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Il 2 febbraio 2009, l’Unione Europea ha aperto nei confronti dell’Italia una procedura d’infrazione (n. 2008/4908) per il mancato adeguamento della normativa nazionale in materia di concessioni demaniali marittime ai contenuti previsti dalla “direttiva servizi“, meglio conosciuta come direttiva Bolkenstein (direttiva 123/2006/CE) che detta i principi della concorrenza nel libero mercato.

In una nota inviata al Governo nell’agosto 2009, la Commissione Europea, ha evidenziato che l’articolo 37 del nostro codice della navigazione, nel favorire il concessionario uscente, è in aperto contrasto con l’articolo 43 del trattato CE e con l’articolo 12 della “direttiva servizi” .

Quindi nell’ipotesi di pieno adeguamento del nostro ordinamento alle indicazioni di questa direttiva, le concessioni demaniali marittime, a decorrere dal prossimo anno, non potranno più essere rinnovate automaticamente, non valendo più il diritto di insistenza, ma anzi dovranno essere oggetto di un bando con procedura di evidenza pubblica alla scadenza temporale di ogni concessione.

Sotto la pressione lobbistica delle associazioni di categoria la Giunta regionale abruzzese ha prontamente  proposto un Disegno di Legge  in cui i titolari di concessioni demaniali marittime per finalità turistico-ricreative possono richiedere l’estensione della durata delle concessioni fino a un massimo di venti anni a partire dalla data di rilascio, in ragione dell’entità degli investimenti.

Afferma l’assessore al turismo Mauro Di Dalmazio: “Questo disegno di legge è l’unico strumento a disposizione della Regione per dare maggiori elementi di stabilità a tutela degli investimenti degli operatori del settore”.

Comprendiamo come il recepimento della direttiva europea possa essere un problema per gli imprenditori che hanno investito ingenti somme nell’arco di vari decenni in cui la deregulation ha regnato sovrana su tutto il litorale abruzzese (spesso in modo discutibile) ma la proposta di legge così formulata è, a nostro parere, pericolosa sia dal punto di vista urbanistico che della pubblica fruibilità del demanio marittimo.

A tale riguardo la prima forma di regolamentazione del settore si è avuta con la Legge Regionale 141/97 con la quale è stata approntata una regolamentazione urbanistica speciale (indicazione delle superfici massime, dei volumi, previsione di liberi accessi al mare etc..). Ma la sua applicazione, il Piano Demaniale Marittimo, ha visto la luce solo nel 2004, consentendo nel frattempo la prosecuzione dell’occupazione selvaggia del demanio. Poi i Comuni sono stati chiamati a redigere i loro Piani Spiaggia comunali ( tanti non lo hanno ancora fatto).

Ne consegue che ad oggi l’adeguamento dal punto di vista urbanistico è stato irrilevante in quanto le prescrizioni contenute nei Piani Spiaggia comunali possono valere per le realizzazioni già compiute solamente “al rinnovo della scadenza del titolo concessorio” (come ha stabilito anche il Consiglio di Stato nella sentenza della Sez. VI del 17.12.2007 n. 6468).

In questo contesto, l’approvazione di una norma regionale così come proposta comprometterebbe la realizzazione delle finalità dettate dai Piani, in quanto, una volta assicurato ai concessionari un permesso di durata anche ventennale, le Amministrazioni si priveranno di qualsiasi strumento per assicurarsi l’adeguamento delle strutture alle nuove norme. In sostanza non avranno facoltà di pianificare sul loro territorio (demaniale) …da qui all’eternità!

Caccia no limits

Ciò che è accaduto oggi in aula del Senato ha del vergognoso nei confronti dell’Europa, che è stata bellamente raggirata, ma soprattutto della natura e dei cittadini italiani, a cui qualcuno dovrà spiegare che la caccia e i fucili vengono prima di tutto”.

E’ la dichiarazione a caldo delle associazioni alla norma approvata in Senato che, tra le altre cose, cancella i limiti della stagione venatoria attualmente contenuti tra il 1° settembre e il 31 gennaio.

