Concessioni : è sempre “sfruttamento”
lug 31st, 2007 by editor
Luglio 31st, 2007
La storia delle acque minerali è,in linea di principio,la stessa dei balneatori che sfruttano le spiagge del demanio in concessione.
Solo che nella realtà è molto peggio, perchè nessun balneatore è un gigante multinazionale (come la Nestlè) e i soldi in questione sono molti di più. Fino a pochi anni fa, la materia era regolata da una legge del 1927,quando l’acqua minerale era il bicchiere che si andava a riempire alle terme. La concessione si pagava in base agli ettari di terreno occupati per gli impianti. Pochi spiccioli: da 5 a 60 euro per ettaro. Questo spiega come la Nestlè potesse pagare poco più dell’equivalente di 2.500 euro per imbottigliare la San Pellegrino(uno dei marchi più famosi al mondo) o 15.000 euro per la Levissima. In totale la Nestlè spendeva probabilmente meno di 50.000 euro l’anno, in Italia, per avere l’acqua, su cui realizzava un fatturato di 500 milioni di euro.
La situazione è cambiata nel 2001 quando la riforma federalista ha dato alle Regioni la competenza sulle acque minerali. Alcune regioni (solo nove per ora) hanno cominciato ad intervenire, spinte anche da pronunce della magistratura. Soprattutto in quelle dove è maggiore la produzione di acque minerali, è stato introdotto il principio di commisurare il canone di concessione ai mt cubi di acqua utilizzata, invece che solo agli ettari occupati. Gli effetti sui bilanci sono evidenti: il Piemonte prevede un aumento del canone da praticamente zero a un milione di euro l’anno. Il Veneto da 300.000 a 2,7 milioni di euro.
L’Abruzzo è tra le Regioni ferme alla vecchia normativa: le aziende PRIVATE che prelevano l’ acqua PUBBLICA (2 marchi-3 stabilimenti) pagano un forfait di 2.500 euro l’anno, tutto compreso!
Il paradosso: ad oggi in Abruzzo disperdiamo più del 50% dell’acqua (per le pessime condizioni della rete idrica), siamo al punto che non abbiamo più neanche la garanzia rispetto alla qualità(chissà da quanto tempo beviamo acqua contaminata da sostanze cancerogene-vedi scandalo “pozzi S.Angelo”), nello stesso tempo paghiamo bollette ingiustificatamente maggiorate e siamo costretti a comprare acqua in bottiglia incrementando esclusivamente i profitti delle aziende private a cui “regaliamo” la nostra acqua.
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