Oli da cucina: casalingh* disperat*
set 13th, 2008 by Redazione
Non è il titolo di un film trash, ma è un po’ lo stato d’animo in cui si ritrovano tante persone che dopo aver fritto patatine, pesce e quant’altro non sanno dove buttare l’olio della frittura: “lo scarico del lavandino della cucina o nel bagno?”
Attualmente esiste una precisa normativa riguardo lo smaltimento e recupero degli oli esausti prodotti da ristoranti e attività commerciali (di cui si occupa il C.O.N.O.E. Consorzio Obbligatorio Nazionale Oli e Grassi Vegetali e Animali esausti) ma non esiste norma che riguardi lo smaltimento e il recupero degli oli usati provenienti dalle utenze domestiche.
L’olio da cucina, una volta utilizzato, è fortemente inquinante. Per questo motivo deve essere raccolto e trattato in modo idoneo. Versarlo negli scarichi di cucina o del bagno, come oggi siamo costretti a fare, significa danneggiare le tubature, far funzionare in modo non corretto i depuratori, favorire la diffusione di insetti e scarafaggi, oltre che di cattivi odori.
Il liquido, dopo essersi riversato in mare, crea una patina superficiale che impedisce ai raggi del sole di filtrare, ostacolando così lo sviluppo della flora e della fauna marina. Inoltre si stima che sia sufficiente un solo litro di olio da cucina esausto per contaminare circa un milione di litri d’acqua, quantità sufficiente per il consumo di acqua di una persona per 14 anni.
Recuperare e riciclare l’olio vegetale esausto significa contribuire all’uso sostenibile delle risorse disponibili ed evitare che un rifiuto, seppur classificato non pericoloso, comporti conseguenze molto dannose per l’ambiente se viene disperso sul territorio. In Abruzzo, dove la Raccolta Differenziata è praticamente “all’anno 0”( 18% sulla carta, in realtà molto meno) il recupero degli oli alimentari provenienti da utenze domestiche non viene neppure preso in considerazione.
L’olio vegetale esausto dopo una prima lavorazione che ne elimina le impurità (residui di cibi e acqua) può essere trasformato ad esempio in biodiesel per trazione, glicerina per industria saponiera, lubrificante a base vegetale per macchina agricole, trasformatori etc. Tutti i riutilizzi sono comunque per usi industriali. Da ogni litro di olio esausto si ricava mediamente l’ 8-10 % di glicerina, l’84-86 % di biodiesel e il 4-5% di scarto di lavorazione.
L’associazione di cultura politica Impronte denuncia come per esempio “a Giulianova si riversino in mare ogni anno circa 600.000 chilogrammi di oli vegetali, che equivalgono a 21 autotreni con rimorchio carichi di olio usato. Considerando tutti i Comuni della provincia di Teramo, i cui scarichi finiscono direttamente o indirettamente a mare, i chili di olio diventano quasi 8.000.000 ed i TIR 270. Tutto questo si traduce in un danno immediato e tangibile per l’ambiente, per il turismo e per la pesca non solo a Giulianova ma anche in tutta la provincia di Teramo”. L’associazione Impronte ribadisce che per risolvere questa situazione ” è necessario che tra i primi punti dell’agenda del nuovo governo regionale sia posta l’attuazione del Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti varato nel dicembre 2007, anche nella parte in cui si prevede l’approvazione di un Programma Regionale per la Riduzione dei Rifiuti Biodegradabili da collocare in discarica.” Questo Programma, presente nel vecchio Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti, prevedeva la possibilità di organizzare in tutte le aree urbanizzate della Regione il recupero di questo particolare flusso di rifiuto mediante convenzione con ditte autorizzate iscritte al Registro Provinciale. Tuttavia l’atteso protagonismo delle singole amministrazioni comunali è clamorosamente mancato.
Abbiamo trovato un esempio di buona pratica nella vicina Ascoli Piceno, dove già dal 2004 è iniziata l’implementazione di stazioni stradali di raccolta degli oli vegetali esausti provenienti da famiglie, denominate “Olivia”.
In attesa di Olivia (o chi per lei) un piccolo suggerimento: verificate con un ristorante vicino casa la possibilità di versare il vostro olio usato nel contenitore che, per obbligo di legge, tutti i ristoranti sono tenuti ad avere e che gratuitamente viene svuotato una volta la settimana dalla ditta preposta.

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Molto utile questa informazione
E’ vero, questa informazione è molo utile; ogni volta che butto l’olio usato nel buco del lavandino provo un senso di disagio causato dalla consapevolezza di stare facendo qualcosa di non “bello”.
D’altro canto l’idea di dovermi organizzare anche per non versare l’olio usato semplicemente dentro al primo buco che capita mi uccide, significa avere per casa, oltre che al bidoncino dell’organico, al sacchetto di carta per la carta, e a quello di plastica per plastica vetro e alluminio (il che non è poco: un angolo della mia piccola casa è occupato quasi perennemente da un mucchio di spazzatura che cerco di tenere a bada) dicevo che significa aggiungere anche una tanica dove accumulare di volta in volta l’olio, per non andare cento volte al ristorante!
Ciò per dire: basterebbe Olive Oyl sotto casa per semplificare la vita dei contribuenti : )