Ignorato il parere negativo del Ministero dell’Ambiente, che specificava come l’articolo peggiorava anziché risolvere la situazione di infrazione in cui l’Italia si trova sul tema caccia. Ignorato il parere negativo dell’ISPRA, l’autorità scientifica nazionale che si occupa della materia. Sono stati ignorati e anzi dimenticati i pareri negativi dati dalle Commissioni competenti della Camera e dello stesso Governo, a partire dal ministro Ronchi, che aveva già bocciato un identico emendamento nel recente passato. E tutto questo per assecondare una minoranza di cacciatori non contenti di poter cacciare cinque mesi all’anno, per giunta facendo ingresso nei terreni privati.

Il risultato è che con questo emendamento, qualora dovesse essere confermato dalla Camera, la stagione venatoria si allungherebbe ai mesi delicatissimi di febbraio e agosto, con un danno grave alla natura e l’aggravarsi del disturbo e dei rischi arrecati alle persone” confermano le associazioni- “per non parlare degli altri aspetti, solo apparentemente marginali, comportati da questa pessima norma: il carattere giuridico dato alla guida europea sulla caccia (con il rischio-certezza di un vero e proprio corto circuito tra norma e interpretazione e il caos giuridico che ne conseguirà) o l’assenza di qualsivoglia intervento sul grave problema delle deroghe di caccia alle specie protette”.

Insomma una situazione disastrosa e imbarazzante, resa persino beffarda dall’approvazione di un subemendamento presentato come “soluzione” ma che non cambia di una virgola la sostanza e la gravità della norma approvata e sul quale persino il ministro Prestigiacomo dichiara di aver subito un raggiro.   Ora si attende la discussione alla Camera.

In Abruzzo Animalisti Italiani, WWF e altre associazioni hanno organizzato per domenica 31 gennaio una passeggiata ecologica con fischietti, trombette, striscioni e bandiere per ricordare ai cacciatori ed ai loro padrini politici che la fauna è patrimonio di tutti e deve essere rispettata. La passeggiata si concluderà con un sit-in davanti all’assessorato regionale alla caccia in via Catullo n.17 a Pescara.

Le indicazioni per Domenica 31 gennaio:

-Raduno alle ore 8:30 davanti all’entrata del Vivaio del Corpo Forestale dello Stato di Collecorvino (Pe)- Per raggiungere il Vivaio:

Uscire al casello autostradale A14 Montesilvano-Pescara Nord quindi girare a destra, prendendo per Elice – Cappelle sul Tavo. Proseguire per 7,5 Km fino alla rotonda. Prendere la direzione Cappelle sul Tavo e proseguire per 1,5 Km fino al ponte. Subito dopo il ponte svoltare a sinistra fino all’entrata del Vivaio del Corpo Forestale dello Stato.

-Appuntamento preraduno per giungere insieme al punto di raduno: Ore 8.00: Autostrada A14 Uscita Pescara Nord/ Montesilvano

Si consigliano per la passeggiata abbigliamento comodo con scarponcini da trekking o stivaletti di plastica.

L’ITALIA DEI CONDONI di Paolo Berdini

Non abbiamo messo le mani in tasca agli italiani, è il mantra che ripete continuamente il ministro dell’Economia. Non è proprio vero, come noto, ma è sicuramente verissimo che il centrodestra ha messo le mani sulle città. Ha già svenduto per quattro soldi il patrimonio abitativo pubblico e ora si accinge a regalare ai soliti noti caserme, edifici pubblici e perfino le spiagge. È poi verissimo che il governo ha messo le mani sull’ambiente. Con l’impegno personale profuso dallo stesso Berlusconi (sette giorni di personale campagna elettorale) per sconfiggere Renato Soru nelle recenti elezioni sarde: la posta in palio era la cancellazione del piano paesistico e quanto resta delle meravigliose coste sarde fin qui scampate dal cemento. Hanno infine messo le mani sui servizi pubblici. È di ieri la protesta dei presidi delle scuole romane che non hanno i soldi per far funzionare gli istituti e nel Veneto molte scuole sono pulite dai genitori. La sanità, come noto, è sistematicamente smantellata e affidata alle mani amiche degli Angelucci o don Verzè.

Ora la proposta di riaprire, per la quarta volta, un condono edilizio, è la più scandalosa conferma del superamento di ogni limite di legalità e decenza.

