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	<title>MareLibero.net &#187; Redazione</title>
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		<title>&#8220;Le newco del mondo libero&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Jul 2010 10:45:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Redazionali]]></category>

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		<description><![CDATA[di Alessandro Robecchi (dal Manifesto del 25 luglio)
Grazie alle nostre talpe nella sede centrale Fiat, a Detroit, siamo giunti in possesso dei futuri piani di sviluppo dell’azienda americana. Eccoli.
La Fiat Lapa, burinissima e riconoscibile dai tatuaggi sulle portiere, verrà prodotta nel Borneo meridionale. L’accordo prevede sgravi fiscali per i prossimi duemila anni ad aziende guidate [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Alessandro Robecchi</strong> (dal Manifesto del 25 luglio)</p>
<p style="text-align: justify;">Grazie alle nostre talpe nella sede centrale Fiat, a Detroit, siamo giunti in possesso dei futuri piani di sviluppo dell’azienda americana. Eccoli.<br />
<strong>La Fiat Lapa</strong>, burinissima e riconoscibile dai tatuaggi sulle portiere, verrà prodotta nel Borneo meridionale. L’accordo prevede sgravi fiscali per i prossimi duemila anni ad aziende guidate da figli di scrittori imbolsiti il cui nome cominci per E e finisca per lkann. Per ogni operaio assunto, il governo darà alla Fiat l’equivalente di ottomila dollari in banane. Marchionne si è mostrato interessato. Il <em>Corriere della Sera</em> ha lodato la maturità dei sindacati locali.<br />
<strong>La Fiat Kakka</strong>, la monovolume di forma cilindrica allungata, sarà prodotta in Corea del Nord. I sindacati nordcoreani sono entusiasti per il salto di qualità salariale dei loro iscritti: “Una banana al mese per una famiglia nordcoreana è come vincere al totocalcio”. I turni di lavoro di 32 ore consecutive con una pausa per il bagno di ventisei secondi sono considerati lussi occidentali, “esagerati” secondo <em>La Stampa</em> di Torino<br />
<strong>La Fiat Sòla</strong>, la macchina sportiva per fughe veloci, si produrrà molto probabilmente in Brasile. Il governo si impegna a fornire alla Fiat sgravi fiscali, soldi in contanti per ogni operaio assunto e incentivi per tutti i manager con la panza che si presentino in maglione anche se ci sono 54 gradi all’ombra. Tutto in anticipo, così quando Fiat dirà che non se fa più niente, avrà già incassato un discreto gruzzoletto e potrà annoverare la Fiat Sòla tra i suoi successi.<br />
<strong>La Fiat Panda</strong>. Dovevano farla a Pomigliano, ma disgraziatamente il sindacato non è collaborativo come quello di Pyongyang. In linea con lo stile Fiat, chiuderà anche Mirafiori e il nuovo modello si costruirà in Serbia, con un nuovo nome. Si chiamerà Fiat Rappresaglia: per ogni macchina costruita si licenzieranno quattro lavoratori italiani. I rastrellamenti sono già cominciati a Termini Imerese e risaliranno la penisola nei prossimi mesi.</p>
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		<title>Una valanga di cemento ci seppellirà..</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Jul 2010 15:24:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cementificazione]]></category>
		<category><![CDATA[Redazionali]]></category>

