una media nazionale di 18 ( dati del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, anno 2007)! </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;" align="JUSTIFY"><span><span style="font-size: medium;">Senza andare a scomodare analisi economiche che dimostrano come questi porti siano ovunque in perdita, ci si chiede la necessità effettiva di tali infrastrutture, a fronte di problemi di erosione costiera drammatici sotto gli occhi di tutti. Quasi la totalità della costa abruzzese è in erosione, e da innumerevoli studi si sa che questo fenomeno è accentuato proprio da costruzioni a mare come porti e banchine, che modificano la circolazione delle correnti sottocosta. </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;" align="JUSTIFY"><span><span style="font-size: medium;"><a href="http://www.marelibero.net/wp-content/uploads/2010/11/Colle-Foresta.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2926" title="Colle Foresta" src="http://www.marelibero.net/wp-content/uploads/2010/11/Colle-Foresta.jpg" alt="Colle Foresta" width="335" height="250" /></a><br />
</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;" align="JUSTIFY"><span><span style="font-size: medium;">Ma non basta. Sempre a San Vito, su Colle Foresta, collina simbolo e macchia mediterranea della Costa Teatina  il Consiglio comunale  ha votato in deroga al Piano Regolatore Generale un accordo di Programma che prevede una mega-colata di cemento: la realizzazione di un mega-villaggio turistico, il San Vito Resort Village. Il complesso sorgerà su una superficie di oltre 200.000 mq sul mare, di cui 130.000mq saranno occupati da 612 camere, spa, centro tallasso, centro congressi con oltre 1000 posti, centro culturale, parco sportivo, mini golf, ristorazione, intrattenimento, spazi verdi e baby club. </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;" align="JUSTIFY"><span><span style="font-size: medium;">Se il Parco tarderà ad arrivare presto non ci sarà più nulla da tutelare.<br />
</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;" align="JUSTIFY"><span><span style="font-size: medium;"><br />
</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;" align="JUSTIFY">
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;" align="JUSTIFY">
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;" align="JUSTIFY">
<p><!-- p { margin-bottom: 0.21cm; }a:link {  } --></p>
<p style="font-weight: normal;" align="JUSTIFY">
<p style="font-weight: normal;" align="JUSTIFY">
<p style="font-weight: normal;" align="JUSTIFY"><span><span style="font-size: medium;">Cosa fare:</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium;"><span style="font-weight: normal;">intanto scriviamo una lettera di protesta al sindaco di San Vito :  <a href="mailto:sindaco@comune.sanvitochietino.ch.it" target="_blank">sindaco@comune.sanvitochietino.ch.it</a> </span></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;" align="JUSTIFY">
]]></content:encoded>
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		<title>Una valanga di cemento ci seppellirà..</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Jul 2010 15:24:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cementificazione]]></category>
		<category><![CDATA[Redazionali]]></category>

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		<description><![CDATA[
 
 
 
 
 
Il Consiglio Regionale con il solito blitz estivo sta per approvare una proposta di legge sull&#8217;edilizia a dir poco devastante.  Dieci associazioni ambientaliste hanno denunciato in una conferenza stampa, svoltasi oggi a Pescara, il tentativo di colpo di mano pro-cemento in corso presso il Consiglio Regionale per la discussione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p><strong> </strong></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;"><strong><span style="font-size: small;"> </span></strong></p>
<p><span style="font-size: small;"> </span></p>
<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --><span style="font-size: small;"> </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;"> </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;">Il Consiglio Regionale con il solito blitz estivo sta per approvare una proposta di legge sull&#8217;edilizia a dir poco devastante.</span><strong><span style="font-size: small;"> </span></strong><span style="font-size: small;"> Dieci associazioni ambientaliste hanno denunciato in una conferenza stampa, svoltasi oggi a Pescara, il tentativo di colpo di mano pro-cemento in corso presso il Consiglio Regionale per la discussione di un nuovo Testo Unico per l&#8217;Edilizia. