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C’è presenza di idrocarburi pesanti sulle pietre del Turchino a S.Vito Chietino. Purtroppo le nostre preoccupazioni sono state confermate dalle analisi effettuate dall’Arta in queste settimane. Non sappiamo dare ancora una provenienza precisa a questo tipo di inquinamento, ma ci stiamo attivando insieme al WWF ed altre associazioni per chiarire questo ennesimo aspetto della vicenda.

Sembra superfluo a questo punto chiedere al Sindaco Catenaro di ritirare la denuncia minacciata la settimana scorsa ai vertici provinciali del WWF, lo riteniamo un atto dovuto di correttezza morale e politica.

A far aumentare le nostre preoccupazioni, in questi giorni, sono state le risultanze tecniche delle trivellazioni delle piattaforme stanziate davanti alle nostre coste, pertanto vi invitiamo a visitare il sito internet della società che gestisce la piattaforma, (www.medoilgas.com) che usa toni trionfalistici per annunciare di aver trovato miliardi di barili di petrolio proprio nella zona tra Ortona e Vasto. Le sue azioni crescono e le nostre come Comune verde, turistico, del buon bere e del buon vivere stanno per cadere irreversibilmente. “

dal comunicato stampa de l’ ass.Occhi del Popolo-S.Vito Chietino

Altro che “falso allarmismo”: lo sapevate che nel 2005 è stata sfiorata la catastrofe ambientale per un grave incidente avvenuto sulla piattaforma “Rospo Mare” al largo di Termoli?

leggi:DISASTRO ECOLOGICO SCAMPATO-PER ORA

Le piattaforme sono la causa del 10% dell’inquinamento da idrocarburi. Per poter trivellare le compagnie hanno bisogno di speciali fluidi e fanghi per portare in superficie i detriti cutting, che risultano essere tossici e tra le principali cause di contaminazione dei pesci e degli uomini che li mangiano. In America studi fatti hanno evidenziato una percentuale di mercurio nelle specie ittiche intorno le piattaforme sino a 25 volte superiori la norma. Un dato decisamente preoccupante sulle attuali e future condizioni del nostro mare, specie se si sommano a questi dati lo stato pietoso in cui versano i fiumi, la pesca industriale, la cementificazione della costa e il proliferare di porti e porticcioli che contribuiscono alla distruzione dell’ecosistema marino.

Rapporto MEDOIL sul petrolio trovato nel sottosuolo marino teatino. Leggi!   ombrina2

il quotidiano “La Stampa” pubblica l’inchiesta sullo scandalo dell’acqua avvelenata in Val Pescara

di GIUSEPPE SALVAGGIULO

PESCARA
Non è vero che in Abruzzo non succede mai niente. Può succedere, per esempio, che per decenni una grande industria chimica inquini la zona in cui si trova la falda idrica che fornisce acqua potabile a 450 mila persone. Può succedere che attorno a quell´industria sorga la discarica abusiva di rifiuti pericolosi più grande d´Europa. Può succedere che le analisi nell’area industriale rilevino sostanze tossiche e cancerogene, con valori fino a 161 mila volte il limite legale. Può succedere che per anni tutto ciò sia, nella migliore delle ipotesi, ignorato o sottovalutato da chi dovrebbe allertarsi e intervenire. Può succedere di imbattersi «in qualcosa che al confronto - confida un investigatore - Porto Marghera sembra una cazzata». Può succedere. È successo.

VENT’ANNI A BERE ACQUA AVVELENATA-art. integrale La Stampa 12-5-08

Il 22 febbraio a Roma si è tenuto il primo Convegno Nazionale dell’ “Associazione vittime della caccia” sulle conseguenze derivanti dall’ esercizio dell’attività venatoria che produce danni enormi agli animali, alle persone ( vittime dell’uso improprio delle armi) e all’ambiente (inquinamento da piombo). Dall’analisi di ognuna di queste tematiche sono emersi dati impressionanti.

Pochi sanno che in Italia vengono uccisi almeno 200 milioni di animali l’anno, la maggior parte uccelli di varie specie, ma anche lepri, cinghiali, cervi, caprioli, daini e perfino animali domestici! Ma le stesse armi da caccia vengono utilizzate anche per commettere omicidi e ferimenti.