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Il Consiglio Regionale con il solito blitz estivo sta per approvare una proposta di legge sull&#8217;edilizia a dir poco devastante.  Dieci associazioni ambientaliste hanno denunciato in una conferenza stampa, svoltasi oggi a Pescara, il tentativo di colpo di mano pro-cemento in corso presso il Consiglio Regionale per la discussione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p><strong> </strong></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;"><strong><span style="font-size: small;"> </span></strong></p>
<p><span style="font-size: small;"> </span></p>
<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --><span style="font-size: small;"> </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;"> </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;">Il Consiglio Regionale con il solito blitz estivo sta per approvare una proposta di legge sull&#8217;edilizia a dir poco devastante.</span><strong><span style="font-size: small;"> </span></strong><span style="font-size: small;"> Dieci associazioni ambientaliste hanno denunciato in una conferenza stampa, svoltasi oggi a Pescara, il tentativo di colpo di mano pro-cemento in corso presso il Consiglio Regionale per la discussione di un nuovo Testo Unico per l&#8217;Edilizia. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;"><strong>WWF, Italia Nostra, Altura, Marelibero.net, LIPU, Marevivo, Mountain Wilderness, Pronatura, Abruzzo Social Forum e Legambiente</strong> hanno ribattezzato la proposta di legge “Legge Colata” per la valanga di cemento che potrebbe definitivamente stravolgere il paesaggio e il territorio abruzzese. Un nuovo sacco edilizio in una regione che ha una delle coste più cementificate d&#8217;Italia e che vede le sue aree collinari e interne trasformarsi in periferie e villettopoli prive di qualità. Tante le criticità di una legge che, invece di trattare i problemi dell&#8217;edilizia cercando di rilanciare il settore riqualificando i centri urbani, punta ad una profonda deregulation che favorisce solo i costruttori più retrivi e i grandi interessi a discapito della qualità urbana e del paesaggio. In particolare le associazioni contestano i seguenti punti: </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;"><strong>1)ANTENNA, ELETTRODOTTI E GASDOTTI SELVAGGI:</strong> se passasse la legge nell&#8217;attuale formulazione la realizzazione di elettrodotti, antenne per la telefonia, gasdotti ecc., ancorchè proposti da privati, costituirebbero un&#8217;automatica modificazione dei piani regolatori. Quindi si tornerebbe ad “antenna selvaggia” anche dentro i centri storici senza alcuna possibilità di pianificare da parte delle amministrazioni comunali. E&#8217; una norma totalmente ingiustificata che tutela esclusivamente gli interessi dei grandi gruppi a discapito dei cittadini. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;"><strong>2)PREMI DI CUBATURA COME A MONTESILVANO:</strong> riprendendo il “modello Montesilvano” assurto alle cronache non tanto come città modello per l&#8217;edilizia, si propone un premio di cubatura del 20% per tutte le ristrutturazioni e nuove edificazioni, se si costruisce in classe energetica B. E&#8217; un regalo ai costruttori, visto che già ora e senza benefici le aziende stanno mettendo sul mercato edifici in classe anche A, visto che li vendono a peso d&#8217;oro. Questa norma intanto non si traduce in alcun beneficio per i cittadini visto che i costruttori venderebbero gli edifici secondo i prezzi di mercato per case con quelle caratteristiche. Poi farebbe annullare gli eventuali vantaggi energetici, visto che comunque si aumentano le cubature autorizzate. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;"><strong>3)SUOLO ADDIO:</strong> le norme sull&#8217;impermeabilizzazione dei suolo, invece che contenerla, la esacerbano visto che prevede la possibilità di rendere impermeabile il 50% del lotto. Sembrerebbe una percentuale alta ma il comma specifica “al netto dell&#8217;ingombro dell&#8217;edificio”. Quindi, in realtà, il comma va letto in questo modo: di quello che c&#8217;è attorno all&#8217;edificio si può coprire con asfalto e cemento ancora la metà! Basta vedere cosa è accaduto ai Colli di Pescara durante l&#8217;ultimo temporale, con fiumi che scendevano per le strade, per capire l&#8217;assurdo di una norma che sarebbe tra le peggiori in Italia. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;"><strong>4)LA REGIONE SI DA AL GREENWASHING:</strong> la proposta parla anche di disposizione in materia di edilizia ecologica ma, alla fine, si limita a dire che la Giunta Regionale “può” adottare linee guida finalizzate a promuovere lo sviluppo sostenibile. Come “può”? Mentre le altre regioni hanno già stabilito protocolli operativi, come ad esempio, ITACA, che sono centrali nella programmazione edilizia, la Regione Abruzzo di fatto propone solo vuote parole senza affrontare la questione. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;"><strong>5)UNA NORMA PRO-ABUSIVISMO:</strong> una norma pericolosissima perchè, di fatto, favorisce i tentativi di abusivismo, è quella che stabilisce i criteri per classificare le difformità in campo edilizio. Secondo la proposta sarebbero essenziali le modifiche che porterebbero ad un incremento della superficie utile superiore del 10% di quella autorizzata. Si tratta di una percentuale altissima soprattutto perchè non pone limiti di superficie (ad esempio, la regione Emilia Romagna pone comunque un limite di 300 mq). Per un appartamento di 100 mq ciò si tramuta in un aumento di 9 mq. ma per un centro commerciale autorizzato per 10.000 mq si potrebbero costruirne altri 999 senza che ciò costituisca variazione essenziale rispetto al progetto! Inoltre per accertare la totale difformità di un intervento, la categoria più grave che prevede la demolizione, bisogna superare il 20% dell&#8217;autorizzato, anche qui senza alcun limite di superficie, oppure superare in altezza di 2,5 metri rispetto a quella di progetto (anche qui senza limiti di cubatura)! Ovviamente con limiti così alti sarà di fatto conveniente provare ad aumentare altezze e superfici rimanendo in questi limiti così ampi, sperando di non essere scoperti. In caso contrario al massimo si paga la penale ma già in partenza si è sicuri di non dover abbattere l&#8217;edificio. Perchè le altre regioni, come la Lombardia, hanno stabilito limiti estremamente più restrittivi? </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;"><strong>6)ADDIO CAMPAGNA:</strong> in una legge sull&#8217;edilizia si introducono norme di urbanistica e, in particolare, quelle relative alla disciplina dei suoli agricoli. Senza fare una seria valutazione delle conseguenze nefaste derivate dall&#8217;aver consentito nel passato di rendere edificabili i suoli agricoli (il famigerato indice 0,03 mc su mq con lotto minimo di 1 ettaro), con le colline abruzzesi ormai trasformate in villettopoli, la proposta ripropone questa norma peggiorandola ulteriormente e svincolando completamente l&#8217;edificazione dalle eventuali necessità di conduzione del fondo da parte degli agricoltori e del programma di sviluppo aziendale. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;"><strong>7)SOTTOTETTI FOREVER:</strong> la norma prevede il condono perpetuo dei sottotetti ai fini abitativi. Quindi non solo si renderebbero legali i sottotetti abusivi nelle costruzioni già realizzate ma si autorizzerebbe anche l&#8217;utilizzo dei sottotetti nelle nuove costruzioni (che, ricordiamo, non fanno volume). Un provvedimento che viene spacciato per “recupero di cubature” non diminuisce di fatto il carico edificatorio (anzi lo aumenta con le norme già viste) senza garanzie per la qualità urbana, considerato che, tra l&#8217;altro, si rende possibile tutto ciò anche nei centri storici. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;"><strong>Tanti altri codicilli contribuiscono a rendere del tutto inaccettabile questa proposta di legge che premia a senso unico i talebani del cemento </strong>e non le aziende e gli artigiani che vogliono puntare sulla qualità dell&#8217;edilizia. Ad esempio, perchè non rendere obbligatorio e incentivare l&#8217;uso del solare termico e del fotovoltaico, visto che darebbe lavoro a tanti artigiani con immensi benefici ambientali e per i cittadini in termini di risparmio sulla bolletta? Ovviamente per il cittadino tutto ciò si tramuta nella perdita di valore di quei beni comuni, come suolo, paesaggio e natura che la Regione a parole difende ma che nei fatti si propone di offendere. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;">Le associazioni chiedono l&#8217;immediata sospensione dell&#8217;iter della legge al fine di consentire un approfondito confronto che finora, probabilmente non a caso, è mancato del tutto. <strong>Lo Statuto regionale prevede la partecipazione dei cittadini e delle associazioni e riteniamo che un testo unico di tale rilevanza debba essere discusso preventivamente, prima che vi siano conseguenze irreparabili sul territorio.</strong> Le associazioni hanno numerose proposte desunte in larga parte dalle leggi sull&#8217;edilizia delle altre regioni che possono essere applicate facilmente in Abruzzo. Non capiamo perchè, per ognuna delle norme sopra ricordate, l&#8217;Abruzzo debba diventare “la peggiore della classe”. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;"> </span></p>
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		<title>Allarme recessione culturale</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Jul 2010 10:30:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Redazionali]]></category>

