Piano Casa Abruzzo: limitati i danni. Per ora
ago 7th, 2009 by Redazione
Grazie all’intervento tempestivo delle associazioni ambientaliste, che son riuscite a presentare le proprie osservazioni alla commissione (appena il giorno prima della discussione in Consiglio), e grazie alla congiunta azione di chi (in questo caso il gruppo del PRC) all’interno dell’istituzione ha lanciato l’allarme eppoi ha condotto la battaglia degli emendamenti per modificare alcune norme sostanziali che avrebbero reso il Piano Casa abruzzese uno dei più devastanti tra le regioni italiane, sono stati limitati i danni. Per ora.
Si attende il testo definitivo per valutare i singoli aspetti e la portata sul territorio delle norme approvate in una corsa contro il tempo che, comunque, non ha giovato all’ambiente abruzzese.
Alcune delle norme più contestate, come quella relativa alle strutture turistiche che avrebbero potuto chiudere terrazzi, verande e logge (anche sul demanio), quella che permetteva di allargare del 20% non solo le piccole abitazioni ma tutti gli edifici, residenziali e non e per qualsiasi cubatura, e quella relativa alle aree e agli edifici da escludere che permetteva interventi finanche nei centri storici e sugli edifici vincolati, sembrano essere state cassate, così come pare sia stato introdotto l’obbligo, per avere i premi di cubatura, di costruire secondo criteri più stringenti dal punto di vista del risparmio energetico e della bio-edilizia (con l’impegno di varare al più presto i regolamenti collegati).
Ma alcune norme, come per esempio quella sulle strutture turistiche, potrebbero rientrare presto da un’altra porta: la Legge Urbanistica regionale in prossima discussione a settembre. Staremo a vedere.
Il giudizio generale resta negativo. l’Italia non ha bisogno di altro cemento, come ci conferma l’impietosa fotografia sull’Italia scattata nel dossier “2009 L’anno del Cemento”, a cura del WWF con contributi di Bernardino Romano e Corrado Battisti dell’Università dell’Aquila.
“230 mq di urbanizzazione per ogni abitante. Solo il 14% del territorio libero e distante almeno 5 km dall’edificato.
Un territorio quasi saturo, sparpagliato, cosparso a macchia di case, strade e capannoni, una specie di città diffusa che sembra più una metastasi che una città, con oltre 3,5 milioni di ettari, di cui 2 milioni di terreni agricoli, divorati dal cemento negli ultimi 15 anni (una superficie grande quasi quanto il Lazio e l’Abruzzo messi insieme, a un ritmo di 244.000 ettari all’anno); oltre 8.000 comuni e 8.000 piani regolatori diversi, 12,8 milioni di edifici, 27 milioni di unità abitative (per il 20% non abitate!) e una serie di piani casa in corso di definizione. Il tutto collegato da più di 200.000 km di strade che frammentano il territorio come fosse un mosaico, e un piano di “infrastrutture strategiche” (Legge Obiettivo) che danneggerebbe 84 aree protette e 192 Siti di Importanza Comunitaria (SIC), tutelati dall’Unione Europea. Mentre dall’altro lato la crescita demografica è limitata se non assente (a Palermo la popolazione è aumentata del 50%, l’urbanizzazione del 200%)” dal comunicatoWWF leggi tutto
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