Se la Casa Abruzzo di Chiodi avrà le stesse “fondamenta” della discarica La Torre …..
nov 30th, 2008 by Redazione
In cronaca nazionale, questa volta su l’Espresso di questa settimana, tornano le disastrose vicende abruzzesi. Una storiaccia di qualche tempo fa i cui risvolti processuali incombono sul candidato della PDL , Gianni Chiodi, ex Sindaco di Teramo.
Una frana nell’urna
di Primo Di Nicola
Si tratta della frana della discarica la Torre, nel Teramano. Discarica realizzata in un calanco, in zona a forte rischio idrogeologico. Appena a valle un laghetto.
Lo scandalo della discarica esplode nelle prime ore del mattino del 17 febbraio 2006. Chiodi è Sindaco dal Giugno 2004 (l’impianto è in funzione dal 1996). Un boato e una valanga di rifiuti (centinaia di migliaia di mt cubi) frana riversandosi nel lago sottostante.
Fango e percolato invadono i fossi circostanti inquinando le falde acquifere e il fiume Vomano, il principale corso d’acqua della provincia.
Protezione Civile e Presidenza del Consiglio dichiarano lo stato di Emegenza e viene nominato Commissario Straordinario il prefetto di Teramo Francesco Camerino, oggi anche lui indagato nel secondo filone dell’inchiesta, che riguarda la correttezza dell’impiego dei due milioni di euro spesi per la messa in sicurezza del sito e la verifica dei lavori, rivelatisi inadeguati. Ma non solo: il prefetto Camerino è al centro dei sospetti anche per aver affidato i lavori della messa in sicurezza della discarica addirittura agli stessi tecnici che l’avevano originariamente progettata, in primis tale ing. Carlo Taraschi, rinviato a giudizio per disastro ambientale.
Se c’era una catastrofe che si poteva evitare questa era certamente la frana dell’impianto La Torre. Tutti erano a conoscenza dei pericoli che incombevano. Il WWF abruzzese (che si è costituito parte civile nel processo) da subito denunciò che il sito era stato realizzato in un’area a forte rischio idrogeologico e dunque soggetta a frane, era chiaro anche dalla consultazione delle mappe della provincia di Teramo e della Regione Abruzzo. Non solo: instabilità e rischi erano documentati anche in studi e ricerche commissionate dal comune di Teramo e confermati dalle consulenze redatte per il pm D’Agostino a catastrofe avvenuta. Una delle perizie recita : “Aver progettato e realizzato la discarica in quel sito dimostra una disattenzione nei confronti della pericolosità idrogeologica del territorio”. La discarica in quella zona non andava aperta. E certamente andava chiusa quando Chiodi venne eletto sindaco nel 2004. Invece di chiuderla, anche perchè ormai più che satura, Chiodi vara prima un piano di ampliamento della discarica già considerata a rischio. Poi un progetto per la realizzazione di un secondo impianto (rimasto sulla carta) accanto a quello esistente. Nel frattempo continua a inzeppare tonnellate di spazzatura nel calanco di La Torre utilizzando le “generose” proroghe di Provincia e Regione.
Morale: un impianto autorizzato nel 1994 per una capacità massima di 220 mila metri cubi, arriva a contenere, dalla sua apertura nel 1996 al 2006 (quando avviene il disastro) oltre un milione e 100 mila metri cubi.
Le conseguenze penali e ambientali ora pesano come un macigno nel curriculum del candidato-governatore. “L’aver continuato ad ammassare rifiuti in una situazione oggettivamente così sfavorevole-scrive infatti nella perizia il geologo Giuseppe Gisotti- costituisce sicuramente un’aggravante, una concausa del fenomeno franoso”.
Ecco perchè, scottato dalle vicende dei rifiuti da Sindaco di Teramo, da Governatore Chiodi si prepara.. a incenerirli
Dal suo programma:
-modificare il piano rifiuti per eliminare la soglia di raccolta differenziata, in modo da progettare e realizzare immediatamente un piano di termovalorizzazione con uno o più impianti sul territorio regionale.
Ci viene proprio da dire: dalla padella alla brace!

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