Morale della favola: non sempre vincono i più ricchi e potenti
nov 18th, 2008 by Redazione
Riceviamo e pubblichiamo l’aggiornamento su una delle numerose querele “lanciate” (anche noi di Marelibero siamo state colpite più volte) dal cavalier Filippo Antonio De Cecco contro chi si batte per la tutela di un bene di tutti come il Demanio Marittimo
dal Comunicato stampa di M. Acerbo del 18-11-2008
Come noto l’imprenditore della pasta tempo fa mi ha querelato.
Purtroppo per lui il Pubblico Ministero, al termine delle indagini preliminari, ha proceduto alla richiesta di archiviazione ritenendo che l’esercizio del diritto di critica costituisce una manifestazione essenziale del diritto soggettivo di libera manifestazione del pensiero, tutelato dall’art. 21 della Costituzione. Ovviamente tale diritto incontra dei limiti e cioè che non si sconfini nella contumelia e nella denigrazione gratuita. Ma non è il caso delle mie dichiarazioni in quanto secondo il sostituto procuratore “le affermazioni dell’On.Acerbo relative alla realizzazione di opere ulteriori rispetto a quelle oggetto di concessione balneare in Piazzale Le Laudi rispondono al vero”. Inoltre nella sua richiesta di archiviazione il sostituto procuratore Valentina D’Agostino rileva che le espressioni utilizzate dal sottoscritto “rispondono al requisito della correttezza”.
Il cavalier Filippo Antonio De Cecco non demorde e ha dato mandato ai suoi avvocati di opporsi all’archiviazione della querela contro Acerbo e per stamattina (18 novembre) è fissata l’udienza davanti al giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Teramo.
Per quanto mi riguarda sono assolutamente sereno perché nel frattempo De Cecco è stato rinviato a giudizio, a conferma della veridicità di quanto da me sostenuto.
Infatti, come recita il decreto di citazione in giudizio di Filippo Antonio De Cecco e altri, “mediante un insieme sistematico di lavori e opere, realizzavano, in assenza di specifico, lecito titolo edilizio ed in violazione dell’art.60 NTA del PRG di Pescara, una vera e propria non assentibile nuova costruzione mediante l’ampliamento (consistente), la modifica e lo stravolgimento del preesistente manufatto edilizio oggetto della concessione demaniale …opere e lavori che portavano alla realizzazione di un manufatto del tutto diverso da quello preesistente, di gran lunga più grande (essendo state coperte, chiuse e inglobate in un’unica struttura tutte le parti esterne alla muratura del preesistente stabilimento…)”.
Inoltre, sempre secondo il Pubblico Ministero Anna Rita Mantini, “realizzavano l’opera in zona sottoposta a vincolo paesistico e senza autorizzazione dell’autorità preposta alla tutela del vincolo (o comunque in difformità dai nulla-osta rilasciati)” e anche “senza alcuna preventiva autorizzazione demaniale”.
La citazione in giudizio di De Cecco elenca in maniera puntuale tutti gli abusi commessi. Il rinvio a giudizio non contrasta con la sentenza della Corte di Cassazione dei mesi scorsi. La stessa Corte di Cassazione aveva constatato che “i vari interventi devono considerarsi abusivi perché in assenza o difformità di un valido titolo che li autorizzi ed in violazione delle norme urbanistiche”. La Cassazione non ha mai dato ragione al De Cecco. La Corte si era limitata a dissequestrare il manufatto originario stabilendo altresì il mantenimento del sequestro sulle opere abusive ritenendo troppo affittivo il provvedimento. Non è stata la Corte di Cassazione, ma la Procura di Pescara a decidere di autorizzare provvisoriamente la riapertura dell’intero complesso edilizio, comprese le parti abusive. Una decisione che non abbiamo contestato perché motivata da ragioni sociali, cioè la tutela dei lavoratori.
Ricordo che il Comune di Pescara e la Regione Abruzzo sono indicate, nel decreto di citazione in giudizio del De Cecco, come parti offese, in qualità di enti gestori del demanio marittimo.
Rispettando i principi della corretta amministrazione ci aspettiamo che il Comune e la Regione si costituiscano parte civile nel processo con udienza dibattimentale fissata al giorno 26 febbraio 2009 dinanzi al Tribunale di Pescara quando De Cecco e gli altri imputati dovranno comparire per rispondere dei reati davanti al giudice Dall’Olio.
Invito Paolini e D’Alfonso a procedere in tal senso perché la spiaggia è un bene demaniale, cioè di tutti.
Il Comune di Pescara dovrebbe procedere all’eliminazione degli abusi e ritengo applicabile al caso la norma della finanziaria 2007 che prevede la revoca della concessione per chi commette gravi abusi edilizi sul demanio marittimo.
Nonostante l’accanimento del cavalier De Cecco i fatti mi hanno dato ragione e tutto ciò mi incoraggia a proseguire nell’impegno per restituire ai pescaresi la visibilità del mare e l’accessibilità alla nostra amata spiaggia. Nel prossimo Consiglio Regionale, se sarò eletto, mi batterò per la modifica del Piano Demaniale Marittimo.
Morale della favola: non sempre vincono i più ricchi e potenti.
Maurizio Acerbo
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