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		<description><![CDATA[
 
Lettera aperta al governo in favore della cultura italiana 
La manovra di Tremonti che tiene in scacco l&#8217;Italia che lavora (quella vera) continua a non far entrare in nessun emendamento la parola «cultura» e a tenerla accuratamente fuori la porta. Parola che persevera nella sua «invisibilità», facendo colare a picco il nostro paese in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><strong><span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;">Lettera aperta al governo in favore della cultura italiana </span></span></strong></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;">La manovra di Tremonti che tiene in scacco l&#8217;Italia che lavora (quella vera) continua a non far entrare in nessun emendamento la parola «cultura» e a tenerla accuratamente fuori la porta. Parola che persevera nella sua «invisibilità», facendo colare a picco il nostro paese in una recessione di civiltà. Così, dopo il drammatico incontro svoltosi al Maxxi lo scorso 6 luglio, alcune associazioni nazionali &#8211; <strong>Federculture, Civita, Fai, Italia Nostra, Legambiente e Wwf -</strong> hanno deciso di unire le loro firme per inoltrare una <a href="http://www.marelibero.net/wp-content/uploads/2010/07/lettera-aperta-Associazioni.pdf">lettera aperta </a>al presidente del consiglio Berlusconi, al ministro Sandro Bondi e a Giulio Tremonti, annunciando un allarme rosso. </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;">In gioco, infatti, con i tagli alla spesa e i trasferimenti di beni agli enti locali (peraltro decurtati fino all&#8217;osso del loro budget), c&#8217;è la sopravvivenza stessa di un&#8217;intera fetta di patrimonio, non ultimo quello paesaggistico e ambientale. La tutela si fa impossibile così come la promozione &#8211; e meno che mai programmazione &#8211; dell&#8217;offerta culturale. La mortificazione dai contorni sadici di quel settore, l&#8217;unico che potrebbe consegnare l&#8217;Italia a una prospettiva futura, invece di farla sprofondare in un buco nero, risulta incomprensibile perché «anti-economica» e nefasta portatrice di una paralisi che bloccherebbe ogni crescita del paese. È quanto sottolineato anche da questo inedito «consorzio» di lavoratori, unanimi nello spedire la «cartolina di sos» al governo, con la speranza di trovare ascolto e di abbattere il muro dell&#8217;indifferenza. </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: FreeSerif,serif;"><span style="font-size: medium;">Nel testo, le sei associazioni condividono la necessità di individuare gli sprechi di denaro, ma chiedono di salvaguardare le eccellenze e di salvaguardare i livelli dei servizi erogati ai cittadini, facendo leva sulla cultura vista come un tesoro in grado di attirare il capitale privato. «La manovra &#8211; scrivono &#8211; rischia di mettere in discussione il principio costituzionale di tutela e promozione del nostro patrimonio culturale, artistico e ambientale, sancito dall&#8217;articolo 9. La riduzione del 50% delle risorse destinate agli istituti culturali, quasi fossero tutti &#8216;enti inutili&#8217;, senza l&#8217;individuazione di criteri e parametri oggettivi che valutino l&#8217;effettiva esistenza di sprechi, decreterà un indiscriminato abbassamento dell&#8217;intervento pubblico per la cultura&#8230; Non si investe, anzi risultano ulteriormente penalizzate le ricchezze artistiche e l&#8217;industria creativa, che sono un volano per l&#8217;economia, la competitività locale, l&#8217;occupazione». Poi, l&#8217;affondo finale: «La recessione culturale è un danno troppo grave, che il paese non può permettersi e i cui effetti negativi si farebbero sentire per molti anni, ben al di là della crisi economica». Messo a punto lo stato delle cose, le associazioni reclamano dunque un&#8217;azione coraggiosa che colpisca le inefficienze e valorizzi la qualità delle iniziative; chiedono criteri selettivi e trasparenti e, soprattutto, un severo controllo del governo sui meccanismi del federalismo demaniale. La ricetta sarebbe utile anche per evitare l&#8217;emorragia di talenti e l&#8217;emigrazione intellettuale che affligge l&#8217;Italia da troppi anni.<em> (dal manifesto del 11-7-2010)</em><br />
</span></span></p>
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		<title>9 luglio: giornata del silenzio</title>
		<link>http://www.marelibero.net/2010/07/09/9-luglio-giornata-del-silenzio/</link>
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		<pubDate>Fri, 09 Jul 2010 08:44:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Iniziative]]></category>
		<category><![CDATA[Redazionali]]></category>

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		<description><![CDATA[ 
 
Sottoscriviamo l&#8217;appello di Articolo 21 :

&#8220;Pensiamo che sia importante l&#8217;adesione alle iniziative contro il Ddl intercettazioni di quelle redazioni sommerse, spesso informali, che costituiscono l&#8217;informazione diffusa nel nostro Paese e che in gran parte viaggia sul web. Un mondo però che, proprio per questa sua specificità, spesso si astiene da queste forme di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --> <!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><strong><span style="font-size: medium;">Sottoscriviamo l&#8217;appello di Articolo 21 :<br />
</span></strong></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">&#8220;Pensiamo che sia importante l&#8217;adesione alle iniziative contro il Ddl intercettazioni di quelle redazioni <em>sommerse,</em> spesso informali, che costituiscono l&#8217;informazione diffusa nel nostro Paese e che in gran parte viaggia sul web. Un mondo però che, proprio per questa sua specificità, spesso si astiene da queste forme di protesta. Questa volta non sarà così. Non pubblicheremo nulla il giorno 9 se non le nostre considerazioni sulla legge bavaglio. In questo modo sarà chiaro che anche realtà minori o poco conosciute, alternative e diversificate ma di qualità, sono buona parte della spina dorsale dell&#8217;informazione in Italia, dove non esistono solo grandi quotidiani o grandi reti televisive. La minaccia del ddl riguarda tutti e dunque anche chi non lavora in un giornale, non ha una posizione contrattualizzata, non si riconosce nel sindacato o non si sente rappresentato dalla protesta. Chi è meno tutelato di altri ma altrettanto colpito nella sua dignità professionale e nella qualità del suo lavoro&#8221;. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> </span><a href="http://www.articolo21.org/47/appello/il-9-luglio-giornata-del-silenzio.html"><span style="font-size: medium;">http://www.articolo21.org/47/appello/il-9-luglio-giornata-del-silenzio.html</span></a></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">
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		<title>INCHIODATO</title>
		<link>http://www.marelibero.net/2010/06/25/inchiodato/</link>
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		<pubDate>Fri, 25 Jun 2010 11:52:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Petrolizzazione Abruzzo]]></category>
		<category><![CDATA[Redazionali]]></category>