Pur non essendo noti i dati riguardanti la sola regione Abruzzo, un rapporto del Ministero dell’Interno, direzione Centrale Anticrimine della Polizia di Stato Dipartimento della Pubblica Sicurezza, ha evidenziato che in Italia, fuori stagione venatoria il numero dei morti per armi da caccia è di 24, 13 i feriti; mentre dall’inizio della stagione ( settembre 2007/gennaio 2008) il numero dei morti e dei feriti sale rispettivamente a 66 e 101. Ciò dimostra che le armi da caccia a piombo, al contrario di quello che dicono i cacciatori, posseggono un’alta offensività. (vedere la foto shock allegata al presente articolo).

Queste cifre sono allarmanti, soprattutto se si pensa che non esiste un serio monitoraggio sui rischi connessi all’uso delle armi da caccia cronaca_caccia

Dagli atti del convegno (Relazione del Dott.Massimo Tettamanti, chimico ambientale) emerge anche un dato che spesso viene sottovalutato: l’inquinamento da piombo derivante dalla dispersione dei pallini e dei bossoli utilizzati per la caccia.

Per avere un’idea dell’entità dei materiali inquinanti dispersi ogni anno, basta vedere la quantità di bossoli lasciati in giro per le nostre campagne e montagne (spesso anche in prossimità delle abitazioni), nonostante le sanzioni previste dalla legge n.157/1992 art.13 comma 3 per il loro mancato recupero.

I cacciatori in Italia sono circa 700.000. Il numero delle giornate di caccia in un anno è 74 ( di cui 24 domeniche). E’ stato calcolato che:

a) se ogni cacciatore andasse a caccia un giorno permesso su tre, sparando ogni volta un colpo, l’impatto da inquinamento da piombo sul territorio sarebbe confrontabile con lo smaltimento diretto in discarica di tutti i rifiuti prodotti da un piccolo comune (vietato dal decreto Ronchi) ;

b) se ogni cacciatore andasse a caccia un altro giorno della settimana, oltre la domenica, sparando cinque colpi ogni volta, l’impatto corrisponderebbe allo smaltimento diretto in discarica dei rifiuti prodotti da una grossa Provincia italiana;

c) se ogni cacciatore sfruttasse tutte le giornate permesse, sparando cinque colpi, si creerebbe un impatto ambientale pari allo smaltimento diretto in discarica di tutti i rifiuti prodotti in un anno da una regione grande come la Lombardia o dello smaltimento nell’ambiente di circa 500.000 batterie d’auto.

Entrambi i casi citati, sia lo smaltimento diretto in discarica (Decreto Ronchi) che lo smaltimento di batterie d’auto (L.475/88) sono vietati, mentre la dispersione del piombo nei boschi e nei terreni è ammessa e finanziata a livello statale.

Dulcis in fundo: l’art. 842 del Codice Civile “riconosce al cacciatore la facoltà di entrare nel fondo altrui per l’esercizio della caccia senza che il proprietario possa impedirlo” non tenendo conto della morfologia dei nostri territori spesso fortemente antropizzati. Spesso i Sindaci sono quindi costretti ad adottare misure urgenti per la salvaguardia dei propri cittadini.

Conclude il dottor. Tettamanti la sua relazione : “…anche senza considerare i danni collaterali della caccia, l’impatto ambientale permesso dall’attuale normativa è assolutamente insostenibile”.

Speriamo che i balneatori non si trovino “costretti” a costruire altre piscine … per l’aumento progressivo dell’ inquinamento del nostro litorale!

Le prime analisi del 2008 delle acque di balneazione di Pescara sono allarmanti ma nello stesso tempo assolutamente prevedibili. Il fiume Pescara è sempre più inquinato, nonostante le promesse e i proclami degli ultimi anni del Presidente della Provincia De Dominicis e nonostante lo stato di Emergenza dichiarato dal 2005 in relazione alla crisi di natura socio-economico-ambientale determinatasi nell’asta fluviale del bacino Aterno-Pescara. Stato di emergenza che ha portato un commissario straordinario, il dott.Goio,(2006-proroga per il 2007 e per il 2008) e dei fondi straordinari per risanare un fiume giudicato inquinatissimo . Dov’è il commissario e come si stanno spendendo i fondi destinati all’emergenza, visto che il trend invece è in continuo peggioramento?

