Petrolio: la Legge di tutela è “monca”
dic 29th, 2009 by Redazione
La Rete di associazioni e movimenti abruzzesi EmergenzAmbiente ha approfittato della presenza in Abruzzo di Maria Rita D’Orsogna, docente dell’Università di Los Angeles, con noi da sempre nella battaglia per la salvaguardia del territorio abruzzese, per lanciare un appello ai consiglieri regionali affinché nell’ultimo consiglio dell’anno, previsto per il 30 dicembre, procedano ad una modifica della legge “Provvedimenti urgenti a tutela del territorio regionale”, approvata il 16 dicembre scorso. Alla conferenza stampa della Rete erano presenti anche Francesco Stoppa, docente dell’Università D’Annunzio di Chieti-Pescara, e Dante Caserta, consigliere nazionale del WWF Italia.
La legge approvata il 16 dicembre tutela gran parte del nostro territorio ( WWF-Legambiente-skede) ma non affronta minimamente il problema delle trivellazioni nel mare antistante la nostra costa, interessata per oltre 5.600 kmq da richieste e concessioni già in atto per la ricerca e l’estrazione di idrocarburi. Inoltre nella nuova normativa non vengono reinseriti (inspiegabilmente) strumenti importanti come la Valutazione Ambientale Strategica (VAS) e la Valutazione di Impatto Sanitario (VIS) che non erano stati impugnati davanti alla Corte Costituzionale dal Governo nazionale.
Lo strumento idoneo a bloccare in mare il proliferare di piattaforme estrattive è il Piano di Gestione Integrata della Zona Costiera, previsto dalla disciplina comunitaria e nazionale e capace di valutare nello specifico anche gli influssi delle attività petrolifere sul sistema costiero ( come ha fatto con successo la Regione Emilia Romagna).
Oggi il pericolo incombente è il permesso di coltivazione che sta per essere concesso a “Ombrina mare 2″, una gigantesca piattaforma petrolifera, della compagnia inglese MOG (Mediterranean Oil & Gas), a 5 km dalla costa teatina tra San Vito e Ortona ( una follia se si considera che nel Nord Europa il limite è 50 km e negli USA di 160 km!) . Piattaforme come questa rimangono in esercizio per un minimo di 20/30 anni e, secondo quanto dichiarato agli organi di stampa internazionali dalla stessa Società proponente, saranno scavati altri 4 pozzi, oltre a quello già esistente, per estrarre petrolio e gas. Ma questo è solo l’ultimo atto di una serie di richieste di concessioni che riguardano il nostro mare. A settembre, infatti, la società canadese Vega Oil e la società irlandese Petroceltic hanno avanzato una richiesta per trivellare a 7 km dal porto di Ortona con il progetto “Elsa 2”. Ad Ottobre la stessa Petroceltic ha avanzato richiesta per trivellare in altri 2 permessi a 5 km dalla costa a largo di Casalbordino e Vasto. Presto arriveranno anche le richieste per trivellare il teramano.
Da quanto sta avvenendo nel nostro mare, l’Abruzzo ha tutto da perdere e nulla da guadagnare: il turismo, la pesca e l’agricoltura, oltre che la salute delle persone, saranno compromessi in cambio di royalties nulle per la regione e bassissime per lo Stato. Le Associazioni ambientaliste, i comitati locali, le associazioni di categoria, alcune realtà economiche e cittadini stanno continuando ad intervenire nei singoli procedimenti autorizzativi, presentando osservazioni in sede di Valutazione di Impatto Ambientale, ma è evidente che non si può continuare ad affrontare tale problematica in questo modo.
Occorrono provvedimenti definitivi: l’ultimo Consiglio regionale dell’anno deve essere l’occasione per proiettare l’Abruzzo intero, terra e mare, verso un futuro sostenibile.
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