DDL Febbo: mah…come siamo messi!!
feb 25th, 2009 by Redazione
Proviamo a fare un po’ di chiarezza e informazione riguardo la “questione petrolio” partendo dal disegno di legge presentato oggi dal nuovo assessore all’ agricoltura Mauro Febbo. Intanto questo disegno di legge non riguarda nello specifico la ricerca e coltivazione del petrolio. Infatti le concessioni continueranno ad essere rilasciate dello Stato, oggi con il parere delle Regioni interessate; domani, se il Parlamento approverà la legge 1441-ter in discussione, che esclude gli Enti locali dalle decisioni in materia, senza più neanche la possibilità di esprimersi su scelte che verranno direttamente calate dall’Alto sul nostro territorio.
Il DDL Febbo riguarda invece la localizzazione di nuovi stabilimenti di lavorazione e stoccaggio degli oli minerali (es. impianti petrolchimici); prevede la partecipazione alle Conferenze dei Servizi dei Comuni confinanti quello interessato dagli impianti (il parere non è comunque vincolante) e stabilisce un contributo compensativo a titolo di ristoro ambientale pari al 15% delle aliquote di prodotto estratto, da ripartire: 60% al Comune interessato, 20% ai Comuni limitrofi, 20% alla Regione. Proviamo a fare due calcoli: Il 7% è la aliquota ufficiale che le compagnie petrolifere pagano per le concessioni a terra; di questa aliquota oggi il 55% spetta alla Regione, il 15% al Comune interessato, il restante 30% va allo Stato. Questo 15 % di “contributo compensativo”, come lo chiama Febbo, va calcolato a sua volta sul 70% (55+15) e viene ridistribuito tra gli Enti locali. Se si ipotizzano delle cifre (ricordiamo che tra l’altro la quantità di prodotto estratto viene dichiarata dalla stessa compagnia) si arriva facilmente alla conclusione che, rispetto ai danni che si producono sui territori, la cosiddetta “compensazione” è ridicola.
Ma come fa, tra l’altro, questo disegno di legge a bloccare il Centro Oli di Ortona (come titolano i giornali)? Febbo non lo spiega. Certo è che la possibilità di realizzare impianti di lavorazione e stoccaggio del petrolio, ovunque sul territorio abruzzese, rimane. Anzi.
La prima cosa che ci viene da pensare è che gli Enti Locali, strangolati da tagli statali e patti di stabilità, guidati da modalità clientelari ben radicate nel tempo saranno ancora e sempre più predisposti a dare pezzi di territorio in cambio di quattro danari, senza valutare a fondo le ricadute ambientali, sociali e sanitarie.
Inoltre l’Ass. Febbo distoglie l’attenzione da una domanda cruciale : Abruzzo Terra dei Parchi o del Petrolio? Se la risposta unanime è Terra dei Parchi (così vendiamo la nostra immagine e così ripetono i politici tutti), come uscire dal petrolio? sarebbe la prossima domanda…
Riportiamo un pregevole lavoro (con dati attualizzati al 31 gennaio 2009) del WWF e di LEGAMBIENTE sullo stato dell’arte della ricerca e della coltivazione degli idrocarburi in Abruzzo, presentato a Pescara il 16 febbraio scorso da Dante Caserta e Angelo Di Matteo. Nel Dossier scopriamo che “L’Abruzzo ha oggi quasi la metà (49,11%) del proprio territorio interessato da attività legate alla ricerca, l’estrazione e lo stoccaggio di idrocarburi. Circa i tre quarti dei Comuni abruzzesi (221) sono ormai coinvolti, per un totale di quasi l’80% della popolazione regionale interessata (1.045.488 abitanti)”……
Continuate la lettura e scoprirete “come siamo messi” veramente.
COMUNICATO-16feb09 DOSSIER_IDROCARBURI_ABRUZZO-WWF-LEGAMBIENTE


Loading ...

