Depurazione inesistente/inefficiente : illeggittima la quota in bolletta
gen 21st, 2009 by Redazione
Nell’ acqua un buco da 350 milioni di Gianni Trovati
dal Sole 24 Ore del 19 gennaio 2009
350 milioni di euro sono la cifra annua che i gestori del servizio idrico integrato devono sacrificare sull’altare della correttezza istituzionale che, dopo la sentenza 335/2008 della Consulta, impedisce loro di farsi pagare il servizio di depurazione quando il depuratore non c’è o non funziona.
La sentenza, bocciando la legge Galli e il Codice dell’Ambiente (L.36/1994 e Dlgs 152/2006) impedisce di chiedere la quota di depurazione (circa un terzo della tariffa totale) ai cittadini che non sono serviti da un depuratore: in pratica ai circa 14 milioni di italiani che si trovano ancora in questa condizione.
Secondo le stime dell’Anea (Associazione Nazionale Enti Ambito) gli abitanti “non allacciati” agli impianti di depurazione sono: nel Nord Ovest il 19,4% – nel Nord Est il 15,2% – al Centro il 23,8% – al Sud il 26,3% – nelle Isole si arriva al 40%. In ogni Ambito Territoriale Ottimale cambia anche il panorama tariffario.
Ma il colpo più duro rischia di arrivare dai rimborsi che potrebbero andare indietro nel tempo fino al 3 ottobre 2000, data di nascita del sistema tariffario in vigore. Con i valori attuali (anche se ovviamente andando indietro nel tempo il numero di cittadini “non serviti” aumenta) l’assegno potenziale da staccare agli interessati sale alla cifra astronomica di 3,2 miliardi di euro.
Ovvio che di fronte a una somma del genere la fantasia del legislatore galoppi alla ricerca di una soluzione per sterilizzare gli effetti della pronuncia della Corte Costituzionale. Anche perchè la tariffa, per legge, è il pilastro per finanziare gli oltre 20 miliardi di euro di investimenti per la depurazione.
Che cosa succederà ora? Il legislatore sta cercando di far tornare a casa il mancato gettito sotto forma di “tassa sull’inquinamento” per chi non è servito da un depuratore. Nella pratica, però, sta avvenendo l’esatto contrario: per pareggiare i conti e non veder saltare i bilanci, alcuni Ato hanno già stabilito di aumentare le tariffe indiscriminatamente e coprire in questo modo il buco aperto dalla bocciatura costituzionale. Con il risultato di far crescere il conto di chi è collegato al depuratore, mentre gli altri (non collegati) beneficieranno del taglio alla quota di depurazione, secondo il principio paradossale del “chi non inquina paga”.
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