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;"><strong>WWF, Italia Nostra, Altura, Marelibero.net, LIPU, Marevivo, Mountain Wilderness, Pronatura, Abruzzo Social Forum e Legambiente</strong> hanno ribattezzato la proposta di legge “Legge Colata” per la valanga di cemento che potrebbe definitivamente stravolgere il paesaggio e il territorio abruzzese. Un nuovo sacco edilizio in una regione che ha una delle coste più cementificate d&#8217;Italia e che vede le sue aree collinari e interne trasformarsi in periferie e villettopoli prive di qualità. Tante le criticità di una legge che, invece di trattare i problemi dell&#8217;edilizia cercando di rilanciare il settore riqualificando i centri urbani, punta ad una profonda deregulation che favorisce solo i costruttori più retrivi e i grandi interessi a discapito della qualità urbana e del paesaggio. In particolare le associazioni contestano i seguenti punti: </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;"><strong>1)ANTENNA, ELETTRODOTTI E GASDOTTI SELVAGGI:</strong> se passasse la legge nell&#8217;attuale formulazione la realizzazione di elettrodotti, antenne per la telefonia, gasdotti ecc., ancorchè proposti da privati, costituirebbero un&#8217;automatica modificazione dei piani regolatori. Quindi si tornerebbe ad “antenna selvaggia” anche dentro i centri storici senza alcuna possibilità di pianificare da parte delle amministrazioni comunali. E&#8217; una norma totalmente ingiustificata che tutela esclusivamente gli interessi dei grandi gruppi a discapito dei cittadini. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;"><strong>2)PREMI DI CUBATURA COME A MONTESILVANO:</strong> riprendendo il “modello Montesilvano” assurto alle cronache non tanto come città modello per l&#8217;edilizia, si propone un premio di cubatura del 20% per tutte le ristrutturazioni e nuove edificazioni, se si costruisce in classe energetica B. E&#8217; un regalo ai costruttori, visto che già ora e senza benefici le aziende stanno mettendo sul mercato edifici in classe anche A, visto che li vendono a peso d&#8217;oro. Questa norma intanto non si traduce in alcun beneficio per i cittadini visto che i costruttori venderebbero gli edifici secondo i prezzi di mercato per case con quelle caratteristiche. Poi farebbe annullare gli eventuali vantaggi energetici, visto che comunque si aumentano le cubature autorizzate. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;"><strong>3)SUOLO ADDIO:</strong> le norme sull&#8217;impermeabilizzazione dei suolo, invece che contenerla, la esacerbano visto che prevede la possibilità di rendere impermeabile il 50% del lotto. Sembrerebbe una percentuale alta ma il comma specifica “al netto dell&#8217;ingombro dell&#8217;edificio”. Quindi, in realtà, il comma va letto in questo modo: di quello che c&#8217;è attorno all&#8217;edificio si può coprire con asfalto e cemento ancora la metà! Basta vedere cosa è accaduto ai Colli di Pescara durante l&#8217;ultimo temporale, con fiumi che scendevano per le strade, per capire l&#8217;assurdo di una norma che sarebbe tra le peggiori in Italia. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;"><strong>4)LA REGIONE SI DA AL GREENWASHING:</strong> la proposta parla anche di disposizione in materia di edilizia ecologica ma, alla fine, si limita a dire che la Giunta Regionale “può” adottare linee guida finalizzate a promuovere lo sviluppo sostenibile. Come “può”? Mentre le altre regioni hanno già stabilito protocolli operativi, come ad esempio, ITACA, che sono centrali nella programmazione edilizia, la Regione Abruzzo di fatto propone solo vuote parole senza affrontare la questione. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;"><strong>5)UNA NORMA PRO-ABUSIVISMO:</strong> una norma pericolosissima perchè, di fatto, favorisce i tentativi di abusivismo, è quella che stabilisce i criteri per classificare le difformità in campo edilizio. Secondo la proposta sarebbero essenziali le modifiche che porterebbero ad un incremento della superficie utile superiore del 10% di quella autorizzata. Si tratta di una percentuale altissima soprattutto perchè non pone limiti di superficie (ad esempio, la regione Emilia Romagna pone comunque un limite di 300 mq). Per un appartamento di 100 mq ciò si tramuta in un aumento di 9 mq. ma per un centro commerciale autorizzato per 10.000 mq si potrebbero costruirne altri 999 senza che ciò costituisca variazione essenziale rispetto al progetto! Inoltre per accertare la totale difformità di un intervento, la categoria più grave che prevede la demolizione, bisogna superare il 20% dell&#8217;autorizzato, anche qui senza alcun limite di superficie, oppure superare in altezza di 2,5 metri rispetto a quella di progetto (anche qui senza limiti di cubatura)! Ovviamente con limiti così alti sarà di fatto conveniente provare ad aumentare altezze e superfici rimanendo in questi limiti così ampi, sperando di non essere scoperti. In caso contrario al massimo si paga la penale ma già in partenza si è sicuri di non dover abbattere l&#8217;edificio. Perchè le altre regioni, come la Lombardia, hanno stabilito limiti estremamente più restrittivi? </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;"><strong>6)ADDIO CAMPAGNA:</strong> in una legge sull&#8217;edilizia si introducono norme di urbanistica e, in particolare, quelle relative alla disciplina dei suoli agricoli. Senza fare una seria valutazione delle conseguenze nefaste derivate dall&#8217;aver consentito nel passato di rendere edificabili i suoli agricoli (il famigerato indice 0,03 mc su mq con lotto minimo di 1 ettaro), con le colline abruzzesi ormai trasformate in villettopoli, la proposta ripropone questa norma peggiorandola ulteriormente e svincolando completamente l&#8217;edificazione dalle eventuali necessità di conduzione del fondo da parte degli agricoltori e del programma di sviluppo aziendale. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;"><strong>7)SOTTOTETTI FOREVER:</strong> la norma prevede il condono perpetuo dei sottotetti ai fini abitativi. Quindi non solo si renderebbero legali i sottotetti abusivi nelle costruzioni già realizzate ma si autorizzerebbe anche l&#8217;utilizzo dei sottotetti nelle nuove costruzioni (che, ricordiamo, non fanno volume). Un provvedimento che viene spacciato per “recupero di cubature” non diminuisce di fatto il carico edificatorio (anzi lo aumenta con le norme già viste) senza garanzie per la qualità urbana, considerato che, tra l&#8217;altro, si rende possibile tutto ciò anche nei centri storici. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;"><strong>Tanti altri codicilli contribuiscono a rendere del tutto inaccettabile questa proposta di legge che premia a senso unico i talebani del cemento </strong>e non le aziende e gli artigiani che vogliono puntare sulla qualità dell&#8217;edilizia. Ad esempio, perchè non rendere obbligatorio e incentivare l&#8217;uso del solare termico e del fotovoltaico, visto che darebbe lavoro a tanti artigiani con immensi benefici ambientali e per i cittadini in termini di risparmio sulla bolletta? Ovviamente per il cittadino tutto ciò si tramuta nella perdita di valore di quei beni comuni, come suolo, paesaggio e natura che la Regione a parole difende ma che nei fatti si propone di offendere. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;">Le associazioni chiedono l&#8217;immediata sospensione dell&#8217;iter della legge al fine di consentire un approfondito confronto che finora, probabilmente non a caso, è mancato del tutto. <strong>Lo Statuto regionale prevede la partecipazione dei cittadini e delle associazioni e riteniamo che un testo unico di tale rilevanza debba essere discusso preventivamente, prima che vi siano conseguenze irreparabili sul territorio.</strong> Le associazioni hanno numerose proposte desunte in larga parte dalle leggi sull&#8217;edilizia delle altre regioni che possono essere applicate facilmente in Abruzzo. Non capiamo perchè, per ognuna delle norme sopra ricordate, l&#8217;Abruzzo debba diventare “la peggiore della classe”. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;"> </span></p>
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		<title>&#8220;Per i voti della vandea si distrugge il paesaggio italiano&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Jan 2010 11:56:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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L&#8217;ITALIA DEI CONDONI di Paolo Berdini
Non abbiamo messo le mani in tasca agli italiani, è il mantra che ripete continuamente il ministro dell&#8217;Economia. Non è proprio vero, come noto, ma è sicuramente verissimo che il centrodestra ha messo le mani sulle città. Ha già svenduto per quattro soldi il patrimonio abitativo pubblico e ora si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
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<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>L&#8217;ITALIA DEI CONDONI</strong> di Paolo Berdini</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;">Non abbiamo messo le mani in tasca agli italiani, è il mantra che ripete continuamente il ministro dell&#8217;Economia. Non è proprio vero, come noto, ma <strong>è sicuramente verissimo che</strong> <strong>il centrodestra ha messo le mani sulle città.</strong> Ha già svenduto per quattro soldi il patrimonio abitativo pubblico e ora si accinge a regalare ai soliti noti caserme, edifici pubblici e perfino le spiagge. <strong>È poi verissimo che il governo ha messo le mani sull&#8217;ambiente</strong>. Con l&#8217;impegno personale profuso dallo stesso Berlusconi (sette giorni di personale campagna elettorale) per sconfiggere Renato Soru nelle recenti elezioni sarde: la posta in palio era la cancellazione del piano paesistico e quanto resta delle meravigliose coste sarde fin qui scampate dal cemento. Hanno infine messo le mani sui servizi pubblici. È di ieri la protesta dei presidi delle scuole romane che non hanno i soldi per far funzionare gli istituti e nel Veneto molte scuole sono pulite dai genitori. La sanità, come noto, è sistematicamente smantellata e affidata alle mani amiche degli Angelucci o don Verzè. </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>Ora la proposta di riaprire, per la quarta volta, un condono edilizio, è la più scandalosa conferma del superamento di ogni limite di legalità e decenza. </strong></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;">L&#8217;emendamento presentato ieri nella commissione Affari costituzionali del Senato dai due deputati campani del Pdl Vincenzo Nespoli e Carlo Sarro (e incautamente firmato dalla senatrice Incostante del Pd, che ha poi ritirato la firma) è molto chiaro, cristallino. Questo paese ha già pagato il prezzo