L’emendamento presentato ieri nella commissione Affari costituzionali del Senato dai due deputati campani del Pdl Vincenzo Nespoli e Carlo Sarro (e incautamente firmato dalla senatrice Incostante del Pd, che ha poi ritirato la firma) è molto chiaro, cristallino. Questo paese ha già pagato il prezzo di tre condoni. Il primo, nel 1985, ad opera dell’ormai agonizzante pentapartito, utilizzato per rendere legittimi milioni di edifici in particolare nel sud d’Italia. Il secondo nel 1994 – tempestivo biglietto da visita del primo governo Berlusconi – ha sdoganato quanto non era rientrato nei limiti temporali del primo. Il terzo, nel 2003, è servito per perpetuare il cambio di destinazione d’uso di moltissime attività commerciali nate illegalmente all’interno di capannoni industriali.

Quest’ultimo condono aveva due soli argini, sia nel limite temporale che nell’impossibilità di condonare edifici nati in spregio dei vincoli paesaggistici tutelati – come noto a tutti meno che ai due eroici senatori – dalla stessa Costituzione. L’emendamento demolisce i due argini. Si potrà condonare tutto anche nelle aree vincolate. E non è casuale che proprio ieri si sia svolto ad Ischia un corteo di abusivi per richiedere proprio di consentire il condono nelle aree vincolate. Per i voti della vandea si distrugge il paesaggio italiano.

Quello compiuto ieri è dunque l’ultimo atto contro la legalità e contro un civile modo di vivere: le città si costruiscono con le regole, non con la legge dei furbi. Il fatto che i due senatori in questione siano il primo il sindaco di Afragola e il secondo eletto nella circoscrizione di Salerno gettano infine un’ombra sinistra sulla questione. Il rischio concreto di consegnare – ieri con lo scudo fiscale e oggi con l’ennesimo condono edilizio – le chiavi del futuro del paese alla criminalità organizzata. (da  Il manifesto 28 gennaio 2010)

NO CAVA PUNTA PENNApuntaderci

Grande partecipazione alla manifestazione che si è svolta domenica 24 gennaio a Vasto. Tanti vastesi, abituali frequentatori della spiaggetta di Punta Penna, ma anche persone arrivate da San Salvo, Casalbordino e altri centri vicini, che con la loro presenza hanno voluto testimoniare il dissenso contro il progetto da 21 milioni di euro della Regione per il ripascimento dei litorali abruzzesi alle prese con l’erosione marina. “Difendiamo Punta Penna fino all’ultimo granello!!!”è lo slogan, presente anche su facebook dove aumentano giorno dopo giorno gli iscritti al gruppo dei contrari al progetto. A Vasto quella cava non la vuole nessuno visto che il consiglio comunale ha votato contro all’unanimità. E’ contrario anche il Comune di Casalbordino, uno dei centri interessanti al ripascimento.

Tra i promotori della protesta WWF, CAI, FAI, Amici di Punta Aderci, Legambiente, Arci, Portanuova e Rifondazione di Vasto. Secondo le associazioni l’apertura della cava “comporta rischi per l’integrità dell’ultima spiaggia abruzzese e ne pregiudicherebbe per mesi, se non per anni la fruibilità balneare e naturalistica”. Forti timori sono stati espressi anche su alcuni aspetti del progetto che prevede una “concessione pluriennale” per prelevare inizialmente 200mila metri cubi di sabbia ed eventualmente arrivare fino a due milioni.

La pratica del ripascimento è prassi per la nostra regione ma non risolve il problema dell’erosione. Ogni anno si buttano in mare milioni di euro ( e si ripasciono probabilmente le tasche di qualcuno), distruggendo come in questo caso preziosi ecosistemi; ma l’erosione non si ferma. Sono ben altre le pratiche da adottare per la conservazione dei litorali ma sono soluzioni piuttosto drastiche e scontenterebbero costruttori e speculatori.

Sono state raccolte in piazza circa 700 firme che vanno ad aggiungersi agli oltre 4mila contatti registrati su Facebook e alle centinaia di email di dissenso recapitate in questi giorni al presidente della giunta regionale, Gianni Chiodi (Pdl).

“Bisogna rispettare la volontà del territorio”, dicono i cittadini. La petizione si può sottoscrivere anche online: http://firmiamo.it/controcavapuntapenna

Comunicato Stampa della Rete “Salva l’Acqua”-Abruzzo del 21-01-2010

Anche in Abruzzo, come nel resto d’Italia, continua la mobilitazione per bloccare il processo di privatizzazione del bene Acqua voluto dal governo in carica con l’approvazione del Decreto Ronchi lo scorso novembre.

