Centro Oli: ” Dio è con noi ”
ott 14th, 2008 by Redazione
IL TEOLOGO DEL PAPA IN GUERRA CON L’ENI
La svolta ecologista di Monsignor Forte
di G.Galeazzi e G. Salvaggiulo da “La Stampa” del 9 ottobre 2008
Dalle “Meditazioni teologiche sul sacerdozio ministeriale” alla lotta contro il petrolio. Dalla “Trinità per atei” alle discariche abusive. Dalle “Cristologie del Novecento” all’acqua inquinata. Dall’Abruzzo in emergenza ambientale, il fronte ecologista ha trovato un leader inaspettato, agguerrito, competente e “benedetto”: Bruno Forte, arcivescovo di Chieti e Vasto nonché teologo di fama mondiale, stimatissimo dal Papa che lo ordinò vescovo nel 2004. Uno che misura le parole e poi tuona: “ Quello che sta accadendo è uno scandalo, il nostro oro liquido non è il petrolio ma il vino”.
La vicenda che ha portato Forte sulla ribalta pubblica è il progetto di trasformare l’Abruzzo in una grande piattaforma petrolifera, come la Basilicata. Le multinazionali si sono garantite concessioni estrattive sul 35% del territorio. Presto saranno attivati i primi tre pozzi. L’ENI ha progettato un centro oli (una sorta di raffineria) su una superficie di 14 ettari a Ortona, tra i vigneti del Montepulciano (800 milioni di euro il business del vino in Abruzzo).
Produttori, cantine sociali, Slow Food e ambientalisti si ribellano ma la partita è in salita. Poi arriva l’Arcivescovo ed è un terremoto. La regione si mobilita e approva una norma urgente per bloccare il progetto, con pubblici ringraziamenti alla Chiesa “che ha fatto aprire gli occhi a tutti”. Quando Forte si è schierato pubblicamente contro i progetti petroliferi, gli attivisti delle associazioni ambientaliste hanno fatto un balzo sulla sedia. E via sms di esultanza “ Dio è con noi”. Vuoi mettere il peso del teologo prediletto dal Papa schierato dalla parte degli ecologisti bollati semplicisticamente come “il solito fronte del no”?
“In una terra in cui la Chiesa è molto radicata sul territorio-spiega Dante Caserta, presidente regionale del WWF- Forte ha interpretato un disagio ambientale diffuso”. E ha schierato tutta la Curia abruzzese nella battaglia per “la salvaguardia del creato che qui da noi è diventata l’urgenza del momento”.
Per nulla intimorito dalle polemiche, l’arcivescovo spiega a La Stampa le ragioni della sua contrarietà allo sfruttamento petrolifero: “Il Centro Oli è un impianto insalubre e distruttivo per l’ambiente e l’agricoltura, con un impatto ambientale pericolosissimo. Nella mia Diocesi ci sono monti, mare, laghi, verde, 5 milioni di presenze turistiche l’anno: l’idea di una sorta di nuova Eldorado che porterà lavoro e denaro è del tutto falsa. Qui resteranno solo desolazione e impoverimento. un danno tragico per la nostra gente”. Detto dal teologo preferito dal Papa e non da un no global in servizio permanente effettivo è una mazzata a cui è difficile replicare. Anche perchè l’Arcivescovo non parla per ideologia. Prima di intervenire, mettendosi contro le multinazionali del petrolio-in primis l’ENI- ha consultato tecnici, scienziati, raccolto pareri nelle zone interessate, sondato i vertici della Conferenza Episcopale Italiana. Del resto-spiega Forte-”il cardinale Bagnasco ci raccomanda di stare vicino alla gente. E la gente non è stupida, sente che un impianto del genere è una gravissima minaccia al lavoro dei campi, alla salute, al turismo. Nella provincia di Chieti abbiamo 34 cantine sociali, siamo al quarto posto in Italia per esportazione di vino. Se tutto ciò viene danneggiato, si mette in dubbio il futuro di un intero popolo, dei lavoratori, delle famiglie”.
Forte e gli altri vescovi abruzzesi non si fermano alla campagna contro il petrolio. E in un documento di rara durezza mettono sotto accusa l’intera classe politica abruzzese, inguaiata dagli scandali giudiziari. E le imputano, come in una requisitoria giudiziaria, tutti gli scandali ambientali-dai rifiuti all’acqua inquinata-che hanno avvelenato l’Abruzzo negli ultimi anni. Casi che hanno portato all’incriminazione di decine di politici e amministratori pubblici. Vicende per le quali c’è “massima fiducia nella magistratura”. Lo dice l’Arcivescovo mica Di Pietro.
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