di tre condoni. Il primo, nel 1985, ad opera dell&#8217;ormai agonizzante pentapartito, utilizzato per rendere legittimi milioni di edifici in particolare nel sud d&#8217;Italia. Il secondo nel 1994 &#8211; tempestivo biglietto da visita del primo governo Berlusconi &#8211; ha sdoganato quanto non era rientrato nei limiti temporali del primo. Il terzo, nel 2003, è servito per perpetuare il cambio di destinazione d&#8217;uso di moltissime attività commerciali nate illegalmente all&#8217;interno di capannoni industriali. </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;">Quest&#8217;ultimo condono aveva due soli argini, sia nel limite temporale che nell&#8217;impossibilità di condonare edifici nati in spregio dei vincoli paesaggistici tutelati &#8211; come noto a tutti meno che ai due eroici senatori &#8211; dalla stessa Costituzione. L&#8217;emendamento demolisce i due argini. <strong>Si potrà condonare tutto anche nelle aree vincolate.</strong> E non è casuale che proprio ieri si sia svolto ad Ischia un corteo di abusivi per richiedere proprio di consentire il condono nelle aree vincolate. <strong>Per i voti della vandea si distrugge il paesaggio italiano. </strong></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;">Quello compiuto ieri è dunque l&#8217;ultimo atto contro la legalità e contro un civile modo di vivere: le città si costruiscono con le regole, non con la legge dei furbi. Il fatto che i due senatori in questione siano il primo il sindaco di Afragola e il secondo eletto nella circoscrizione di Salerno gettano infine un&#8217;ombra sinistra sulla questione. <strong>Il rischio concreto di consegnare &#8211; ieri con lo scudo fiscale e oggi con l&#8217;ennesimo condono edilizio &#8211; le chiavi del futuro del paese alla criminalità organizzata.</strong> (<em>da  Il manifesto 28 gennaio 2010)</em></span></span></p>
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		<title>Regionali 2010: si aprono le danze</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Dec 2009 17:51:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cementificazione]]></category>
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 &#8220; Il Governo espone lo Stato ad un rischio penali di oltre 390 milioni di euro, avendo deciso incomprensibilmente di far realizzare una bretellina ferroviaria di 1,1 km, del costo di 23 milioni di euro, da Stretto di Messina (SDM) SpA, e quindi dal General Contractor capeggiato da Impregilo, invece che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span></p>
<p><!-- 		@page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span></p>
<p><!-- 		@page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;"> &#8220;</span></span><span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;"><em> Il Governo espone lo Stato ad un rischio penali di oltre 390 milioni di euro, avendo deciso </em></span></span><span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;"><em><strong>incomprensibilmente</strong></em></span></span><span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span><span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;"><em>di far realizzare una bretellina ferroviaria di 1,1 km, del costo di 23 milioni di euro, da Stretto di Messina (SDM) SpA, e quindi dal General Contractor capeggiato da Impregilo, invece che da RFI SpA, con gara pubblica</em></span></span><span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;">” È la denuncia di Stefano Leoni Presidente del WWF Italia.</span><span style="font-size: medium;"> Infatti la nuova Delibera CIPE n. 77/2009 modifica  il soggetto aggiudicatore (</span></span><span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;">RFI </span></span><span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;">SpA) </span></span><span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;">della “variante di Cannitello” individuando in SDM SpA il nuovo soggetto aggiudicatore per la realizzazione di questa piccola opera (legandola strumentalmente al Ponte). Invece nella precedente delibera CIPE 83/2006, sulla base dell’intesa Stato-Regione, (disconosciuta ora dal Governo), è scritto chiaramente che la realizzazione della bretellina di Cannitello non è subordinata alla realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina, ma serve soltanto a migliorare ed implementare il sistema della rete ferroviaria regionale. </span></span></p>
<p><!-- 		@page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p align="justify"><span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;"><strong> </strong></span></span></p>
<p><!-- 		@page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;">Con il via a Cannitello si rende operativa quella clausola del Contratto tra Stretto di Messina (SDM) SpA e il General Contractor capeggiato da Impregilo<strong> </strong>(che deve fare i progetti definitivo ed esecutivo del ponte e realizzarlo) che consente al General Contractor di chiedere come penale, in caso di mancata realizzazione del ponte, il 10% del valore dell’intera opera. <strong>Sono in gioco tra i 390 milioni e i 630 milioni di euro, che lo Stato dovrà dare nel caso rinunci al ponte.</strong></span></span><span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;"> Un bel favore a Impregilo a danno dei cittadini! </span></span><span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span><a href="../wp-content/uploads/2009/12/SCHEDA-TECNICA.doc">SCHEDA </a></p>
