Le discariche sono sempre più un problema per il nostro territorio. Ci sono quelle abusive (tante) ma anche quelle autorizzate….. spesso sono irregolari.
La Ecoadriatica s.r.l. di Chieti Scalo, andata a fuoco lo scorso 27 luglio, è una di quelle. Da una relazione tecnica di sopralluogo richiesta nel maggio 2008 dalla Guardia di Finanza all’Arta di Chieti, al fine di tipizzare rifiuti sospetti rinvenuti presso la ditta suddetta, emerge che i rifiuti erano costituiti da enormi cumuli riconducibili a varie tipologie: imballaggi misti non selezionati, pneumatici fuori uso, diversi bidoni metallici e fusti plastici contenenti rifiuti liquidi (oli minerali), e altri contenenti rifiuti solidi speciali identificabili come filtri di oli esausti (catalogati come rifiuti pericolosi), nonché altri rottami in metallo. “Tutte le tipologie di rifiuto, pericolose e non, depositate in maniera incontrollata sul sito, risultano incluse nell’elenco di quelle autorizzate dalla Regione. Si evidenzia la non regolarità del sito di stoccaggio, in quanto non sono state identificate le aree di deposito e la gestione dei rifiuti non avviene secondo le norme vigenti in materia”.
Guarda il video che ci ha mandato Manolo Lanaro
”Chieti: discarica in fiamme e rifiuti abbandonati”
http://it.youtube.com/watch?v=baKlNXHnVk0
L’ incendio della discarica è stato gestito dagli enti preposti, in primis il Sindaco in quanto responsabile della salute pubblica, in maniera a dir poco approssimativa, soprattutto per la mancanza di informazioni e istruzioni immediate da fornire ai cittadini in nome del principio di precauzione.
È chiaramente emerso che nella nostra Regione non c’è un quadro di riferimento per l’elaborazione di Piani di Emergenza Provinciali e Comunali che definiscano la disponibilità di personale, mezzi, attrezzature e compiti di ciascun Ente coinvolto per garantire una buona gestione degli eventi calamitosi.
È surreale che ancora oggi l’assessore all’Ecologia del Comune di Chieti abbia parole solo per “minimizzare” l’accaduto e attaccare il WWF. Gli suggeriamo di farsi, insieme al Sindaco, un giro su internet per sapere cosa si fa, in questi casi, in certe altre regioni (per es. Emilia Romagna).
È poi sconfortante doversi augurare che gli eventi calamitosi non avvengano il sabato e la domenica: infatti la Regione Abruzzo non ha mai stanziato i fondi (€ 300.000 circa) necessari per garantire la “reperibilità” dei tecnici Arta. Solo per un caso fortuito e per una disponibilità (non dovuta) di un tecnico, sono stati tempestivamente monitorati i fumi dell’incendio della discarica di Chieti, avvenuto appunto in una notte di domenica. Inoltre, per quanto riguarda la diossina nell’aria, come al solito l’Arta ha dovuto affidare all’esterno (in questo caso all’Università di Siena) le indagini, i cui risultati sono previsti non prima dell’autunno.
Visto che non si fa che parlare di tagli e risparmi, proponiamo ai consiglieri regionali di autotassarsi per comprare finalmente all’Arta gli strumenti necessari per l’analisi delle diossine…oppure di stornare qualche fondo dal misterioso Abruzzo Engeneering, Ente a capitale prevalentemente pubblico, voluto fortemente dal “Presidente” Del Turco (60% Regione Abruzzo, 30% Selex Service di Finmeccanica, 10% Provincia dell’Aquila) di cui, a parte cambi di Presidenza e avvicendamenti nei Consigli di Amministrazione, non si sa altro.
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