Piano Casa: la Regione Abruzzo sceglie la cementificazione. Anche nei Parchi e nelle Riserve
ago 1st, 2009 by Redazione
É ancora al vaglio delle commissioni (prima e seconda) la proposta di legge (DL 59/09) denominata “Intervento regionale a sostegno del settore edilizio”, il c.d. PIANO CASA, varata dalla giunta pochi giorni fa e in corsa per arrivare ad essere approvata nel prossimo consiglio regionale del 4 agosto. PianoCasa-testo
Un provvedimento esclusivamente concordato con l’ANCE (associazione costruttori) e tenuto all’oscuro alle associazioni (non solo ambientaliste) che rappresentano i molteplici e diversi interessi collettivi.
Per ora l’opposizione, a tratti ostruzionistica di Rifondazione (la più critica), di IDV e, con distinguo più concilianti del PD, tiene e la trattativa prosegue.
Il primo commento da parte delle Associazioni è durissimo: ” è una legge per i palazzinari, è una legge che non rispetta l’ambiente, il paesaggio, le Aree Protette, non rispetta i vincoli e aumenta enormemente il consumo di suolo”.
In Abruzzo si va oltre il provvedimento (già pesante) uscito fuori dall’ Intesa Stato-Regioni.
Tra i punti più pericolosi la norma sulla demo-ricostruzione: fino al 60% di cubatura in più se si ricostruisce in altra zona (di concerto con il comune), senza obblighi rispetto all’uso di materiali di bioedilizia e al risparmio energetico. Se si ottempera a queste due prescrizioni c’è un 5% in più, arrivando così al 65%. E chi controlla come e se si costruisce con questi criteri? La regione Abruzzo non è dotata di regolamento sulla bio-edilizia, né ha una legge (come ha la Toscana) che norma la materia energetica.
Non si escludono gli edifici posti nei Parchi e nelle Riserve. Nè si tutelano le Aree archeologiche. Non si norma in maniera seria sui centri storici. Nella proposta di Legge questi sono definiti “nuclei antichi” (termine sconosciuto all’urbanistica), e per essere protetti devono essere perimetrati (con apposita delibera comunale); se non lo sono per qualche motivo (anche per assenza di PRG) entrano a pieno titolo nel calderone cementificatorio. Sottotetti, verande e quant’altro, pur essendo interventi pesanti dal punto di vista paesaggistico (anche perchè di massa), sembrano poca cosa rispetto a tutto il resto. Pure si tenta d’intervenire, come non bastasse lo scempio attuale, sulle strutture turistiche, non solo ricettive ( sul demanio gli “stabilimenti balneari” ).
In sostanza: Ancora una volta e sempre più in controtendenza europea l’Abruzzo (in compagnia di quasi tutte le regioni italiane) per far ripartire l’economia sceglie il cemento. A prescindere da standard di vivibilità, in deroga a tutti gli strumenti pianificatori (persino i tanto abusati Accordi di Programma, pur favorendo maggiormante gli interessi privati,contemperano un minimo l’interesse del pubblico), in barba a vincoli di tutela del patrimonio naturalistico e architettonico, agli standard di sicurezza e alla necessità (planetaria!) di una svolta in materia di risparmio energetico. Per 24 mesi (periodo in cui si può fare richiesta) più 5 anni (periodo di attuazione) assisteremo impotenti al “sacrificio finale” e purtroppo irreversibile del nostro territorio.
Possiamo solo sperare che le nostre osservazioni e la battaglia in aula dei consiglieri più sensibili possano limitare i danni.
DocumentoAssociazioniAudizionePianoCasa

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