<p><!-- 		@page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p align="justify"><span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-style: normal;"><span style="text-decoration: none;"><strong>Cannitello è anche il “via” ad opere incompiute a danno del territorio</strong>. </span></span>Nel disegno di legge sulla Finanziaria 2010 in discussione in Parlamento il Governo ha infilato un emendamento che consente di avviare i cantieri di singoli lotti delle grandi opere inserite nelle reti transeuropee anche se si ha solo il 10-20% della copertura finanziaria del valore dell’opera nel suo complesso e prevedendo che ci possa essere anche un “mancato finanziamento”. Secondo quanto denunciato dal WWF al Parlamento, ciò significa che il Paese potrà di nuovo, come in passato, essere costellato di autostrade o di ferrovie incompiute.</span></span></p>
<p><!-- 		@page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p align="justify"><span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;">A questi disegni si oppongono la Rete dei Comitati e le associazioni che hanno dato vita alla manifestazione di Villa San Giovanni, ma anche la <strong>Regione Calabria</strong>, che con coraggio e determinazione ha deciso di uscire dalla SDM SpA e, accogliendo l&#8217;appello del WWF , ha impugnato la delibera del CIPE del luglio 2009 che cancella l’intesa tra Stato e Regione sulla variante di Cannitello. <strong> </strong></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-style: normal;" align="justify"><span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">
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		<title>A proposito di opere faraoniche..</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Dec 2009 18:51:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cementificazione]]></category>
		<category><![CDATA[Redazionali]]></category>

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Il Faraone e la Fata Morgana-di Tonino Perna 
Si racconta che quando i Normanni nell&#8217;XI secolo arrivarono sulla punta estrema dello stivale si trovarono di fronte a una inattesa visione: la terra dei Siculi si era unita a quella dei Bruzi. Stupiti, spronarono i cavalli recalcitranti ad attraversare lo Stretto e così finirono nelle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>Il Faraone e la Fata Morgana-di Tonino Perna </strong></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;">Si racconta che quando i Normanni nell&#8217;XI secolo arrivarono sulla punta estrema dello stivale si trovarono di fronte a una inattesa visione: la terra dei Siculi si era unita a quella dei Bruzi. Stupiti, spronarono i cavalli recalcitranti ad attraversare lo Stretto e così finirono nelle sue gelide acque, vittime di un effetto ottico di rifrazione della luce. Intuirono subito che lo scherzetto non poteva che essere stato organizzato dalla Fata Morgana, la quale doveva abitare necessariamente nel suo castello di vetro in mezzo allo Stretto. D&#8217;altra parte, di fronte sorge l&#8217; Etna, il gigante che sputa fuoco e nelle cui viscere viveva Re Artù. </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;">Lo Stretto di Messina è un luogo peculiare in tutto il Mediterraneo, un concentrato di miti e di effetti speciali, di culture arcaiche, di paesaggi mozzafiato e di straordinari fenomeni fisici. Qui avviene lo scontro/incontro tra lo Jonio ed il Tirreno che genera le correnti più forti del mare nostrum, nelle quali importanti studi del Cnr individuano un enorme potenziale di produzione di energia pulita. Qui spiaggiano i pesci abissali, uno spettacolo unico della natura, oggetto di ricerca da parte di studiosi provenienti da tutto il mondo. Qui si ambienta e si rinnova una delle pagine più belle del viaggio di Ulisse che Omero ci ha regalato: Scilla è tutt&#8217;ora una grande roccia con aspetti mostruosi, oggi inabissata a circa cinquanta metri di fronte al castello dei Ruffo; Cariddi è un vortice tutt&#8217;ora pericoloso se ci si avvicina con una piccola imbarcazione. </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;">Di fronte a queste meraviglie della natura chi poteva pensare di costruirci un ponte? E chi poteva solo pensare di progettare un ponte che per essere collegato alle ferrovie ed alle corsie autostradali esistenti deve mettere a soqquadro due territori di straordinaria bellezza e fragilità? Passare sopra la testa dei messinesi, bucare colline di sabbia friabile, coprire con una colata di cemento Ganzirri e i suoi laghetti salati, devastare le montagne di Scilla, gettare un&#8217;orgia di bretelle autostradali e ferroviarie per portare macchine e treni a novanta metri di altezza. </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;">Solo un novello Faraone poteva accanirsi per realizzare