Il decreto definisce l’acqua un servizio a rilevanza economica e prevede l’obbligo di affidarne la gestione ai privati. Tale provvedimento sottrarrà ai cittadini e alla sovranità delle Regioni e dei Comuni l’acqua potabile di rubinetto, il bene più prezioso, per consegnarlo, a partire dal 2011, alle grandi multinazionali. Gli effetti della privatizzazione sono ormai noti: crescita incontrollata delle tariffe (ad Arezzo, ad Aprilia e in altri comuni le tariffe sono aumentate fino al 400%!) e mancati investimenti per la ristrutturazione delle reti idriche colabrodo.

I segnali di resistenza che provengono dalla società civile e dalle realtà locali sono però incoraggianti. La regione Abruzzo ha approvato un emendamento al Dpfer che impegna il Governo regionale a preservare il carattere pubblico dell’acqua e che sancisce allo stesso tempo che il servizio idrico deve ritenersi “privo di rilevanza economica”.Ora ci aspettiamo che il Presidente Chiodi faccia ricorso alla Corte Costituzionale (come hanno già fatto quattro regioni).

Molti comuni italiani e abruzzesi stanno avviando l’iter per inserire nei propri Statuti un articolo che definisca il Servizio Idrico Integrato “servizio pubblico locale privo di rilevanza economica”. A Pescara, Teramo, L’Aquila, e in molte altre grandi città è già stata presentata la proposta di modifica degli statuti comunali; in alcuni addirittura la delibera è già in discussione e sta per essere approvata la modifica. Le amministrazioni comunali stanno reagendo con fermezza all’arroganza del governo che vorrebbe imporre loro la privatizzazione di un bene come l’acqua. L’intervento del Segretario della Camera del Lavoro di Pescara, Paolo Castellucci ha rimarcato anche l’interesse dei lavoratori a difendere il servizio idrico contro le esternalizzazioni privatizzatrici per garantire quel nesso inscindibile tra qualità del lavoro e qualità del servizio che solo una gestione pubblica può valorizzare a pieno.

Il 20 marzo è stata convocata una grande manifestazione nazionale a Roma a sostegno di tutte le iniziative messe in campo contro la privatizzazione dell’acqua. Il 20 marzo sarà anche la data di avvio della campagna referendaria che mobiliterà milioni di persone in tutta Italia.

Intanto il prossimo fine settimana (23 e 24 gennaio) in decine di località abruzzesi abbiamo organizzato banchetti informativi dove si raccoglieranno le firme a sostegno delle delibere di modifica degli Statuti comunali. Saremo a Pescara, Chieti, Teramo, Sulmona, Vasto, Montesilvano, Francavilla, Giulianova e in molti altri comuni della regione.

Per questa Campagna stiamo utilizzando il sito nonlasciamolifare.org con cui, provocatoriamente, abbiamo “partecipato” alle Elezioni politiche regionali del 2008. Il sito è a disposizione dei cittadini per seguire l’andamento della campagna nazionale e per partecipare alle iniziative locali. È un supporto utile agli amministratori che intendono portare questa battaglia nelle istituzioni locali.

Sul Centro di ieri un report delle nuove difficoltà che sta incontrando, nel tratto di Montesilvano , la realizzazione del progetto della filovia sulla strada parco.

LA GRANDE OPERA- Il progetto arriva in consiglio comunale sette mesi dopo il via libera ai lavori

di Pietro Lambertini

MONTESILVANO A un anno e otto giorni dalla posa della prima pietra con la parata di politici e protestanti in largo Oriana Fallaci, il cantiere della filovia sgomita tra i palazzi alla ricerca di spazio che non c’è. Nella città dall’edilizia facile, il percorso del filobus è soffocato dal cemento. Sette mesi dopo la partenza ufficiale dei lavori, ieri, se n’è accorto anche il consiglio comunale.