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Spettacolo poco dignitoso quello del  Consiglio Regionale straordinario sul petrolio svoltosi mercoledì scorso (23 giugno) a L&#8217;Aquila.  In discussione  una RISOLUZIONE,(concordata con il movimento), presentata dai consiglieri di minoranza che, una volta per tutte, avrebbe impegnato il Presidente e la Giunta regionale a compiere azioni concrete per bloccare definitivamente il processo di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><a href="http://www.marelibero.net/wp-content/uploads/2010/06/petrolio-LAQUILA.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-2511" title="petrolio L'AQUILA" src="http://www.marelibero.net/wp-content/uploads/2010/06/petrolio-LAQUILA.jpg" alt="petrolio L'AQUILA" width="237" height="177" /></a><a href="http://www.marelibero.net/wp-content/uploads/2010/06/PETROLIO-2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-2512" title="PETROLIO 2" src="http://www.marelibero.net/wp-content/uploads/2010/06/PETROLIO-2.jpg" alt="PETROLIO 2" width="237" height="176" /></a></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Spettacolo poco dignitoso quello del  Consiglio Regionale straordinario sul petrolio svoltosi mercoledì scorso (23 giugno) a L&#8217;Aquila.  In discussione  una <a href="http://www.marelibero.net/wp-content/uploads/2010/06/RISOLUZIONE.doc">RISOLUZIONE</a>,(concordata con il movimento), presentata dai consiglieri di minoranza che, una volta per tutte, avrebbe impegnato il Presidente e la Giunta regionale a compiere azioni concrete per bloccare definitivamente il processo di petrolizzazione dell&#8217;Abruzzo.  Centinaia i cittadini e i rappresentanti delle associazioni e dei comitati (Rete </span><span style="font-size: medium;">Emergenza Ambiente Abruzzo) </span><span style="font-size: medium;">accorsi  da tutta la regione a   Palazzo dell&#8217;Emiciclo, per manifestare e ribadire il proprio dissenso all&#8217;immobilismo del governo regionale.  Alla presenza di una piccola delegazione delle associazioni, cui è stato permesso assistere, è iniziata la seduta. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Ad ogni consigliere e ad ogni membro della Giunta è stato consegnato il <a href="http://www.marelibero.net/wp-content/uploads/2010/06/LW-Dossier-IdrocarburiAbruzzo_giugno2010.pdf">Dossier IdrocarburiAbruzzo-giugno2010 </a></span><span style="font-size: medium;"><a href="http://www.marelibero.net/wp-content/uploads/2010/06/LW-Dossier-IdrocarburiAbruzzo_giugno2010.pdf"> </a> elaborato da WWF e Legambiente, e l&#8217;allegato documento di<a href="http://www.marelibero.net/wp-content/uploads/2010/06/LW-Analisi-DDL-Chiodi.pdf"> Analisi del DDL Chiodi</a>, </span><span style="font-size: medium;">Disegno di Legge</span><span style="font-size: medium;"> presentato ma non ancora approvato, che dovrebbe sostituire la Legge 32/2009 impugnata dal Governo Nazionale. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Accorati gli interventi dei consiglieri del centro sinistra, distratti e annoiati i consiglieri della maggioranza che solo nel momento in cui ha preso la parola il Governatore Chiodi si sono ricomposti in attesa di un ordine di scuderia sul da farsi.  Una risoluzione molto impegnativa,  Dossier e documenti che mostrano dati inconfutabili e analisi circostanziate hanno messo in tutta evidenza in difficoltà il Presidente che ha sospeso la seduta per un&#8217;ora circa per  tentare un&#8217;uscita che gli permettesse di salvare la faccia con i cittadini abruzzesi e nel contempo non lo mettesse in minimo contrasto con il suo padrino-one  Silvio Berlusconi.  <strong>Risultato:  la seduta viene rinviata per approfondimenti. </strong><br />
</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Nelle consultazioni dei capi-gruppo è persino emerso che il  Governatore Chiodi <strong>non sapesse che la nostra regione   è indicata </strong></span><span style="font-size: medium;"><strong>come “distretto minerario” </strong></span><span style="font-size: medium;"><strong>nel &#8220;Piano Triennale  per lo Sviluppo&#8221; </strong></span><span style="font-size: medium;"><strong>del Governo</strong></span><span style="font-size: medium;"><strong>! </strong></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Da tre anni ormai studiamo, elaboriamo,   manifestiamo (sempre più numerosi), denunciamo come le multinazionali del petrolio e del gas stiano avanzando indisturbati nella conquista dei nostri territori..ogni giorno nascono siti, blog che ne parlano,  anche sulla stampa nazionale  il tema è di attualità e stanno emergendo  chiare le  miopi strategie (in contro-tendenza europea)  di questo Governo in materia di energia.  Chiodi però non sa nulla, il suo assessore all&#8217;Ambiente non sa nulla, l&#8217;assessore alle Attività Produttive non sa nulla, la pletora dei consiglieri regionali  in maggioranza non sa nulla! </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> </span><span style="font-size: medium;"><strong>Il dato positivo: </strong>il consigliere Acerbo è riuscito a portare i due delegati del movimento (Caserta del WWF e Di Matteo di Legambiente) al cospetto di Chiodi prima che scappasse via e a strappare l&#8217;impegno di un incontro, da tenersi a stretto giro, tra i rappresentanti delle Associazioni, il Presidente stesso e i dirigenti degli uffici regionali preposti. </span><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><strong><span style="font-size: medium;">Comunque Lo abbiamo inchiodato. </span></strong></p>
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		<title>Acqua: la gestione colabrodo dell&#8217;ACA non deve essere pagata dai cittadini</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Jun 2010 10:59:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Acqua]]></category>

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		<description><![CDATA[  


&#8220;Tutti in piazza per l&#8217;acqua &#8220;

 SABATO 26 GIUGNO  Manifestazione  a Piazza S. Cuore a Pescara  alle ore 17 

 per  protestare contro la gestione disastrosa dell&#8217;acqua, contro l&#8217;aumento  della bolletta e, soprattutto, per reclamare la trasparenza nei conti  dell&#8217;ACA e la partecipazione dal basso dei cittadini nel controllo 
L&#8217;iniziativa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.marelibero.net/wp-content/uploads/2010/06/VolantinoManifestazioneAcqua26Giugno.jpg"> </a><a href="http://www.marelibero.net/wp-content/uploads/2010/06/colabrodo.jpg"> </a><a href="http://www.marelibero.net/wp-content/uploads/2010/06/colabrodo.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2484" title="colabrodo" src="http://www.marelibero.net/wp-content/uploads/2010/06/colabrodo.jpg" alt="colabrodo" width="300" height="220" /></a></p>
<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;"><span style="font-size: medium;"><strong>&#8220;Tutti in piazza per l&#8217;acqua &#8220;</strong></span></p>
<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;"><span style="font-size: small;"><strong> </strong></span><span style="font-size: medium;"><strong>SABATO 26 GIUGNO  Manifestazione  a Piazza S. Cuore a Pescara  alle ore 17 </strong></span></p>
<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;"><span style="font-size: medium;"><strong> </strong></span><span style="font-size: medium;"><strong>per  protestare contro la gestione disastrosa dell&#8217;acqua, contro l&#8217;aumento  della bolletta e, soprattutto, per reclamare la trasparenza nei conti  dell&#8217;ACA e la partecipazione dal basso dei cittadini nel controllo </strong></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;">L&#8217;iniziativa era stata programmata per contrastare l&#8217;ipotesi di aumento della tariffa prima degli sviluppi di ieri dell&#8217;inchiesta sulla bollettazione della Procura di Pescara. Alla luce di questi fatti assume un significato particolare anche perchè ormai la riunione convocata dal Commissario Caputi per il 2 luglio prossimo per far votare l&#8217;aumento della tariffa rischia di diventare un evento surreale, un insulto nei confronti dei cittadini che pretendono una gestione corretta di questo Bene Comune e che hanno subito lo scandalo dell&#8217;acqua contaminata di Bussi. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;"><strong>Dichiara Augusto De Sanctis, referente acqua del WWF Abruzzo</strong> “Dispiace constatare che per l&#8217;ennesima volta è la Magistratura a dover intervenire per cercare di fare chiarezza sulla gestione dell&#8217;acqua, al posto degli amministratori pubblici. In questi anni, e con rinnovato vigore nelle ultime settimane, abbiamo richiamato i sindaci ad esercitare pienamente le loro funzioni nel controllo dell&#8217;ATO e dell&#8217;ACA, visto che siedono nell&#8217;assemblea di entrambi gli organismi. Il tutto prima di pensare a qualsiasi tipo di aumento per i cittadini, in considerazione dei dati incredibili sulla gestione passata presentati dal Commissario dell&#8217;ATO Caputi. Basti pensare che solo per gli investimenti mancati rispetto a tariffe riscosse bisogna recuperare 25 milioni di euro nei prossimi anni. Nel solo 2008 lo scostamento tra quanto programmato e quanto speso dall&#8217;ACA in spese operative è stato di 10 milioni di euro in eccesso. Sono cifre enormi che i sindaci farebbero bene intanto a spiegare ai loro consigli comunali. Peraltro pochi sanno che il Commissario Caputi ha anche pianificato la gestione del servizio idrico da qui al 2027 attraverso una revisione del piano d&#8217;ambito dell&#8217;ATO che comporterebbe una spesa di 295 milioni di euro per i soli investimenti e una progressione tariffaria per i prossimi 18 anni. Fare scelte così delicate prima di aver fatto chiarezza e senza un preventivo confronto con i consigli comunali e con i cittadini si configura come una vera e propria ipoteca del futuro di 500000 cittadini. Inoltre somme così importanti derivanti dalle nostre tasche devono essere spese avendo la garanzia di una gestione trasparente e partecipata. Questo si fa con una nuova legge regionale che deve garantire, oltre a una gestione completamente pubblica, la partecipazione costante dei cittadini dal basso nel controllo”. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;"><strong>Dichiara Renato Di Nicola, dell&#8217;Abruzzo Social Forum</strong> “Chiediamo ai cittadini del pescarese, dei comuni del chietino coinvolti come Chieti, Francavilla, San Giovanni e Miglianico, dei comuni del teramano come Atri, Silvi e Bisenti e di tutti i 64 comuni che fanno parte dell&#8217;ATO di Pescara-Chieti  di venire in piazza con una copia della bolletta dell&#8217;acqua per lasciarvi sopra un messaggio diretto al loro sindaco. Noi la metteremo nel nostro colabrodo d&#8217;oro che è il simbolo dell&#8217;attuale gestione dell&#8217;acqua e lo consegneremo per loro. Si potrà scrivere il proprio pensiero anche su un grande striscione bianco che stenderemo in piazza. Saranno registrati anche videomessaggi per i sindaci che poi caricheremo su you tube. E&#8217; un modo per far parlare i cittadini, per aprire un dialogo che per troppi anni è stato negato. Chiediamo con forza di discutere le scelte principali sul servizio idrico con la comunità”.<br />
</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;"><strong>Promotori :</strong> AbruzzoSocial Forum, WWF, Oltre Abruzzi, Marelibero.net </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;"><strong>Organizzazioni politiche che aderiscono:</strong> Rifondazione Comunista, Pescara In Comune Amici di Beppe Grillo </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;">Info: 3683188739, 3381195358<br />
</span></p>
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		<title>Demanio &#8220;ingabbiato&#8221;: emendamento da abrogare subito</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Jun 2010 20:24:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Demanio Marittimo]]></category>