un&#8217;opera così devastante, che distrugge l&#8217;economia locale , riduce l&#8217;occupazione e cancella uno dei paesaggi più belli al mondo. Naturalmente il Faraone ha al suo fianco un&#8217;ampia schiera di cortigiani, capi tribù, astrologi che non sbagliano mai. Per questo il costo complessivo dell&#8217;opera non è mai stato calcolato, la stime variano di anno in anno, in base alla configurazione degli astri e al mutare delle stagioni. Questa volta però non si tratta di costruire una piramide in un deserto, ma un&#8217;opera gigantesca in un&#8217;area ricca di natura e cultura. Soprattutto, il Faraone non sa, come non lo sapevano i celti-normanni, che questo è lo spazio della Fata Morgana, che è ancora viva e vegeta e non finisce di sorprenderci. E&#8217; lei che unisce Reggio e Messina, il nord ed il sud di questo paese, portando oggi decine di migliaia di persone di fronte alla magia dello Stretto, spostando le nuvole minacciose che incombono, inabissando nelle sue acque l&#8217;idea stessa del Ponte. Un&#8217;idea malefica, che è costata finora centinaia di milioni di euro per accrescere la platea dei servi e dei cortigiani allevati dalla Società Stretto di Messina. Un&#8217;idea malvagia, che ha provocato già lo smantellamento dei servizi di trasporto tra le due sponde, con un grave danno agli oltre seimila passeggeri che quotidianamente prendono la metro del mare, cioè l&#8217;aliscafo che unisce le due città. </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;">Attento Faraone, sembra dire la Fata Morgana dal profondo blu dello Stretto, qui si sono inabissati i Normanni, qui in un attimo, nel 1908, si sono sbriciolate le case a cinque piani che sorgevano sul mare, qui il mito prometeico della nostra civiltà trova il suo limite invalicabile. Qui possiamo ritrovare la strada che porta alla salvaguardia degli ecosistemi e della vita sul nostro pianeta.<em> Il Manifesto del 19-12-2009 </em><br />
</span></span></p>
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		<title>Una legge urbanistica pericolosa</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Dec 2009 10:18:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
Vi proponiamo una prima analisi (piuttosto preoccupante) dei consiglieri Maurizio Acerbo (PRC) e Antonio Saia (PdCI) del nuovo testo di Legge Urbanistica regionale appena uscito dalla Commissione e in procinto di essere discussa in Consiglio regionale.

Martedì 15 dicembre approderà in Consiglio regionale la nuova legge urbanistica sulla quale si è registrato il voto a favore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>Vi proponiamo una prima analisi (piuttosto preoccupante) dei consiglieri Maurizio Acerbo (PRC) e Antonio Saia (PdCI) del nuovo testo di Legge Urbanistica regionale appena uscito dalla Commissione e in procinto di essere discussa in Consiglio regionale.</strong></span></span></p>
<p><!-- 		@page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;">Martedì 15 dicembre approderà in Consiglio regionale la nuova legge urbanistica sulla quale si è registrato il voto a favore in commissione del centrodestra e del PD.   A nostro parere un testo così articolato e complesso avrebbe meritato un appropriato approfondimento in commissione. E’ vero che sul testo hanno lavorato prima la giunta Pace e poi la giunta Del Turco, ma come indica la recente storia abruzzese questo non è sicuramente un titolo di merito. Anzi. </span></span></p>
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<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;"> Sul numero in edicola del settimanale Carta uno dei più autorevoli urbanisti italiani Vezio De Lucia ben evidenzia le criticità della nuova legge(l’articolo è disponibile on line:<a href="  http://www.eddyburg.it/article/articleview/14331/0/293/"> http://www.eddyburg.it/article/articleview/14331/0/293/</a>). Già nel 2006 sul sito del decano dell’urbanistica italiana Edoardo Salzano era apparsa un’analisi impietosa della proposta di legge</span></span><a href="  http://www.eddyburg.it/article/articleview/9686/0/265/"><span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;"> http://www.eddyburg.it/article/articleview/9686/0/265/</span></span></a><span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span><span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;"> a firma dello scomparso Luigi Scano. </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;">Impossibile riassumere tutti i punti che ci vedono critici rispetto a un testo inutilmente prolisso e bizantino. </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;">Ci limitiamo a segnalare soltanto alcune questioni: </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;">1)    Nel mentre si proclama all’articolo1 il principio fondamentale del <em>“contenimento del consumo del suolo”</em> lo stesso invece è incentivato forsennatamente. Basta leggere l’articolo sulla disciplina delle zone del territorio a vocazione agricola e a rilevanza ambientale: non è considerato meritevole di tutela l’intero spazio aperto, come da lustri hanno stabilito altre leggi regionali,  ma solo le parti