Concessioni demaniali: da qui all’eternità
feb 3rd, 2010 by Redazione
Il 2 febbraio 2009, l’Unione Europea ha aperto nei confronti dell’Italia una procedura d’infrazione (n. 2008/4908) per il mancato adeguamento della normativa nazionale in materia di concessioni demaniali marittime ai contenuti previsti dalla “direttiva servizi“, meglio conosciuta come direttiva Bolkenstein (direttiva 123/2006/CE) che detta i principi della concorrenza nel libero mercato.
In una nota inviata al Governo nell’agosto 2009, la Commissione Europea, ha evidenziato che l’articolo 37 del nostro codice della navigazione, nel favorire il concessionario uscente, è in aperto contrasto con l’articolo 43 del trattato CE e con l’articolo 12 della “direttiva servizi” .
Quindi nell’ipotesi di pieno adeguamento del nostro ordinamento alle indicazioni di questa direttiva, le concessioni demaniali marittime, a decorrere dal prossimo anno, non potranno più essere rinnovate automaticamente, non valendo più il diritto di insistenza, ma anzi dovranno essere oggetto di un bando con procedura di evidenza pubblica alla scadenza temporale di ogni concessione.
Sotto la pressione lobbistica delle associazioni di categoria la Giunta regionale abruzzese ha prontamente proposto un Disegno di Legge in cui i titolari di concessioni demaniali marittime per finalità turistico-ricreative possono richiedere l’estensione della durata delle concessioni fino a un massimo di venti anni a partire dalla data di rilascio, in ragione dell’entità degli investimenti.
Afferma l’assessore al turismo Mauro Di Dalmazio: “Questo disegno di legge è l’unico strumento a disposizione della Regione per dare maggiori elementi di stabilità a tutela degli investimenti degli operatori del settore”.
Comprendiamo come il recepimento della direttiva europea possa essere un problema per gli imprenditori che hanno investito ingenti somme nell’arco di vari decenni in cui la deregulation ha regnato sovrana su tutto il litorale abruzzese (spesso in modo discutibile) ma la proposta di legge così formulata è, a nostro parere, pericolosa sia dal punto di vista urbanistico che della pubblica fruibilità del demanio marittimo.
A tale riguardo la prima forma di regolamentazione del settore si è avuta con la Legge Regionale 141/97 con la quale è stata approntata una regolamentazione urbanistica speciale (indicazione delle superfici massime, dei volumi, previsione di liberi accessi al mare etc..). Ma la sua applicazione, il Piano Demaniale Marittimo, ha visto la luce solo nel 2004, consentendo nel frattempo la prosecuzione dell’occupazione selvaggia del demanio. Poi i Comuni sono stati chiamati a redigere i loro Piani Spiaggia comunali ( tanti non lo hanno ancora fatto).
Ne consegue che ad oggi l’adeguamento dal punto di vista urbanistico è stato irrilevante in quanto le prescrizioni contenute nei Piani Spiaggia comunali possono valere per le realizzazioni già compiute solamente “al rinnovo della scadenza del titolo concessorio” (come ha stabilito anche il Consiglio di Stato nella sentenza della Sez. VI del 17.12.2007 n. 6468).
In questo contesto, l’approvazione di una norma regionale così come proposta comprometterebbe la realizzazione delle finalità dettate dai Piani, in quanto, una volta assicurato ai concessionari un permesso di durata anche ventennale, le Amministrazioni si priveranno di qualsiasi strumento per assicurarsi l’adeguamento delle strutture alle nuove norme. In sostanza non avranno facoltà di pianificare sul loro territorio (demaniale) …da qui all’eternità!



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