CINQUECENTO METRI- Il cantiere interessa un tratto di cinquecento metri, compreso tra via Marinelli e viale Abruzzo: all’ingresso dell’area transennata, il benvenuto lo dà Filò, il grillo ecologico che salta il traffico ideato dall’agenzia pubblicitaria Mirus di Michele Russo, presidente Gtm. «Filo logico, comodo, ecologico, silenzioso, veloce», queste la parole chiave della filovia che sarà. Anche se non c’è scritto sul cartellone che riassume i numeri della grande opera – appalto da 25 milioni di euro affidato alla Balfour Beatty Rail – la speranza della politica è completare l’opera, a Montesilvano, entro il 2012. Oggi, il tracciato è un sentiero smantellato interessato dai lavori per realizzare il sedime della strada.

IL MURO DEMOLITO -Il cantiere da via Marinelli a viale Abruzzo ha anche la sua appendice che interessa uno spazio di cinquanta metri compreso tra via Lombardi e largo Oriana Fallaci con camion, ruspe e gru in azione: in questo punto, un muraglione di cemento è stato abbattuto e ridotto in polvere per permettere alla filovia di raggiungere viale Europa, sede di una sottostazione in base al progetto.

LA DIGA DEI PALAZZI- Ma, nei cento metri di strada tra viale Abruzzo a viale Europa, si concentrano tutti i problemi di una edificazione selvaggia che ha tenuto conto soltanto della volontà di costruire senza pianificare il futuro del territorio. Perché il Comune ha rilasciato i permessi a costruire in una zona, secondo la Regione Abruzzo, riservata al filobus dal 2001 (anche se la prima richiesta di finanziamento è del 10 maggio 1992)?

IL PROGETTO IGNORATO- Con questo interrogativo pendente, ieri, il progetto della filovia ha recitato un ruolo di comparsa nell’aula del consiglio comunale: nessuno prima della partenza dei lavori se l’è sentita di esaminarlo il tanto è vero che il cantiere è stato aperto senza neanche una discussione in aula. L’analisi, con i nodi al pettine, è stata accarezzata ieri. Ma la discussione si è incagliata ancora prima di iniziare: l’esame è stato rimandato a una successiva seduta congiunta delle commissioni Lavori pubblici, presieduta da Alfredo Caccamo, e Urbanistica, guidata da Claudio Di Emanuele. Adriano Chiulli, capogruppo Pd ha richiesto al presidente del consiglio Vittorio Catone una riunione bis quando l’esame in commissione sarà concluso.

TORNA TARABORRELLI- Intanto, il cantiere avanza con la direzione lavori affidata a Bellafronte Taraborrelli, ex dirigente Lavori pubblici a Montesilvano, attuale dirigente Lavori pubblici a Pescara, e Dino Bonadies. Il problema riguarda il passaggio del filobus nel tratto tra viale Abruzzo e viale Europa e da viale Europa all’innesto con via Foscolo: all’altezza di viale Europa, il percorso protetto termina e quindi la filovia è costretta a invadere le strade strette a cominciare da via Foscolo. Perché? Qui a sbarrare la strada ci sono tre palazzi alti sette piani.

CAOS IN VIA FOSCOLO Via Foscolo è un budello a doppio senso che si paralizza con il transito delle auto, figurarsi con l’arrivo del filobus diretto al capolinea dei Grandi alberghi. In base al progetto esecutivo della filovia, le fermate previste sul territorio cittadino sono 15. Secondo il progetto, il marciapiedi della strada parco, da via Lavino a via Arno e da via Isonzo a via Napoli, non rispetta le misure minime previste dalla legge: in questi tratti, il marciapiedi è largo sessanta centimetri. Per questo, con i lavori della filovia, sarà necessario aumentarne la larghezza fino a un metro e mezzo. Di conseguenza, la carreggiata sarà ridotta a sette metri.

Noi, eredi degli emigrati che sono stati chiamati gipsy, zingari, razza maledetta, uccisori di Cristo, noi, nipoti e figli di uomini vissuti nelle baracche e morti nelle miniere, pensiamo mai ai sentimenti di tutta questa umanità migrante dolente?” Questo si domanda Vito Teti, antropologo calabrese, all’indomani dei pogrom di Rosarno.