appositamente individuate. Infatti il comma 3 dell’art.6, micidiale,  prevede che i Comuni individuano zone che <em>“pur caratterizzate come rurali, non presentano un particolare interesse alla coltura agricola, né una spiccata valenza ambientale”</em>, e perciò possono essere oggetto di trasformazione edilizia a uso residenziale con indice 0,03 e lotto minimo di 10.000 mq. È inverosimile che si ricorra ancora a norme devastanti su indici e lotto minimo. Ricordiamo che le leggi di Emilia Romagna, Veneto, Piemonte, Toscana, Province autonome di Bolzano e di Trento, e anche di Sardegna, Marche, Calabria, Liguria, Lazio, Campania partono dal principio che in tutto il territorio non urbanizzato può definirsi ammissibile la nuova costruzione esclusivamente di  edifici funzionali all’esercizio della attività agricole e silvo-pastorali, siano essi edifici a uso abitativo per addetti a tali attività, siano essi annessi rustici (piano aziendale agricolo). Ormai dall’Europa si è diffusa faticosamente anche in Italia l’idea che va contrastato il cosiddetto sprawl che caratterizza già fin troppo il territorio anche della nostra regione. </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;">2)    Si tratta di una normativa prolissa, bizantina e inutilmente complicata, che implica di conseguenza il ricorso sistematico agli accordi di programma. E’ prevista infatti una quantità spropositata di strumenti di pianificazione e ambiti d’intervento. Una foresta di nuovi istituti, inedite nomenclature, acronimi di nuovo conio, che sembrano fatti apposta per perdere ogni riferimento e per rendere impossibile la partecipazione e il controllo dal basso. Solo alla scala comunale: Documento preliminare e/o pianificazione strategica (art. 25); PG, Schema di assetto strutturale, Regolamento urbanistico, Piano dell’armatura urbana, Distretto urbano di trasformazione,  Distretto di nuovo impianto (art. 27); Piano strutturale (art. 30); Piani di settore (art. 31);  Programmi integrati d’intervento (art. 32); Bilancio urbanistico (annuale!), Rapporto urbanistico, Zone urbanistiche, SRAU (art. 33); Piani attuativi (art. 34); PAUT (art. 36). È un elenco assolutamente incompleto e sono state tralasciate le procedure di valutazione, di concertazione, eccetera. Nella stessa legge che stabilisce le regole (inutilmente complicate) della pianificazione si prevedono i modi per eluderla, cioè il ricorso agli accordi di programma e ad altri istituti derogatori. Se le procedure di approvazione fossero   rigorosamente contenute entro pochi mesi non ci sarebbe la necessità di far ricorso all’accordo di programma e simili. Inutile dire che gli accordi di programma e simili non vengono sottoposti alla VAS e alle procedure di una normale variante al PRG. </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;">3)    Particolarmente preoccupante è il combinato disposto tra nuova legge urbanistica e il nuovo piano paesaggistico regionale che non a caso è stato appaltato a una società esterna. Facciamo notare che l’art. 135 del Codice del Paesaggio, pure citato nell’art. 22 della proposta di legge, prevede che il piano paesaggistico sia elaborato “congiuntamente” tra ministero dei Beni Culturali e regioni. Ma nella procedure di adozione e approvazione del piano paesaggistico (art. 23) il ministero e/o le soprintendenze non sono neanche nominati. </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;">4)    Il progetto di legge prevede l’estensione universale della perequazione, prevedendo il trasferimento tra i diversi “distretti” delle capacità edificatorie (art.20), dispositivo che non può non tradursi in una dissennata estensione del suolo edificabile. </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;">5)    Si pongono anche problemi di democrazia relativi al ruolo del Consiglio Regionale visto che l’approvazione della Carta dei Luoghi e del Paesaggio, definita fondamento di tutta l’attività pianificatoria, è attribuita alla Giunta Regionale. Per non parlare della gran parte dei comuni privi di una struttura interna in grado di porre in essere la complicatissima trama di strumenti urbanistici (per la gioia di qualche società esterna pronta ad accaparrarsi la pianificazione urbanistica). </span></span></p>
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<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;">Ci fermiamo qui perché crediamo di aver già fornito abbondante materia di riflessione.  E a questo punto </span></span><span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;">ci domandiamo: quanti membri del Consiglio e della Giunta hanno effettivamente approfondito il testo? Non sarebbe il caso perlomeno di confrontarsi in sede appropriata e di verificare se le nostre sono soltanto preoccupazioni immotivate?   Noi daremo battaglia in Consiglio perché la Regione Verde d’Europa merita una legge che punti sulla salvaguardia del territorio e sulla vivibilità delle città, non uno strumento che incentiva la deregulation urbanistica e il prevalere degli interessi privati.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;">M.Acerbo (PRC),  A.Saia (PdCI)- consiglieri regionali<br />