Inoltre con l’approvazione della c.da Legge “fogna” (L. regionale del 23 ottobre 2007) , una sorta di “sanatoria” per i Comuni inadempienti rispetto alla depurazione, sono aumentati notevolmente i parametri di concentrazione di inquinanti per gli scarichi fognari che finiscono nei fiumi e nel mare (articolo in archivio del 10-12-2007) .

La diga foranea conclude l’opera : è una vera fonte di guai in quanto rigetta sulla costa i liquami inquinanti del Pescara, per non parlare della desalinizzazione delle acque marine e l’insabbiamento dei fondali. Come ci si può allora meravigliare che lo stato di salute delle nostre acque di balneazione siano in continuo peggioramento?

A parte i colibatteri, per la salute dei bagnanti sarebbe utile cercare le salmonelle e magari prevedere più punti di campionamento, per esempio tra via Mazzini (al limite dei parametri) e via Cadorna. Ma sarebbe soprattutto il momento di affrontare il problema dell’inquinamento del fiume Pescara e della costruzione sbagliata della Diga Foranea. Invece ci ritroviamo da anni, puntualmente ad ogni inizio di stagione, ad assistere alle stesse discussioni : colibatterio più-streptococco meno, via Balilla fuori limite, la via successiva quasi al limite.

comunicato stampa 10 maggio 2008

Continuano le polemiche sulla “tassa sull’acqua” proposta dalla Giunta Regionale e al vaglio prossimamente della prima e della quarta commissione consiliare.

Ma perchè si parla di “tassa” e non di “canone”?

Basta consultare un vocabolario di lingua italiana:

la TASSA è un tributo corrisposto allo stato o ad altro ente pubblico come contro-prestazione di un servizio;

il CANONE è una prestazione in denaro o in altra forma corrisposta periodicamente per l’utilizzazione di un bene.

Usare la parola “tassa” ci pare oltremodo strumentale.

Il sindaco di Popoli (dove si imbottiglia la Gran Guizza) ha prodotto una delibera di giunta,che andrà in consiglio comunale il 13 maggio, per dire NO al canone. Perchè si rifiuta questa proposta che potrebbe portare notevoli benefici economici all’intera comunità? L’introito del canone verrà infatti così ripartito: il 40% al comune dove insiste la fonte sorgiva; il 30% ai comuni limitrofi; il restante 30% viene diviso tra Provincia e Regione. Cosa ne pensano gli altri sindaci? Cosa ne pensa il sindaco di Canistro dove si preleva e imbottiglia l’acqua “Sorgente Santa Croce”?

Pare anche pretestuosa la “crisi occupazionale” paventata, l’interruzione di investimenti e addirittura il possibile smantellamento della produzione. E’ la solita minaccia che gli imprenditori fanno quando si tratta di ridurre (in questo caso in maniera irrisoria) i loro profitti.

Buoni amministratori dovrebbero cominciare seriamente a pensare anche ai costi ambientali : in questo caso connessi all’imbottigliamento.

Il riciclo della plastica è un processo difficile e costoso per il poco valore commerciale della materia e lo scarso peso del rifiuto in rapporto al volume. Così in molti casi le bottiglie recuperate attraverso la raccolta differenziata prendono la strada degli INCENERITORI, i quali possono creare problemi ambientali seri a causa dell’acido cloridrico, delle diossine e dei metalli pesanti rilasciati dal processo di combustione.

Quindi, bene favorire l’imprenditoria locale e non, o i posti di lavoro, ma nel rispetto e beneficio della collettività tutta. Se non si garantisce questo si da adito a “cattivi” pensieri….


dal comunicato stampa del 9-5-2008

Lo scopo finale del WWF è fermare e far regredire il degrado dell’ambiente naturale del nostro Pianeta e contribuire a costruire un futuro in cui l’umanità possa vivere in armonia con la natura – esordisce Andrea Natale, Responsabile Gruppo Mare del WWF Abruzzo - Da anni ci muoviamo su questi due canali: denunciare gli episodi di degrado del territorio, e contemporaneamente, divulgare, sensibilizzare realizzare una cultura dell’ambiente tra i cittadini e gli amministratori.