E’ un interrogativo che il Governo non sembra proprio porsi ma spesso anche noi cittadini rimaniamo indifferenti davanti a tanta barbarie. Ci vanno bene gli immigrati per raccogliere agrumi o lavorare nelle concerie ma poi li lasciamo vivere in situazioni di tale degrado da far impallidire gli abitanti delle favelas del cosiddetto terzo mondo; li vogliamo nei turni di notte delle fabbriche o a svolgere lavori che nessun italiano vuole fare ma poi non vogliamo i loro bambini nelle nostre scuole; li vogliamo a lavorare per quattro lire sulle impalcature per rifare le nostre case ma poi riserviamo loro le più fetide per centinaia di euro al mese; vogliamo donne che si occupino dei nostri anziani ma poi le lasciamo morire perché hanno paura di andare in ospedale. …

Questo è il nostro grado di inciviltà….anche in Abruzzo.

In un anno di governo la Giunta regionale non ha presentato nessuna proposta riguardo il lavoro nero o le politiche d’immigrazione. L’immigrazione è solo un problema di sicurezza ed è per la sicurezza che i nostri amministratori stanziano fondi.

La recente inchiesta “Lavoro Pulito” condotta dall’Arma dei carabinieri e dalla Procura della Repubblica di Pescara ha reso evidente la presenza nella nostra Regione di gravi fenomeni di illegalità e di lavoro schiavistico. E’ stata scoperta un’organizzazione che ha gestito, secondo gli inquirenti, l’ingresso di 1.500 immigrati costringendoli a lavorare anche per 2-4 euro a giornata. Non esistono stime quantitative affidabili circa la diffusione del caporalato ma esiste un lungo elenco di denunce da parte di organizzazioni sindacali, associazioni e forze dell’ordine che dimostrano che questo fenomeno è stabilmente presente in agricoltura, ma anche nell’edilizia e nei servizi.

Ci ha stupito l’assenza di reazioni da parte della politica regionale di fronte alla vicende rese note dagli inquirenti” dichiara Maurizio Acerbo consigliere regionale del PRC nella conferenza stampa di presentazione della Proposta di legge regionale “Disciplina in materia di contrasto al lavoro non regolare in agricoltura” di cui è primo firmatario insieme al consigliere Antonio Saia (PdCI)   ProgettoLeggeRegionaleLavoroNero

Lo sfruttamento del lavoro nero lede gravemente i diritti dei lavoratori garantiti dalla Costituzione, distorce il mercato del lavoro e altera la concorrenza tra le imprese. Dovere della Regione è dotarsi di una strategia e di strumenti per combattere il lavoro nero e irregolare in agricoltura, per quanto di sua competenza, e favorirne l’emersione. Va ricordato che essere “irregolari” non vuol dire necessariamente essere  clandestino . Infatti molti lavoratori stranieri irregolari possiedono un regolare permesso di soggiorno”.

Questo progetto di legge prende spunto dalla Regione Puglia che è l’unica, nell’Italia meridionale, a essersi dotata di una strategia di contrasto al lavoro nero, premiata dall’Unione Europea.

Esso prevede l’obbligo del rispetto delle norme contrattuali pena la revoca dei finanziamenti pubblici; l’obbligo per i soggetti beneficiari di finanziamenti pubblici di comunicare l’avvio di un rapporto di lavoro il giorno antecedente l’inizio effettivo del rapporto. Introduce l’indice di congruità, già vigente in tutti i paesi europei, come condizione per accedere ai contributi di qualsiasi genere (l’indice di congruità definisce il numero di lavoratori necessario per la produzione dichiarata da una determinata azienda).

La Regione ha i compito di istituire l’Osservatorio regionale sul lavoro non regolare e di creare una banca dati integrata al fine di interagire con le istituzioni pubbliche competenti.

Questa proposta di legge ci sembra un primo passo verso un cammino di “civiltà” che speriamo i nostri amministratori, tutti, a prescindere dal colore politico, vogliano intraprendere. Partiamo dall’agricoltura e….ad maiora!

KKC di casa nostra

Non hanno il cappuccio bianco e le fiaccole, non agiscono al crepuscolo ma vanno a viso scoperto e operano alla luce del giorno i nuovi adepti del KU KLUX CLAN italiano (come li ha definiti Il Manifesto).  Complici le Istituzioni governative.

Non troviamo parole per commentare ciò che sta avvenendo in Calabria e che avviene, ogni giorno, in tanti altri posti d’Italia, sistematicamente ignorato dai media.

