In Abruzzo è Emergenza Ambiente
Feb 19th, 2008 by Redazione
Febbraio 19th, 2008
Abruzzo : Regione Verde d’Europa così è denominato il portale della regione Abruzzo. Questo ci hanno fatto credere: che la nostra regione fosse una piccola isola felice e incontaminata, vocata naturalmente ad una agricoltura rispettosa e di alta qualità e a un turismo sostenibile. Un’isola felice di questo sud Italia che man mano che passa il tempo si evidenzia sempre più come un territorio gravemente inquinato e dal punto di vista ambientale e da quello politico.
Dobbiamo ormai fare i conti con l’amara realtà: siamo anche noi dentro il processo di degrado che investe le regioni del sud.
Siamo “terra di conquista “ per un ‘imprenditoria spregiudicata e spesso collusa con il malaffare, con l’aiuto di una classe politica affarista e clientelare che per i propri interessi non ha alcun problema a svendere il territorio.
In pochi anni l’Abruzzo è diventato oggetto di interesse di commissioni parlamentari antimafia per il traffico di rifiuti illeciti (i primi rapporti allarmanti risalgono al 1997 quando da ipotesi diventa certezza lo spostamento della direttrice dei traffici dalla dorsale tirennica a quella adriatica), ad arrivare al disastro ambientale delle discariche di Bussi sul Tirino, definite le più grandi d’ Europa (in due fanno 500.000 tonnellate di sostanze tossiche) e al conseguente inquinamento delle falde acquifere sottostanti. Scopriamo che per chissà quanti anni molti di noi (450.000 persone circa) hanno bevuto acqua contaminata da sostanze chimiche cancerogene e che, fatto gravissimo, da qualche anno le autorità conoscevano il problema e ce lo avevano tenuto nascosto. Per non parlare di un futuro prossimo di inceneritori , montagne sventrate per incrementare l’affaire cave, centrali idroelettriche che aumenteranno lo sfruttamento del fiume Aterno-Pescara.
La nostra costa, data non in “concessione” ma in “proprietà” all’imprenditoria balneare, è stata occupata e cementificata senza il rispetto di nessuna regola, contribuendo all’aggravarsi del fenomeno dell’erosione, che solo politiche adeguate di rinaturalizzazione dei litorali possono rallentare. Infine uno dei tratti più belli della costa abruzzese, la costa teatina , rischia di essere “svenduta” all’industria petrolifera (Eni-Agip) per la realizzazione di un centro di estrazione di petrolio. Il primo atto di questo devastante progetto è stato la realizzazione della “strada sul mare” in zona Postilli Riccio, ridefinito “nodo strategico infrastrutturale” per poter bypassare tutti i vincoli ambientali che un luogo di pregio come quello non può non avere.
Si perseguono politiche “emergenziali” per risolvere problemi ormai strutturali:
si “ripasciono” le coste erose e le tasche di chi fa business sui “movimenti sabbia” e scogli, arrivano commissari straordinari e finanziamenti statali per l’inquinamento dei fiumi e nello stesso tempo la Regione vara la legge “fogna” che autorizza i comuni a scaricare di tutto e di più nelle acque fluviali (costa troppo far funzionare i depuratori e non “porta voti”!).
Mentre il governo della regione chiede finanziamenti per bonificare i siti inquinati di Bussi le amministrazioni locali premono per impiantare nella stessa area una azienda che tratta rifiuti tossici pericolosi (affare Orim). E che dire dei cementifici autorizzati a incenerire rifiuti speciali come oli esausti e gomme usate ( la regione nel nuovo piano rifiuti la definisce “energia rinnovabile”).
In questa schizofrenica programmazione e gestione clientelare del territorio i controlli sono molto carenti o addirittura affidati ai “controllati”. È sotto gli occhi di tutti l’agonia lenta dell’Arta ( Agenzia Regionale di Tutela Ambientale): dovrebbe essere indipendente invece è sempre stata sotto il controllo dei politici di turno; non ha attrezzature adeguate; la maggior parte dei suoi dipendenti è precaria; le risorse sono dirottate tutte da un’altra parte (avete mai sentito parlare di Abruzzo Engineering?)
Non possiamo più dare deleghe in bianco per la tutela del territorio e della nostra salute. Vogliamo strutture di controllo efficienti e indipendenti. Abbiamo il diritto di avere informazioni su progetti e scelte che ci riguardano (esistono precise direttive europee a riguardo) e abbiamo il diritto, come comitati e associazioni ambientaliste, di partecipare a pieno titolo ai processi decisionali.
Loading ...