In particolare con questi ultimi ci sono spesso le premesse per collaborare, com’è stato nel caso specifico del Progetto “Costa Teatina Sostenibile” (a cura di WWF e Amministrazione Provinciale di Chieti) per verificare l’implementabilità, nei nove comuni costieri della Provincia, delle Linee Guida europee per la Gestione Integrata e Sostenibile delle Zone Costiere. Cerchiamo di venire incontro, in particolare, ai Comuni, condividendone i problemi e suggerendo loro possibili soluzioni e percorsi progettuali per realizzare la sostenibilità degli interventi sul territorio”.

Il WWF non è un ente astratto dichiara Maria Laura Pierini, Responsabile WWF della Sezione Provinciale di Chieti: la nostra organizzazione è costituita da cittadini, anche sanvitesi, che offrono gratuitamente la propria professionalità, il proprio tempo e denaro allo scopo di valorizzare le peculiarità del nostro territorio. Il WWF è sempre stato a fianco degli amministratori locali che condividono con essa la tutela del territorio e della qualità della vita.

Sono allibito – dichiara Andrea Natale – dalle dichiarazioni e dall’atteggiamento del Sindaco di San Vito Chetino in merito alla nostra segnalazione del rinvenimento di sostanze oleose al Turchino e al molo. Un caso più unico che raro di un Sindaco che, invece di denunciare gli inquinatori, minaccia di denunciare chi ha denunciato l’inquinamento! Di qualsiasi natura sia la sostanza e qualsiasi provenienza abbia – continua Natale - resta il fatto che si tratta di elementi estranei all’ambiente costiero. Se le analisi dell’ARTA confermeranno la natura idrocarburica della sostanza, ci troveremmo di fronte ad un inquinamento ambientale e gli organi giudiziari dovrebbero far chiarezza per risalire all’autore dello sversamento”.

L’interesse dell’Amministrazione comunale dovrebbe essere quella di far chiarezza – aggiunge Natale - invitiamo il Sindaco a chiedere conto, insieme alle Associazioni, agli altri Sindaci della Costa, e ai Presidenti di Provincia e Regione, a chi non ha provveduto ad informare sul posizionamento delle piattaforme a mare. Il cittadino ha diritto a essere informato sugli eventuali rischi e sulle precauzioni da adottare per evitare inquinamenti e danni all’ambiente.

Quest’assenza di trasparenza– precisa Natale - ha creato un clima d’incertezza e timore nei cittadini. Non le nostre denunce. Se qualcuno avesse spiegato loro cosa succedeva nessuno ci avrebbe tempestato di telefonate ed e-mail per capire quello che sta accadendo in prospicenza della costa. Certo il fatto che i cittadini si rivolgano a noi e non alle amministrazioni pubbliche – finisce Natale – dovrebbe far riflettere la politica. Come dare torto ai cittadini consapevoli del fatto che chi segnala problemi al nostro ambiente è additato come un untore e minacciato di denuncia. Non credo che così ci si guadagni la fiducia dei cittadini, se poi i Sindaci hanno voglia di accusare qualcuno per danno all’immagine della Costa dei Trabocchi allora dovrebbero denunciare le società petrolifere e non il WWF”.

Andrea Natale e Maria Laura Pierini

Dispiace registrare l’occasione mancata in pieno del Sindaco di San Vito Chietino, Rocco Catenaro, nel fare chiarezza sul problema catrame.

Esiste un problema importante, come ampiamente dimostrato e pubblicizzato da varie associazioni e fonti giornalistiche. Vi sono foto e filmati che dimostrano in modo innegabile la presenza di quantità importanti di catrame su diverse spiagge del comune di San Vito, sopratutto in quelle non direttamente riparate dalle scogliere, posizionate a difesa della costa.

Duole rimarcare l’inadeguatezza di un atto politico, denunciare esponenti provinciali del WWF, come minacciato in data odierna con una nota ufficiale del Sindaco, che molto hanno prodotto in termini di salvaguardia dell’ambiente, che nulla hanno da guadagnare quando denunciano casi di inquinamento del territorio.

