Rosarno è anche in Abruzzo
gen 15th, 2010 by Redazione
“Noi, eredi degli emigrati che sono stati chiamati gipsy, zingari, razza maledetta, uccisori di Cristo, noi, nipoti e figli di uomini vissuti nelle baracche e morti nelle miniere, pensiamo mai ai sentimenti di tutta questa umanità migrante dolente?” Questo si domanda Vito Teti, antropologo calabrese, all’indomani dei pogrom di Rosarno.
E’ un interrogativo che il Governo non sembra proprio porsi ma spesso anche noi cittadini rimaniamo indifferenti davanti a tanta barbarie. Ci vanno bene gli immigrati per raccogliere agrumi o lavorare nelle concerie ma poi li lasciamo vivere in situazioni di tale degrado da far impallidire gli abitanti delle favelas del cosiddetto terzo mondo; li vogliamo nei turni di notte delle fabbriche o a svolgere lavori che nessun italiano vuole fare ma poi non vogliamo i loro bambini nelle nostre scuole; li vogliamo a lavorare per quattro lire sulle impalcature per rifare le nostre case ma poi riserviamo loro le più fetide per centinaia di euro al mese; vogliamo donne che si occupino dei nostri anziani ma poi le lasciamo morire perché hanno paura di andare in ospedale. …
Questo è il nostro grado di inciviltà….anche in Abruzzo.
In un anno di governo la Giunta regionale non ha presentato nessuna proposta riguardo il lavoro nero o le politiche d’immigrazione. L’immigrazione è solo un problema di sicurezza ed è per la sicurezza che i nostri amministratori stanziano fondi.
La recente inchiesta “Lavoro Pulito” condotta dall’Arma dei carabinieri e dalla Procura della Repubblica di Pescara ha reso evidente la presenza nella nostra Regione di gravi fenomeni di illegalità e di lavoro schiavistico. E’ stata scoperta un’organizzazione che ha gestito, secondo gli inquirenti, l’ingresso di 1.500 immigrati costringendoli a lavorare anche per 2-4 euro a giornata. Non esistono stime quantitative affidabili circa la diffusione del caporalato ma esiste un lungo elenco di denunce da parte di organizzazioni sindacali, associazioni e forze dell’ordine che dimostrano che questo fenomeno è stabilmente presente in agricoltura, ma anche nell’edilizia e nei servizi.
“Ci ha stupito l’assenza di reazioni da parte della politica regionale di fronte alla vicende rese note dagli inquirenti” dichiara Maurizio Acerbo consigliere regionale del PRC nella conferenza stampa di presentazione della Proposta di legge regionale “Disciplina in materia di contrasto al lavoro non regolare in agricoltura” di cui è primo firmatario insieme al consigliere Antonio Saia (PdCI) ProgettoLeggeRegionaleLavoroNero
“Lo sfruttamento del lavoro nero lede gravemente i diritti dei lavoratori garantiti dalla Costituzione, distorce il mercato del lavoro e altera la concorrenza tra le imprese. Dovere della Regione è dotarsi di una strategia e di strumenti per combattere il lavoro nero e irregolare in agricoltura, per quanto di sua competenza, e favorirne l’emersione. Va ricordato che essere “irregolari” non vuol dire necessariamente essere clandestino . Infatti molti lavoratori stranieri irregolari possiedono un regolare permesso di soggiorno”.
Questo progetto di legge prende spunto dalla Regione Puglia che è l’unica, nell’Italia meridionale, a essersi dotata di una strategia di contrasto al lavoro nero, premiata dall’Unione Europea.
Esso prevede l’obbligo del rispetto delle norme contrattuali pena la revoca dei finanziamenti pubblici; l’obbligo per i soggetti beneficiari di finanziamenti pubblici di comunicare l’avvio di un rapporto di lavoro il giorno antecedente l’inizio effettivo del rapporto. Introduce l’indice di congruità, già vigente in tutti i paesi europei, come condizione per accedere ai contributi di qualsiasi genere (l’indice di congruità definisce il numero di lavoratori necessario per la produzione dichiarata da una determinata azienda).
La Regione ha i compito di istituire l’Osservatorio regionale sul lavoro non regolare e di creare una banca dati integrata al fine di interagire con le istituzioni pubbliche competenti.
Questa proposta di legge ci sembra un primo passo verso un cammino di “civiltà” che speriamo i nostri amministratori, tutti, a prescindere dal colore politico, vogliano intraprendere. Partiamo dall’agricoltura e….ad maiora!
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