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		<description><![CDATA[
Oggi si è svolta a Pescara la riunione, convocata dall&#8217; assessore Di Dalmazio, tra i rappresentanti dei balneatori, l&#8217;ANCI e le Associazioni ambientaliste (presenti WWF, MareLibero,Legambiente, Italia Nostra, Marevivo), per discutere   l&#8217;emendamento approvato qualche giorno fa dal Consiglio Regionale, a scrutinio segreto,  che, modificando il Piano Demaniale Regionale,   da una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Oggi si è svolta a Pescara la riunione, convocata dall&#8217; assessore Di Dalmazio, tra i rappresentanti dei balneatori, l&#8217;ANCI e le Associazioni ambientaliste (presenti WWF, MareLibero,Legambiente, Italia Nostra, Marevivo), per discutere   l&#8217;emendamento approvato qualche giorno fa dal Consiglio Regionale, a scrutinio segreto,  che, modificando il Piano Demaniale Regionale,   da una parte condona le recinzioni  abusive, dall&#8217;altra permette sistemi di protezione altamente impattanti. Trattasi di 10 metri di recinzioni alte 1metro e 80 su tutti i lati della struttura principale della concessione. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Ci fa piacere che l&#8217;assessore si sia reso conto della portata devastante di questo provvedimento che precluderà la Vista Mare e ridurrà drasticamente gli accessi all&#8217;arenile, avvalorando l&#8217;idea della spiaggia come proprietà privata e non come bene comune, <strong>ma riteniamo che la norma in questione non sia emendabile.</strong> Pur riconoscendo la necessità di una soluzione per proteggere le strutture dagli atti vandalici <strong>riteniamo che questo  provvedimento vada abrogato subito</strong>. La norma che salva le recinzioni abusive è illegittima: fare condoni non è di competenza regionale. Per quanto riguarda la protezione delle strutture esistono soluzioni a impatto zero come le telecamere e il servizio di sorveglianza a pagamento (le cui spese crediamo siano ampiamente sostenibili dagli imprenditori del mare). </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Condividiamo la posizione del sindaco di Giulianova Mastromauro, intervenuto in qualità di rappresentante dei 19 comuni costieri, che afferma che il provvedimento e ancor più grave in quanto sottrae ai Comuni la facoltà di pianificare e decidere sul propri territori dove già sono presenti strumenti pianificatori.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"><strong>Ribadiamo la necessità di un percorso partecipato e condiviso da TUTTI</strong> nella revisione del  Piano Demaniale Regionale che per la sua complessità non può essere emendato a “pezzi” secondo le convenienze politiche del momento,  e per di più di parte. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;" align="JUSTIFY">
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		<title>Il Servizio Idrico in Abruzzo fa acqua da tutte le parti</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Jun 2010 18:09:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Acqua]]></category>

