Il Partito dell’Acqua…..avvelenata
Mag 24th, 2008 by Redazione
Le mega-discariche di Bussi sul Tirino e l’inquinamento delle falde acquifere della Val Pescara
33 indagati :
19 tra amministratori delegati e manager della Montedison-Ausimont che dal 1963 al 2002 avrebbero concorso, in tempi diversi ed anche indipendentemente l’uno dall’altro, ad avvelenare acque destinate all’alimentazione umana, prima che fossero attinte o comunque distribuite per il consumo .
Nel corso degli anni la Montedison avrebbe realizzato ben quattro discariche, site in prossimità dell’azienda, lungo i fiumi Pescara e Tirino, dove venivano illegalmente e sistematicamente interrati/smaltiti ogni genere di rifiuti tossico-nocivi prodotti dai processi di lavorazione del polo chimico (come esacloretano, pentacloretano, piombo, cloroformio, tricloroetilene ed altro) per una quantità pari a circa 500.000 tonnellate di rifiuti. Una vera e propria strategia d’impresa finalizzata ad eludere gli obblighi di corretto smaltimento dei rifiuti di lavorazione. Strategia presumibilmente avviata nel 1994 e culminata con la predisposizione e presentazione da parte dell’azienda di un piano di caratterizzazione redatto in apparente e formale ossequio delle normative ma sostanzialmente fondato su dati parziali, falsi, frutto di dolose manipolazioni, soppressioni e modifiche.
Sarebbe esistita una vera e propria doppia documentazione (vero-falso). Perché secondo l’azienda occorreva non spaventare chi non sa. Tutto ciò al fine di nascondere la pesantissima e compromessa situazione d’inquinamento del sito industriale e delle aree ad esso esterne e il fatto che, persino le falde acquifere più profonde e gli stessi pozzi di captazione dell’acqua potabile-gli 8 pozzi di Colle S.Angelo-posti due km più a valle dell’insediamento, erano stati interessati da questo fenomeno.
Non ci meraviglia più che delle aziende private, per fare maggiori profitti, eludano le normative sullo smaltimento dei rifiuti tossici ( ci sono purtroppo tristi precedenti) ma quello che viene fuori da questa vicenda, in maniera prepotente e preoccupante, è la mala gestio della res publica.
Sono infatti 14, tra amministratori pubblici e tecnici degli enti preposti, gli iscritti al registro degli indagati. Tra questi troviamo influenti politici abruzzesi:
Donato Di Matteo attuale capogruppo del PD della Regione Abruzzo, neo-eletto consigliere comunale di Pescara, al tempo ricopriva la carica di Presidente del CdA dell’ACA (Azienda Consortile Acquedottistica);
Giorgio D’Ambrosio, PD, attuale Sindaco del comune di Pianella, al tempo Presidente dell’Ato 4;
Bruno Catena, sempre del PD, ex sindaco del comune di Città S.Angelo, al tempo Presidente del CdA dell’ACA;
Roberto Angelucci, democristiano doc, sindaco uscente del comune di Francavilla, vice presidente dell’Ato 4;
Roberto Rongione direttore del SIAN della ASL di Pescara;
Bartolomeo Di Giovanni direttore generale dell’Aca;
Lorenzo Livello direttore tecnico dell’Aca;
Pare essere loro imputato:
-di non aver accertato le cause della presenza di sostanze pericolose per l’uomo nei pozzi S.Angelo e non aver adottato provvedimenti idonei al ripristino della qualità delle acque;
-l’aver minimizzato il fenomeno dell’inquinamento pur dopo la scoperta della mega-discarica di Bussi;
-l’aver dirottato notevoli risorse finanziarie a favore di soluzioni (filtraggio dei pozzi) costose e inefficaci (anzi in alcune analisi post-filtro la concentrazione degli inquinanti era superiore al pre-filtro), favorendo tra l’altro una ditta fornitrice piuttosto che altre;
-l’aver soprattutto omesso di monitorare costantemente la presenza di composti organo-alogenati nell’acqua, facendo effettuare i controlli interni a laboratori privi di professionalità adeguate. Nei laboratori dell’ACA c’erano tanti parenti e amici ma nessun chimico! Tra l’altro i controlli erano fatti con cadenze di gran lunga inferiori a quelle previste per legge (11/12 controlli l’anno a fronte dei 136 previsti come soglia minima);
-infine l’aver garantito la potabilità dell’acqua facendo ricorso alla miscelazione delle acque inquinate dei pozzi S.Angelo con quelle (buone) dell’acquedotto Giardino, pratica espressamente vietata dalla normativa.
A questo punto, a prescindere dagli sviluppi giudiziari, ci sembrano del tutto evidenti le responsabilità politiche del c.d. Partito dell’Acqua, aggregazione di amministratori pubblici che, con assoluta spregiudicatezza, hanno usato gli enti pubblici per perseguire pratiche clientelari invece di tutelare gli interessi collettivi.
Ci auguriamo abbiano la dignità di andarsene a casa da soli prima di essere cacciati, magari……a furor di popolo.
ps. In tutti questi mesi non abbiamo mai sentito una sola parola da parte del Sindaco per Pescara, Luciano D’Alfonso, il cui ruolo istituzionale è anche e soprattutto quello di pre-occuparsi della salute dei suoi cittadini.
comunicatostampa WWF-ASF-MARELIBERO 24-MAGGIO-2008
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