</span></span></p>
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		<title>Piano Casa Abruzzo: limitati i danni. Per ora</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Aug 2009 07:25:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cementificazione]]></category>
		<category><![CDATA[Piano Casa]]></category>
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		<description><![CDATA[Grazie all&#8217;intervento tempestivo delle associazioni ambientaliste, che son riuscite a presentare le proprie osservazioni alla commissione (appena il giorno prima della discussione in Consiglio), e grazie alla congiunta azione di chi (in questo caso il gruppo del PRC)  all&#8217;interno dell&#8217;istituzione ha lanciato l&#8217;allarme eppoi ha condotto la battaglia degli emendamenti per modificare alcune norme [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;">Grazie all&#8217;intervento tempestivo delle associazioni ambientaliste, che son riuscite a presentare le proprie osservazioni alla commissione (appena il giorno prima della discussione in Consiglio), e grazie alla congiunta azione di chi (in questo caso il gruppo del PRC)  all&#8217;interno dell&#8217;istituzione ha lanciato l&#8217;allarme eppoi ha condotto la battaglia degli emendamenti per modificare alcune norme sostanziali che avrebbero reso il Piano Casa abruzzese uno dei più devastanti tra le regioni italiane, <strong>sono stati limitati i danni. Per ora.</strong></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="background: #ffffff none repeat scroll 0% 0%;"> <span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;">Si attende il testo definitivo per valutare i singoli aspetti e la portata sul territorio delle norme approvate in una corsa contro il tempo che, comunque, non ha giovato all&#8217;ambiente abruzzese.</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="background: #ffffff none repeat scroll 0% 0%;">Alcune delle norme più contestate, come quella relativa alle strutture turistiche che avrebbero potuto chiudere terrazzi, verande e logge (anche sul demanio), quella che permetteva di allargare del 20% non solo le piccole abitazioni ma tutti gli edifici, residenziali e non e per qualsiasi cubatura, e quella relativa alle aree e agli edifici da escludere che permetteva interventi finanche nei centri storici e sugli edifici vincolati, sembrano essere state cassate, così come pare sia stato introdotto l&#8217;obbligo, per avere i premi di cubatura, di costruire secondo criteri più stringenti dal punto di vista del risparmio energetico e della bio-edilizia (con l&#8217;impegno di varare al più presto i regolamenti collegati).</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="background: #ffffff none repeat scroll 0% 0%;">Ma  alcune norme, come per esempio quella sulle strutture turistiche, potrebbero rientrare presto da un&#8217;altra porta: la Legge Urbanistica regionale in prossima discussione a settembre. Staremo a vedere. </span></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="background: #ffffff none repeat scroll 0% 0%;">Il giudizio generale resta negativo.   l&#8217;Italia non ha bisogno di altro cemento, come ci conferma l&#8217;impietosa fotografia sull’Italia scattata nel dossier “<em><strong>2009 L’anno del Cemento”</strong></em><strong>, a cura del WWF</strong> con contributi di Bernardino Romano e Corrado Battisti dell’Università dell’Aquila.</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="background: #ffffff none repeat scroll 0% 0%;"> <span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>&#8220;230 mq di urbanizzazione per ogni abitante. Solo il 14% del territorio libero e distante almeno 5 km dall&#8217;edificato. </strong></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="background: #ffffff none repeat scroll 0% 0%;">Un territorio quasi saturo, sparpagliato, cosparso a macchia di case, strade e capannoni, una specie di città diffusa che sembra più una metastasi che una città, con <strong>oltre 3,5 milioni di ettari, di cui 2 milioni di terreni agricoli, divorati dal cemento negli ultimi 15 anni</strong> (una superficie grande quasi quanto il Lazio e l’Abruzzo messi insieme, a un ritmo di 244.000 ettari all’anno); oltre <strong>8.000 comuni e 8.000 piani regolatori diversi, 12,8 milioni di edifici, 27 milioni di unità abitative (per il 20% non abitate!) </strong>e una serie di piani casa in corso di definizione. Il tutto collegato da <strong>più di 200.000 km di strade </strong>che frammentano il territorio come fosse un mosaico, <strong>e un piano di “infrastrutture strategiche” (Legge Obiettivo) </strong>che danneggerebbe 84 aree protette e 192 Siti di Importanza Comunitaria (SIC), tutelati dall’Unione Europea. Mentre dall’altro lato la <strong>crescita demografica è limitata se non assente</strong> (a Palermo la popolazione è aumentata del 50%, l’urbanizzazione del 200%)&#8221;  <a href="http://www.marelibero.net/wp-content/uploads/2009/08/wwf-2009-anno-del-cemento1.doc">dal comunicatoWWF leggi tutto</a></span></span></span></p>
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