25 milioni di euro per potabilizzare acqua non potabilizzabile
set 7th, 2008 by Redazione
Che altro devono sopportare gli abruzzesi prima di decidere di “liberarsi” di una classe dirigente inefficiente e corrotta?
Ancora una volta, grazie al Corpo Forestale Provinciale guidato dal “Sub-Comandante” Conti, viene alla luce l’ennesima schifezza prodotta dai nostri amministratori. 14 le persone indicate, alla Corte dei Conti, come responsabili di danno erariale.
Nel 2000 il Ministero delle Infrastrutture, la Comunità Europea e la Regione Abruzzo stanziano circa 25 milioni di euro per la realizzazione di un potabilizzatore in località S.Martino (Chieti). L’opera viene costruita senza le analisi idonee a vedere se l’acqua del fiume Pescara poteva essere potabilizzata. Solo nel 2004 (ad opera praticamente realizzata), vengono fatte le prime analisi che evidenziano come le acque di questo fiume sono così inquinate da non rientrare in nessuna delle classi di qualità (sono 3)che rende possibile la potabilizzazione. Mancano però gli ultimi fondi della Comunità Europea, erogabili solo dopo il “collaudo”: nel 2006 viene fatto anche quello…. senza far funzionare il depuratore!
La potabilizzazione è un progetto al quale si arriva quando c’è una emergenza idrica gravissima. Ma come si fa a parlare di “emergenza idrica” in una regione come l’Abruzzo, notoriamente ricchissima di acqua, con i principali fiumi a portata costante (come il fiume Pescara), con circa 414 litri disponibili al giorno per persona ( la media dei consumi giornalieri pro-capite in Italia è di 220 litri, mentre nel Nord-Europa oscilla tra i 130 e i 160 litri al giorno)? Si può solo parlare di gestione pessima del servizio idrico: è un dato inconfutabile che mediamente il 60% circa delle acque destinate al consumo umano viene disperso per lo stato vetusto e malandato delle reti idriche, la cui realizzazione risale ai primi del ‘900. Quanti km di reti si sarebbero potute risanare con 25 milioni di euro?
La gestione del bene “comune” acqua è pessima forse anche perchè è “clientelare”.
A questo proposito riportiamo il comunicato stampa di Maurizio Acerbo (PRC) che condividiamo pienamente.
Potabilizzatore: un altro scandalo targato “partito dell’acqua”
Quello del potabilizzatore è l’ennesimo scandalo che vede protagonista il “partito dell’acqua”, cioè il gruppo di potere trasversale (a maggioranza PD) che da anni occupa l’ACA spa e l’ ATO di Pescara – Chieti. Ancora una volta si conferma il quadro disastroso che abbiamo sempre denunciato.
Risultano evidenti l’incompetenza e l’irresponsabilità (per non dire peggio) dei vertici succedutisi alla guida di ACA e ATO.
Finanziamenti pubblici per 25 milioni di euro sono stati sperperati per realizzare un impianto che non può entrare in funzione.
E’ difficile oggi stabilire se dietro comportamenti così assurdi ci sia soltanto l’ignoranza delle leggi o anche condotte di rilevanza penale.
Come mai l’impianto in località San Martino fu realizzato senza premurarsi precedentemente di verificare, attraverso le analisi, se le acque del fiume Pescara potevano essere potabilizzate?
Forse perché non si poteva perdere l’occasione di un appalto così appetibile?
Confidiamo che la Corte dei Conti, sulla base della relazione del Corpo Forestale dello Stato, provveda a sanzionare adeguatamente per i danni erariali i responsabili di questa ennesima vergogna.
Non conosciamo i nomi delle 14 persone indicate dall’indagine della Forestale come responsabili, ma è piuttosto evidente il quadro delle responsabilità politiche.
Indispensabile ricordare che questa vicenda del potabilizzatore ha una storia lunga e che l’ACA spa fino al 2005 era guidata dall’attuale assessore regionale del PD Donato Di Matteo, non a caso risultato nelle elezioni regionali di quell’anno il più votato esponente dei DS. Di Matteo è coinvolto, insieme all’attuale presidente Catena e all’ex – presidente dell’ATO l’on.Giorgio D’Ambrosio, anche nell’inchiesta sull’erogazione di acqua inquinata da sostanze tossiche pericolose per la salute umana scaturita dalle denuncie di Rifondazione e WWF. D’Ambrosio e Catena sono inoltre anche indagati per la Fangopoli del depuratore di Pescara.
Emerge per l’ennesima volta la mancanza di trasparenza di ACA e ATO e le responsabilità non solo dei relativi cda, ma anche dei sindaci che dovrebbero svolgere funzioni di vigilanza e controllo sull’operato di chi gestisce le risorse idriche e che avrebbero dovuto informare i consigli comunali.
Appare incredibile che il PD di D’Alfonso continui a mantenere in sella all’ACA spa vertici sempre più screditati per i quali circa un anno fa i consigli comunali di Pescara, Chieti e Montesilvano avevano richiesto le dimissioni votando ordini del giorno proposti da Rifondazione Comunista.
Il PD non intende rinunciare a quella che è un’autentica macchina di consenso clientelare, oltrechè un ufficio di collocamento per esponenti politici e loro parenti.
Di Matteo e D’Ambrosio, che hanno per lungo tempo presieduto ACA e ATO, spieghino alla cittadinanza cosa hanno combinato e come mai 25 mln. di euro sono stati sprecati inutilmente.
E’ questa la “bella politica” per il PD dalfonsiano?
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