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		<description><![CDATA[ 
&#8220;Nella  gestione dell&#8217;acqua in Abruzzo i conti non tornano”. Da questa constatazione WWF e Abruzzo Social Forum sono partiti per presentare alla stampa tre documenti fondamentali per comprendere lo stato a dir poco scandaloso del Servizio Idrico Integrato nella regione. Il primo è la Relazione della Commissione di Vigilanza sul S.I.I.  presentata a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --> <!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;">&#8220;Nella  gestione dell&#8217;acqua in Abruzzo i conti non tornano”. Da questa constatazione WWF e Abruzzo Social Forum sono partiti per presentare alla stampa tre documenti fondamentali per comprendere lo stato a dir poco scandaloso del Servizio Idrico Integrato nella regione. Il primo è la <a href="http://www.marelibero.net/wp-content/uploads/2010/06/RELAZIONE-COMMISSIONE-DI-VIGILANZA-SUL-S.I.I.-TESTO-INTEGRATO.pdf">Relazione della Commissione di Vigilanza sul S.I.I. </a> presentata a tutti i consiglieri regionali nell&#8217;ottobre 2007. La commissione, formata da membri della società civile e di nomina consiliare, disegnò un quadro estremamente grave, con particolare riferimento agli affidamenti, alla trasparenza e all&#8217;attuazione dei Piani d&#8217;Ambito. Nelle conclusioni si può leggere “Diciamo chiaramente che gli ATO abruzzesi non hanno dato buona prova di sé; che la gestione del Servizio Idrico Integrato loro affidata dal 1999 sconta molti ritardi; che nella maggior parte dei casi esistono situazioni di grave squilibrio tra risultati attesi e raggiunti; che in fatto di gestione trasparente, efficiente, efficace ed economica si è fatto troppo poco”. La relazione riporta numerosi spunti di riflessione e proposte operative per migliorare il sistema, soprattutto partendo dalla partecipazione dei cittadini dal basso nella gestione di questo bene prezioso. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;">Con queste premesse nel mese successivo, il 30 novembre 2007, arriva il Commissariamento dei 6 ATO da parte della Regione Abruzzo. Più tardi, nella <a href="http://www.marelibero.net/wp-content/uploads/2010/06/DeliberaGiuntaRegionale594.pdf">DeliberaGiuntaRegionale594</a> del 2008 la Regione, con i dati rilevati dai commissari, traccia una quadro che lascia senza fiato circa lo stato degli investimenti nei 6 ATO. Su 322 milioni di euro di investimenti previsti dai Piani d&#8217;Ambito nel periodo 2002-2006, ne risultavano effettivamente impegnati solo 102. In realtà la situazione era ancora peggiore perchè, come si può leggere nella stessa delibera “Considerato che in base ai dati sopra rappresentati rispetto alle previsioni dei Piani d’Ambito gli Enti d’Ambito regionali e i soggetti gestori risultano aver investito circa un terzo di quanto hanno programmato e speso meno di un terzo di quanto impegnato”. Quindi le somme erano stanziate sulla carta ma, in larga parte, non spese effettivamente. Tutto ciò nonostante nello stesso periodo lo Stato e la Regione abbiano stanziato con l&#8217;Accordo di Programma Quadro APQ cifre consistenti per investimenti per le quali gli ATO dovevano provvedere al solo cofinanziamento. Infatti su circa 61 milioni di euro di cofinanziamenti che gli ATO dovevano garantire al 31/12/2007 ne erano stati effettivamente spesi 18! A parte questi cofinanziamenti, peraltro, come abbiamo visto, neanche spesi effettivamente per l&#8217;intero ammontare, alcuni ATO risultavano non aver investito oltre all&#8217;APQ nulla nel periodo considerato 2002-2006 (0 euro per gli ATO “Chietino” e “Peligno”). </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;">Recentemente (febbraio 2010) la Regione ha inteso affidare un&#8217;ulteriore e più approfondita verifica dei conti di ATO e società di gestione attraverso una cosiddetta “Due Diligence”. Ad oggi non si conoscono gli esiti dell&#8217;iniziativa. Nel frattempo il Commissario Caputi ha proposto un consistente aumento della tariffa nell&#8217;ATO di Pescara. Ebbene, la <a href="http://www.marelibero.net/wp-content/uploads/2010/06/Presentazione-Pescara-Revisione.pdf">Relazione presentata dal Commissario </a> sullo stato di questo ATO contiene dati che tutti gli utenti hanno diritto di conoscere nel dettaglio, avendo pagato da buoni cittadini per anni la bolletta. L&#8217;elemento più eclatante è quello relativo ai mancati investimenti nel periodo considerato 2003-2008: 53 milioni di euro di spese non effettuate in depuratori, condotte, fogne ecc, con un -67% rispetto a quanto previsto dal Piano d&#8217;Ambito. E&#8217; ovvio che non ci si può stupire delle enormi perdite di acqua dalla rete e dei depuratori che non funzionano! Lo stesso Commissario, tra le cause dei mancati investimenti, inserisce testualmente “Costi operativi superiori a quelli previsti”. Più avanti precisa che “Nonostante il consolidamento di minori fatturati il trend di crescita dei costi operativi e del personale non si è fermato”. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;">Dichiara Augusto De Sanctis, referente acque del WWF Abruzzo “Questi documenti fanno emergere una situazione al limite dell&#8217;incredibile in tutta la regione e rimaniamo estereffatti quando si parla di aumento di tariffe che dovrebbe essere approvato proprio da chi, i sindaci, avrebbero dovuto esercitare a nome degli utenti un ferreo controllo in qualità di soci dell&#8217;ATO. La tariffa pagata dai cittadini viene calcolata inserendo il dato sugli investimenti previsti secondo il cosiddetto metodo normalizzato derivante da una delibera CIPE. Pertanto il gestore del servizio è obbligato ad accantonare una parte dei ricavi per provvedere agli investimenti su acquedotti, depurazione, fognatura, qualità del servizio. Per l&#8217;ATO di Pescara partiamo da un elemento di certezza: ci sono stati oltre 50 milioni di euro in meno di investimenti. E&#8217; vero che negli anni la progressione tariffaria – gli aumenti della tariffa, per intenderci – non è stata quella prevista dal Piano d&#8217;Ambito ma, prima di qualsiasi aumento, bisogna fare chiarezza su quanto il cittadino ha pagato effettivamente e su cosa ha avuto in cambio. Tuttora manca – o non è stato diffuso – un dato fondamentale: a quanto ammonta la cifra realmente percepita dall&#8217;ACA attraverso la tariffa che doveva andare agli investimenti rispetto a quanto effettivamente speso per tali interventi? Esistono tre possibilità. Se l&#8217;ACA ha speso in investimenti più di quanto ha percepito dalla tariffa per questa voce il cittadino in questo caso avrebbe ottenuto più di quanto gli spettava. Nel caso le somme siano corrispondenti allora il cittadino non ha avuto quanto originariamente previsto dal Piano d&#8217;Ambito in investimenti ma, almeno, non si è visto aumentare la tariffa come prevedeva il Piano. In questo caso non ci avrebbe perso nessuno da un punto di vista economico, anche se l&#8217;ambiente ne ha sofferto perchè non è stato rispettato il Piano d&#8217;Ambito. Se, invece, si è speso meno in investimenti di quanto versato dal cittadino allora i sindaci sono tenuti a recuperare questa cifra da chi avrebbe dovuto accantonarla oppure, paradossalmente, a diminuire la tariffa, per evitare che il cittadino subisca la beffa di aver pagato per qualcosa che non ha avuto e che gli spettava. Se i sindaci voteranno aumenti senza chiarire questi aspetti regaleremo loro un “Colabrodo d&#8217;Oro” come simbolo di una gestione dell&#8217;acqua assolutamente inaccettabile. Ci aspettiamo che facciano completamente il loro dovere segnalando tutto ciò che sta emergendo alla Magistratura ordinaria e contabile per verificare se esistono eventuali situazioni di illegalità e di mala gestio da sanzionare. In ogni caso lo faremo noi non appena avremo tutti i dati. Il criterio della responsabilità non può essere usato solo nei confronti del cittadini che devono pagare la bolletta”.  <em> </em><br />
</span></p>
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		<title>Inquinati&#8230;e inquinanti</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Jun 2010 10:22:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Redazionali]]></category>