L’inadeguatezza dell’atto, visti i numerosi successi ottenuti nella tutela dell’ambiente del WWF, associazione mondiale riconosciuta dal Ministero dell’ambiente italiano, è rafforzata dalla imprecisione delle dichiarazioni effettuate dal primo cittadino.
Il sindaco Catenaro è a conoscenza del fatto che la mattina di martedì 6 Maggio 2008, sulla spiaggia denominata “Turchino” alla presenza dei tecnici comunali, dell’Arta e di semplici cittadini era impossibile effettuare il campionamento delle pietre sporche di catrame, in quanto essendo pervenuti sul luogo alle ore 14:00 circa, con la marea già alta e il mare burrascoso, la spiaggia si era fortemente ritirata, sommergendo le zone più colpite dalla presenza di catrame, facendo risultare vano ed inutile ogni tentativo di prelievo.

Tutta questa situazione, benché oggettivamente rilevante, è stata stranamente omessa dal verbale della dottoressa dell’Arta, nonostante numerose sollecitazioni in merito. La motivazione di tale esclusione rimane ancora sconosciuta.

Per questo motivo tramite WWF ed altre associazioni ambientaliste è stata richiesto una nuovo campionamento all’Arta. L’Arta nella persona del Presidente Basti, ha dato la massima disponibilità ad un nuovo campionamento che avverrà nel più breve tempo possibile.

In conclusione esprimiamo tutta la solidarietà agli amici del WWF e dichiariamo pubblicamente la disponibilità, al Sindaco e all’ amministrazione comunale, per un confronto pubblico sull’argomento, abbandonando le carte bollate per interessare direttamente la cittadinanza al problema.

per l’Associazione “Gli Occhi del Popolo”-San Vito Chietino

Roberto Nardone

I balneatori sono sul piede di guerra e chiedono al nuovo governo la sospensione dell’aumento dei canoni e la riforma della legge.

Precisiamo che i canoni previsti dall’ultima legge finanziaria 2007 riguardano solamente le concessioni demaniali che hanno potenzialità reddituali elevate come ristoranti, discoteche o alberghi. novita-demaniali apportate-dalla-finanziaria-2007

La protesta della categoria è “comprensibile” visti gli altissimi profitti realizzati fino ad ora soprattutto grazie ai canoni “irrisori” pagati allo Stato.

Per esempio, il canone di una concessione di 10.000 mq con una pertinenza commerciale (ristorante-discoteca-bar) di 1.400 mq era di circa 14.000 euro l’anno

(mediamente €1.40/mq).Ora la stessa concessione pagherà circa 88.000 euro.

Di fronte a questi aumenti bruschi e pesanti la vera domanda non è perchè lo Stato oggi chieda tanto bensì come ha fatto finora a chiedere così poco!

Infatti la legge precedente (L.494/93) prevedeva un canone basato sulla metratura della spiaggia senza tenere conto delle costruzioni e del loro valore commerciale.

Nel 2003 il governo di centro/destra ha provato ad aumentare indiscriminatamente del 300% tutti i canoni delle concessioni balneari (anche quelli senza pertinenze). A seguito della forte opposizione della potente lobby dei balneatori che minacciavano aumenti per lettini e ombrelloni, è stato introdotto un emendamento su misura che sospendeva l’aumento in attesa di una riforma del settore. Questo giochetto è andato avanti così fino alla finanziaria 2007 del centro/sinistra. Viene eliminato il rincaro indiscriminato, la durata delle concessioni viene portata fino a 20 anni, ma si stabilisce l’aumento dei canoni per gli stabilimenti dotati di pertinenze. Ombrelloni e lettini pagano come prima mentre alberghi, ristoranti, discoteche e bar pagano secondo canoni di mercato. Questa legge ha anche il merito di scoraggiare il subaffitto delle attività commerciali (usanza comune dei nostri balneatori-imprenditori) che, grazie ai canoni bassi, subaffittando possono vivere di rendita. Un’ altra “batosta” sembra essere in arrivo per una recente sentenza della Corte dei Conti del Lazio che ha condannato l’assessore regionale al turismo, (giunta centro/destra 2000-2005), a pagare un’ammenda per non aver suddiviso i Lidi in fasce, permettendo così che tutti pagassero il canone minimo. Infatti la legge 494/93 demandava alle Regioni l’incombenza di effettuare una ricognizione delle rispettive coste, al fine di determinare l’appartenenza del proprio litorale e delle concessioni ivi presenti nelle categorie “A” (alta valenza), “B” (media valenza) e “C” (bassa valenza). La legge prevedeva inoltre che, sino a quando le Amministrazioni Regionali non avessero adempiuto a tale ricognizione, si consideravano le coste appartenenti alla categoria “C”. Con la finanziaria 2007 le categorie sono diventate due (A e B) ma la maggior parte delle Regioni, fra cui anche l’Abruzzo, continuano a essere inadempienti. La Corte ha sentenziato però che “una prassi contra legem non può escludere la colpevolezza”. Gli assessori regionali competenti sono avvisati.. fonte: L’Espresso n.17 del 1-5-2008

