L’insostenibilità della caccia
mag 14th, 2008 by Redazione
Il 22 febbraio a Roma si è tenuto il primo Convegno Nazionale dell’ “Associazione vittime della caccia” sulle conseguenze derivanti dall’ esercizio dell’attività venatoria che produce danni enormi agli animali, alle persone ( vittime dell’uso improprio delle armi) e all’ambiente (inquinamento da piombo). Dall’analisi di ognuna di queste tematiche sono emersi dati impressionanti.
Pochi sanno che in Italia vengono uccisi almeno 200 milioni di animali l’anno, la maggior parte uccelli di varie specie, ma anche lepri, cinghiali, cervi, caprioli, daini e perfino animali domestici! Ma le stesse armi da caccia vengono utilizzate anche per commettere omicidi e ferimenti.
Pur non essendo noti i dati riguardanti la sola regione Abruzzo, un rapporto del Ministero dell’Interno, direzione Centrale Anticrimine della Polizia di Stato Dipartimento della Pubblica Sicurezza, ha evidenziato che in Italia, fuori stagione venatoria il numero dei morti per armi da caccia è di 24, 13 i feriti; mentre dall’inizio della stagione ( settembre 2007/gennaio 2008) il numero dei morti e dei feriti sale rispettivamente a 66 e 101. Ciò dimostra che le armi da caccia a piombo, al contrario di quello che dicono i cacciatori, posseggono un’alta offensività. (vedere la foto shock allegata al presente articolo).
Queste cifre sono allarmanti, soprattutto se si pensa che non esiste un serio monitoraggio sui rischi connessi all’uso delle armi da caccia cronaca_caccia
Dagli atti del convegno (Relazione del Dott.Massimo Tettamanti, chimico ambientale) emerge anche un dato che spesso viene sottovalutato: l’inquinamento da piombo derivante dalla dispersione dei pallini e dei bossoli utilizzati per la caccia.
Per avere un’idea dell’entità dei materiali inquinanti dispersi ogni anno, basta vedere la quantità di bossoli lasciati in giro per le nostre campagne e montagne (spesso anche in prossimità delle abitazioni), nonostante le sanzioni previste dalla legge n.157/1992 art.13 comma 3 per il loro mancato recupero.
I cacciatori in Italia sono circa 700.000. Il numero delle giornate di caccia in un anno è 74 ( di cui 24 domeniche). E’ stato calcolato che:
a) se ogni cacciatore andasse a caccia un giorno permesso su tre, sparando ogni volta un colpo, l’impatto da inquinamento da piombo sul territorio sarebbe confrontabile con lo smaltimento diretto in discarica di tutti i rifiuti prodotti da un piccolo comune (vietato dal decreto Ronchi) ;
b) se ogni cacciatore andasse a caccia un altro giorno della settimana, oltre la domenica, sparando cinque colpi ogni volta, l’impatto corrisponderebbe allo smaltimento diretto in discarica dei rifiuti prodotti da una grossa Provincia italiana;
c) se ogni cacciatore sfruttasse tutte le giornate permesse, sparando cinque colpi, si creerebbe un impatto ambientale pari allo smaltimento diretto in discarica di tutti i rifiuti prodotti in un anno da una regione grande come la Lombardia o dello smaltimento nell’ambiente di circa 500.000 batterie d’auto.
Entrambi i casi citati, sia lo smaltimento diretto in discarica (Decreto Ronchi) che lo smaltimento di batterie d’auto (L.475/88) sono vietati, mentre la dispersione del piombo nei boschi e nei terreni è ammessa e finanziata a livello statale.
Dulcis in fundo: l’art. 842 del Codice Civile “riconosce al cacciatore la facoltà di entrare nel fondo altrui per l’esercizio della caccia senza che il proprietario possa impedirlo” non tenendo conto della morfologia dei nostri territori spesso fortemente antropizzati. Spesso i Sindaci sono quindi costretti ad adottare misure urgenti per la salvaguardia dei propri cittadini.
Conclude il dottor. Tettamanti la sua relazione : “…anche senza considerare i danni collaterali della caccia, l’impatto ambientale permesso dall’attuale normativa è assolutamente insostenibile”.
- Atti convegno ass vittime della caccia roma 22-02-2008
- Le armi da caccia_diritto alla sicurezza
- Manifesto shock-Cristian 19 anni
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