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Con una lettera formale al Commissario europeo per il Clima, Connie Hedegaard, Legambiente Greenpeace e WWF hanno sottolineato le contraddizioni del recente decreto sulla CO2 con il quale il governo intende distribuire gratuitamente alle imprese nuovi permessi ad inquinare in contrasto con la normativa europea ETS sul mercato delle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Con una lettera formale al Commissario europeo per il Clima, Connie Hedegaard, Legambiente Greenpeace e WWF hanno sottolineato le contraddizioni del recente decreto sulla CO2 con il quale i<strong>l governo intende distribuire gratuitamente alle imprese nuovi permessi ad inquinare</strong> in contrasto con la normativa europea ETS sul mercato delle emissioni e sugli aiuti di stato. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Il decreto dà il via libera a un finanziamento pubblico diretto alle imprese, che invece di pagare per la CO2 emessa, come prevede la Direttiva ETS, beneficeranno di fondi che a partire dal 2013 saranno messi a disposizione da Bruxelles per adottare politiche a favore del clima. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">In concreto, il governo ha previsto di pagare una cifra che, secondo alcune stime, potrebbe arrivare a 800 milioni di Euro per gli impianti entrati in funzione dal gennaio 2009, attraverso l’Autorità per l’energia elettrica e il gas. Un provvedimento  che finirebbe per regalare soldi alle imprese più inquinanti e che, ancora una volta, risulta in evidente contrasto con le politiche europee di riduzione della CO2 e di spinta all’efficienza energetica., anche perché utilizzerebbe le risorse che dovrebbe derivare dalla vendita all’asta di quote di emissioni a partire dal 2013. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">“<span style="font-size: medium;">Una vera beffa &#8211; commentano Legambiente,Greenpeace e WWF &#8211; perché secondo quanto indicato da Bruxelles, quelle risorse dovrebbero servire proprio a promuovere interventi di riduzione delle emissioni di Gas serra. “Regalando quote gratuite” sottolineano le tre associazioni “si compie un’evidente infrazione delle Direttive Europee violando la normativa europea sugli aiuti di Stato e quella sulla concorrenza tra le imprese”. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Il soccorso italiano alle imprese più inquinanti è arrivato negli stessi giorni in cui Bruxelles illustrava la necessità e i vantaggi di aumentare al 30 per cento l’obiettivo di riduzione dei gas serra per il 2020. Anche in questo caso il governo italiano ha scelto di ostacolare il percorso invece di agevolarlo. Una strategia dell’ostruzionismo che rischia di aumentare il divario tra l’Italia e il resto dei paesi europei che hanno scelto di puntare sull’economia verde e sull’innovazione. In mancanza di regole certe a farne le spese sarà lo stesso sistema imprenditoriale italiano, penalizzando gli evidenti risultati che anche nel nostro paese sta producendo lo sviluppo delle rinnovabili. </span></p>
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		<title>Una giornalista degna di rispetto</title>
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		<pubDate>Fri, 21 May 2010 14:18:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Iniziative]]></category>
		<category><![CDATA[Redazionali]]></category>