COMUNICATO STAMPA

Nuovo Record per la pubblica amministrazione. Questa volta è della Regione Abruzzo. Nove minuti: è questo in media il tempo che il Comitato Valutazione di Impatto Ambientale avrà per valutare l’impatto di progetti e piani quali cave, varianti ai Piani Regolatori Generali, impianti scioviari e fonderie in provincia di L’Aquila. Più lenti, “ben” 13 minuti, non si sa per quale motivo, per ogni progetto all’esame per la Provincia di Chieti (con pozzi per la ricerca di idrocarburi, cave, impianti di zincatura, centro di stoccaggio di rifiuti, strade ecc.).

E’ messo tutto nero su bianco. Basta leggere la Convocazione del prossimo Comitato Valutazione di Impatto Ambientale (odg-8-maggio-2008) per capire come funziona il Comitato, il luogo dove per legge dovrebbe essere garantito il diritto dei cittadini (e degli stessi imprenditori) ad un’approfondita valutazione da parte di esperti dei progetti che possono avere un impatto ambientale sul territorio.

Come funziona il Comitato VIA? Al Comitato, composto da funzionari di vari assessorati della Regione, delle province e della Forestale, più 3 tecnici esterni, arrivano i progetti inviati alla regione dai proponenti (privati o pubbliche amministrazioni), composti ognuno da centinaia di pagine di relazioni, mappe, cartine redatte dai tecnici dei proponenti stessi. L’esame del singolo progetto nel Comitato inizia con una illustrazione della propria istruttoria da parte di un funzionario dell’Assessorato all’Ambiente della Regione. Pochi minuti sono di solito dedicati per descrivere il progetto e dare l’indicazione dell’ufficio. Molto spesso lo stesso funzionario è chiamato per ordine di servizio a dare le proprie indicazioni al Comitato su progetti molto diversi, dalle cave agli impianti scioviari, dai PRG al calendario ittico o venatorio. Appare del tutto probabile che anche loro si sentano in difficoltà, visto che ben difficilmente si è tuttologi. Inizia, quindi, la discussione tra i membri del Comitato sull’intervento. Qui una domanda è lecita: i componenti hanno letto le centinaia di pagine dei progetti che devono valutare? Sono messi nelle condizioni di decidere in piena consapevolezza, visto che l’ultima convocazione è del 29 aprile per l’8 maggio (8 giorni con tre giorni festivi di mezzo, durante i quali tutti i componenti sarebbero dovuti andare a L’Aquila e leggersi decine di migliaia di pagine, nel caso aggiornandosi con la bibliografia per specifici progetti)?

Per il Coordinamento EmergenzAmbiente Abruzzo, che riunisce decine di associazioni, comitati e movimenti abruzzesi, si tratta di un vero e proprio scandalo, già denunciato nel dossier presentato in occasione della manifestazione del 15 marzo a cui hanno partecipato a Pescara migliaia di persone.

Spesso comitati ed associazioni vengono criticati per le loro prese di posizione su progetti ed interventi e si sorride con sufficienza rispetto alle loro preoccupazioni. Questa è, però, la realtà sul modo con cui nella Regione Abruzzo si decide il futuro di interi territori. Sareste rassicurati dal sapere che la nuova cava vicino casa, il nuovo PRG che segna il futuro del proprio comune per decenni, una nuova discarica, vengono decisi in pochi secondi da persone che ben difficilmente sono nelle condizioni di conoscere dettagliatamente i progetti su cui sono chiamati a decidere?

Non c’è proprio da stupirsi se poi associazioni e comitati locali non si fidano della capacità della pubblica amministrazione di gestire correttamente il territorio e il rapporto con i cittadini. I casi del Centro Oli e della Mare-Monti, approvati dal Comitato VIA nonostante i clamorosi errori e le palesi incongruenze, sta a testimoniarlo.

Il Coordinamento chiede una profonda modifica delle procedure per l’esame dell’impatto ambientale dei progetti, con una diversa composizione del Comitato VIA, un sostanziale cambiamento nelle modalità di esame dei progetti e, soprattutto, un coinvolgimento reale dei cittadini nelle scelte che riguardano il loro futuro.

Coordinamento EmergenzAmbiente Abruzzo

COMUNICATO STAMPA MareLibero-5 maggio 2008

Giusta la tariffa prevista dalla Giunta Regionale sul prelievo delle acque abruzzesi da parte di aziende private - Leggiamo in questi giorni della protesta del capogruppo in regione di AN Castiglione, appoggiata prontamente dal sindaco di Popoli e dall’assessore provinciale Castricone, circa la “super-tassa” (così la definisce Castiglione) di 2 euro a mt cubo sull’acqua prelevata dalle falde abruzzesi dalle aziende private che imbottigliano acqua minerale. Ci permettiamo di dare qualche informazione a riguardo: Fino a pochi anni fa, la materia era regolata da una legge del 1927,quando l’acqua minerale era il bicchiere che si andava a riempire alle terme. La concessione si pagava in base agli ettari di terreno occupati per gli impianti. Pochi spiccioli: da 5 a 60 euro per ettaro. in Abruzzo in base a questa legge fino all’approvazione di questa delibera si pagava un forfait annuo di 2.500 euro per l’occupazione, il prelievo dell’acqua era GRATIS! La situazione è cambiata nel 2001 quando la riforma federalista ha dato alle Regioni la competenza sulle acque minerali. Alcune regioni hanno cominciato ad intervenire, spinte anche da pronunce della magistratura. Soprattutto in quelle dove è maggiore la produzione di acque minerali, è stato introdotto il principio di commisurare il canone di concessione ai mt cubi di acqua utilizzata, invece che solo agli ettari occupati. Il canone previsto varia da 0,2 euro per metro cubo-mille litri- (in Campania) e 3 euro per metro cubo (in Veneto). Il Lazio, penultima regione a modificare la propria legislazione, ha stabilito il canone di 2,50 euro per metro cubo di acqua imbottigliata, 2 euro per l’acqua “comunque emunta” (nella produzione industriale di acqua minerale si usa molta acqua per la lavorazione). L’ultima (la nona per la precisione) regione, se verrà approvata,(deve passare prima nelle commissioni Bilancio e Industria/Commercio poi in Consiglio), l’Abruzzo (2008) . Gli effetti sui bilanci sono evidenti. Alcuni esempi: il Piemonte prevede un aumento del canone da praticamente zero a un milione di euro l’anno. Il Veneto da 300.000 a 2,7 milioni di euro. Tornando a noi: il gruppo che imbottiglia la Gran Guizza di Popoli è la San Benedetto (con sede a Venezia), il secondo maggior produttore di acque minerali in Italia (controlla il 18% del mercato). Con i propri marchi (San Benedetto, Guizza, Alpe Guizza Caudana,Acqua di Nepi, Primavera) imbottiglia (dati 2006) 2,2 miliardi di litri di acqua, per un fatturato (sempre dati 2006) di 541 milioni di euro. La San Benedetto in Veneto, dove preleva la maggior parte di acqua, paga 3 euro a metro cubo (mille litri) ci chiediamo: perchè non dovrebbe pagare 2 euro in Abruzzo? Nel libero mercato le aziende private hanno un costo per le materie prime. Per quale motivo così non dovrebbe essere per l’Acqua? Tra l’altro, facendo un rapido calcolo, l’incidenza per litro di questo canone è 0,2 centesimi di euro, e pur calcolando il consumo per la lavorazione, (che il solerte Castiglione quantifica nel doppio della quantità imbottigliata), arriviamo a 0, 4 centesimi a bottiglia da litro!! Come al solito viene usata strumentalmente la questione dei poveri lavoratori che non si sa per quale motivo dovrebbero “pagare” (il Centro-4 maggio) per l’introduzione di una sacrosanta tariffa (tra l’altro piuttosto bassa) per l’uso del bene acqua, prezioso ma soprattutto di tutti!

Associazione MareLibero Pescara

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