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&#8220;Un giornalista ha un unico strumento per difendere le proprie convinzioni professionali: levare al pezzo la propria firma. Un conduttore, una conduttrice, può soltanto levare la propria faccia, a questo punto&#8221;. E&#8217; questo uno dei punti centrali della lettera con cui Maria Luisa Busi ha annunciato l&#8217;intenzione di abbandonare la conduzione del Tg1. La missiva, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 		A:link { so-language: zxx } --></p>
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<p style="background: #ffffff none repeat scroll 0% 0%; -moz-background-clip: border; -moz-background-origin: padding; -moz-background-inline-policy: continuous;" align="JUSTIFY"><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Liberation Sans,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em><span style="font-weight: normal;">&#8220;Un giornalista ha un unico strumento per difendere le proprie convinzioni professionali: levare al pezzo la propria firma. Un conduttore, una conduttrice, può soltanto levare la propria faccia, a questo punto&#8221;.</span></em></span></span></span><span style="color: #222222;"> </span><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Liberation Sans,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>E&#8217; questo uno dei punti centrali della lettera con cui Maria Luisa Busi ha annunciato l&#8217;intenzione di </strong></span></span></span><a href="http://www.repubblica.it/politica/2010/05/21/news/rai_terremoto_al_tg1_la_busi_rinuncio_a_condurre-4236663/"><span style="color: #00386b;"><span style="text-decoration: none;"><span style="font-family: Liberation Sans,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-weight: normal;">abbandonare la conduzione del Tg1</span></span></span></span></span></a><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Liberation Sans,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-weight: normal;">. La missiva, tre cartelle e mezzo affisse nella bacheca della redazione del telegiornale, è indirizzata al direttore Augusto Minzolini e al Cdr, e per conoscenza al direttore generale della Rai Mauro Masi, al presidente dell&#8217;azienda Paolo Garimberti e al responsabile delle Risorse umane Luciano Flussi. Ecco il testo integrale.</span></span></span></span></p>
<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;" align="JUSTIFY"><em><span style="font-family: Liberation Sans,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">&#8220;Caro direttore  ti chiedo di essere sollevata dalla mansione di conduttrice dell&#8217;edizione delle 20 del Tg1, essendosi determinata una situazione che non mi consente di svolgere questo compito senza pregiudizio per le mie convinzioni professionali. Questa è per me  una scelta difficile, ma obbligata. Considero la linea editoriale che hai voluto imprimere al giornale una sorta di dirottamento, a causa del quale il Tg1 rischia di schiantarsi contro una definitiva perdita di credibilità nei confronti dei telespettatori&#8221;. </span></span></em></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Liberation Sans,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;" align="JUSTIFY"><em><span style="font-family: Liberation Sans,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">&#8220;Come ha detto  il presidente della Commissione di Vigilanza Rai Sergio Zavoli: &#8216;La più grande testata italiana, rinunciando alla sua tradizionale struttura ha visto trasformare insieme con la sua identità, parte dell&#8217;ascolto tradizionale&#8221;. </span></span></em></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;" align="JUSTIFY"><em><span style="font-family: Liberation Sans,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span></em></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;" align="JUSTIFY"><em><span style="font-family: Liberation Sans,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">&#8220;Amo questo giornale, dove lavoro da 21 anni. Perché è un grande giornale. E&#8217; stato il giornale di Vespa, Frajese, Longhi, Morrione, Fava, Giuntella. Il giornale delle culture diverse, delle idee diverse. Le conteneva tutte, era questa la sua ricchezza. Era il loro giornale, il nostro giornale. Anche dei colleghi che hai rimosso dai loro incarichi e di molti altri qui dentro che sono stati emarginati. Questo è il giornale che ha sempre parlato a tutto il Paese. Il giornale degli italiani. Il giornale che ha dato voce a tutte le voci. Non è mai stato il giornale di una voce sola. Oggi l&#8217;informazione del Tg1 è un&#8217;informazione parziale e di parte. Dov&#8217;è il Paese reale? Dove sono le donne della vita reale? Quelle che devono aspettare mesi per una mammografia, se non possono pagarla? Quelle coi salari peggiori d&#8217;Europa, quelle che fanno fatica ogni giorno ad andare avanti  perché negli asili nido non c&#8217;è posto per tutti i nostri figli? Devono farsi levare il sangue e morire per avere l&#8217;onore di un nostro titolo. </span></span></em></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;" align="JUSTIFY"><em><span style="font-family: Liberation Sans,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span></em></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;" align="JUSTIFY"><em><span style="font-family: Liberation Sans,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span></em></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;" align="JUSTIFY"><em><span style="font-family: Liberation Sans,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">E dove sono le donne e gli uomini che hanno perso il lavoro? Un milione di persone, dietro alle quali ci sono le loro famiglie. Dove sono i giovani, per la prima volta con un futuro peggiore dei padri? E i quarantenni ancora precari, a 800 euro al mese, che non possono comprare neanche un divano, figuriamoci mettere al mondo un figlio? E dove sono i cassintegrati dell&#8217;Alitalia? Che fine hanno fatto? E le centinaia di aziende che chiudono e gli imprenditori del nord est che si tolgono la vita perchè falliti? Dov&#8217;è questa Italia che abbiamo il dovere di raccontare? Quell&#8217;Italia esiste. Ma il tg1 l&#8217;ha eliminata. Anche io compro la carta igienica per mia figlia che frequenta la prima elementare in una scuola pubblica. Ma la sera, nel Tg1 delle 20, diamo spazio solo ai ministri Gelmini e Brunetta che presentano il nuovo grande progetto per la digitalizzazione della scuola, compreso di lavagna interattiva multimediale&#8221;. </span></span></em></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;" align="JUSTIFY"><em><span style="font-family: Liberation Sans,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span></em></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;" align="JUSTIFY"><em><span style="font-family: Liberation Sans,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">&#8220;L&#8217;Italia che vive una drammatica crisi sociale è finita nel binario morto della nostra indifferenza. Schiacciata tra un&#8217;informazione di parte &#8211; un editoriale sulla giustizia, uno contro i pentiti di mafia, un altro sull&#8217;inchiesta di Trani nel quale hai affermato di non essere indagato, smentito dai fatti il giorno dopo &#8211; e l&#8217;infotainment quotidiano: da quante volte occorre lavarsi le mani ogni giorno, alla caccia al coccodrillo nel lago, alle mutande antiscippo. Una scelta editoriale con la quale stiamo arricchendo le sceneggiature dei programmi di satira e impoverendo la nostra reputazione di primo giornale del servizio pubblico della più importante azienda culturale del Paese. Oltre che i cittadini, ne fanno le spese tanti bravi colleghi che potrebbero dedicarsi con maggiore soddisfazione a ben altre inchieste di più alto profilo e interesse generale&#8221;. </span></span></em></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;" align="JUSTIFY"><em><span style="font-family: Liberation Sans,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span></em></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;" align="JUSTIFY"><em><span style="font-family: Liberation Sans,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">&#8220;Un giornalista ha un unico strumento per difendere le proprie convinzioni professionali: levare al pezzo la propria firma. Un conduttore, una conduttrice, può soltanto levare la propria faccia, a questo punto.  Nell&#8217;affidamento dei telespettatori è infatti al conduttore che viene ricollegata la notizia. E&#8217; lui che ricopre primariamente il ruolo di garante del rapporto di fiducia che sussiste con i telespettatori&#8221;. </span></span></em></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;" align="JUSTIFY"><em><span style="font-family: Liberation Sans,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span></em></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;" align="JUSTIFY"><em><span style="font-family: Liberation Sans,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">&#8220;I fatti dell&#8217;Aquila ne sono stata la prova. Quando centinaia di persone hanno inveito contro la troupe che guidavo al grido di vergogna e scodinzolini, ho capito che quel rapporto di fiducia che ci ha sempre legato al nostro pubblico era davvero compromesso. E&#8217; quello che accade quando si privilegia la comunicazione all&#8217;informazione, la propaganda alla verifica&#8221;. </span></span></em></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Liberation Sans,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Liberation Sans,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Nella lettera a Minzolini Busi tiene a fare un&#8217;ultima annotazione &#8220;più personale&#8221;: </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Liberation Sans,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;" align="JUSTIFY"><em><span style="font-family: Liberation Sans,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">&#8220;Ho fatto dell&#8217;onestà e della lealtà lo stile della mia vita e della mia professione. Dissentire non è tradire. Non rammento chi lo ha detto recentemente. Pertanto: </span></span></em></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;" align="JUSTIFY"><em><span style="font-family: Liberation Sans,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">1)respingo l&#8217;accusa di avere avuto un comportamento scorretto. Le critiche che ho espresso pubblicamente &#8211; ricordo che si tratta di un mio diritto oltre che di un dovere essendo una consigliera della FNSI &#8211; le avevo già mosse anche nelle riunioni di sommario e a te, personalmente. Con spirito di leale collaborazione, pensando che in un lavoro come il nostro la circolazione delle idee e la pluralità delle opinioni costituisca un arricchimento. Per questo ho continuato a condurre in questi mesi. Ma è palese che non c&#8217;è più alcuno spazio per la dialettica democratica al Tg1. Sono i tempi del pensiero unico. Chi non ci sta è fuori, prima o dopo. </span></span></em></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;" align="JUSTIFY"><em><span style="font-family: Liberation Sans,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">2)Respingo l&#8217;accusa che mi è stata mossa di sputare nel piatto in cui mangio. Ricordo che la pietanza è quella di un semplice inviato, che chiede semplicemente che quel piatto contenga gli ingredienti giusti. Tutti e onesti. E tengo a precisare di avere sempre rifiutato compensi fuori dalla Rai, lautamente offerti dalle grandi aziende per i volti chiamati a presentare le loro conventions, ritenendo che un giornalista del servizio pubblico non debba trarre profitto dal proprio ruolo. </span></span></em></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;" align="JUSTIFY"><em><span style="font-family: Liberation Sans,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">3) Respingo come offensive le affermazioni contenute nella tua lettera  dopo l&#8217;intervista rilasciata a Repubblica, lettera nella quale hai sollecitato all&#8217;azienda un provvedimento disciplinare nei miei confronti: mi hai accusato di &#8220;danneggiare il giornale per cui lavoro&#8221;, con le mie dichiarazioni sui dati d&#8217;ascolto. I dati resi pubblici hanno confermato quelle dichiarazioni. Trovo inoltre paradossale la tua considerazione seguente: &#8216;il Tg1 darà conto delle posizioni delle minoranze ma non stravolgerà i fatti in ossequio a campagne ideologiche&#8221;. Posso dirti che l&#8217;unica campagna a cui mi dedico è quella dove trascorro i week end con la famiglia. Spero tu possa dire altrettanto. Viceversa ho notato come non si sia levata una tua parola contro la violenta campagna diffamatoria che i quotidiani Il Giornale, Libero e il settimanale Panorama &#8211; anche utilizzando impropriamente corrispondenza aziendale a me diretta &#8211; hanno scatenato nei miei confronti in seguito alle mie critiche alla tua linea editoriale. Un attacco a orologeria: screditare subito chi dissente per indebolire la valenza delle sue affermazioni. Sono stata definita &#8216;tosa ciacolante &#8211; ragazza chiacchierona &#8211; cronista senza cronaca, editorialista senza editoriali&#8217; e via di questo passo.  Non è ciò che mi disse il Presidente Ciampi consegnandomi il Premio Saint Vincent di giornalismo, al Quirinale. A queste vigliaccate risponderà il mio legale. Ma sappi che non è certo per questo che lascio la conduzione delle 20. Thomas Bernhard in Antichi Maestri scrive decine di volte una parola che amo molto: rispetto. Non di ammirazione viviamo, dice, ma è di rispetto che abbiamo bisogno&#8221;. </span></span></em></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Liberation Sans,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Liberation Sans,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">E conclude: <em>&#8220;Caro direttore, credo che occorra maggiore rispetto. Per le notizie, per il pubblico, per la verità.</em></span></span><em><span style="font-family: Liberation Sans,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> Quello che nutro per la storia del Tg1, per la mia azienda, mi porta a questa decisione. Il rispetto per i telespettatori, nostri unici referenti. Dovremmo ricordarlo sempre. Anche tu ne avresti il dovere&#8221;. </span></span></em><span style="font-family: Liberation Sans,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">(da Repubblica.it   21-5-2010)</span></span><em><span style="font-family: Liberation Sans,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><br />
</span></span></em></p>
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<p><em><br />
</em></p>
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