Ma indignarsi non basta. Per noi che non facciamo parte della “setta” è possibile agire concretamente anche a piccoli passi: intanto firmiamo la lettera-petizione indirizzata al Presidente della Repubblica, lanciata da Ulderico Pesce, validissimo artista e attivista pugliese, che da sempre racconta storie che infastidiscono i poteri forti, le caste, i malavitosi; facciamo la spesa con particolare attenzione.

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Gentili rappresentanti delle Istituzioni, i firmatari di questa petizione chiedono:

- l’immediata abrogazione del “reato di immigrazione clandestina”, affinché vengano ristabiliti i principi fondamentali di uguaglianza e solidarietà che costituiscono il cuore della Costituzione Italiana;

- l’immediata abrogazione della Legge Bossi-Fini e l’emanazione di una legge moderna strutturata sulla solidarietà e che rispetti la libertà della scelta di uomini e donne che emigrano per necessità, nel desiderio di migliorare la loro vita nel rispetto delle Leggi dello Stato che li accoglie;

-l’introduzione di norme che tutelino il lavoratore clandestino che denuncia un “padrone” perché lo riduce in “schiavitù” o lo fa lavorare al nero. In Francia in tali casi è prevista la concessione del permesso di soggiorno per il lavoratore che denuncia e misure restrittive per chi sfrutta;

-l’immediata chiusura dei CPT diventati “campi di concentramento” per clandestini;

-l’aumento del numero degli ispettori del lavoro visto che in Italia sono la metà di quelli in attività in Francia e noi abbiamo un traffico di lavoratori in nero quattro volte maggiore;

-l’aumento della sorveglianza da parte delle forze dell’ordine sui cantieri e sui campi agricoli;

-in linea con altri paesi europei si chiede l’introduzione dell’indice di “congruità” che permette di sapere la quantità di bene prodotto da un’azienda e di ricostruire il numero di lavoratori necessario per la produzione del bene medesimo e pertanto, di stabilire il numero di eventuali lavoratori al nero utilizzati.

Il Consiglio Regionale della Regione Abruzzo, su proposta dei  Consiglieri Regionali Carlo Costantini (Idv) e Maurizio Acerbo (Rifondazione Comunista), ha approvato all’unanimità un emendamento al documento di programmazione economico finanziario della Regione ( Dpfer) che impegna la Regione a preservare il carattere pubblico dell’ acqua e che sancisce allo stesso tempo che il servizio idrico debba ritenersi privo di rilevanza economica.

I cittadini abruzzesi sono particolarmente sensibili al tema della lotta contro la privatizzazione del servizio idrico integrato (acquedotti, reti fognarie, depuratori). In questi anni sono state numerose le manifestazioni organizzate per impedire la mercificazione dell’acqua e chiedere una gestione pubblica efficiente e trasparente. Ben 13.000 abruzzesi avevano firmato la proposta di legge di iniziativa popolare per l’acqua pubblica promossa dalle associazioni e dai movimenti.

Per questo come mondo associativo e di movimento siamo oggi soddisfatti delle determinazioni del Consiglio Regionale. Aver condotto con determinazione una battaglia di civiltà per la vita dei cittadini e delle future generazioni ci spinge a continuare ad impegnarci per la difesa dei beni comuni e del nostro Abruzzo.

Vogliamo sottolineare l’impegno dei promotori e degli estensori dell’emendamento e ciò conferma la possibilità di costruire importanti unità e convergenze utili al fine della difesa non tanto dei propri convincimenti politici ma di un bene comune dell’umanità quale è il bene acqua.

Ringraziamo l’intero Consiglio Regionale ed il Presidente della Regione Abruzzo per aver ascoltato le legittime ragioni dei cittadini abruzzesi che in questi anni hanno difeso l’acqua da privatizzazioni, da cattive ed irresponsabili pratiche di gestione, da inquinamenti e spreco.

Ora bisogna tradurre in pratica amministrativa le indicazioni politiche che provengono dal Consiglio Regionale perché purtroppo rimangono in vigore norme nazionali che potrebbero vanificare gli sforzi a livello regionale.

E’ quindi necessario continuare la mobilitazione affinchè:

-il Presidente della Regione faccia ricorso alla Corte Costituzionale contro il Decreto Governativo 115 per contrastare la privatizzazione anche in campo nazionale;

- negli statuti comunali e provinciali venga scritto che l’acqua è un diritto umano e che  i servizi idrici sono privi di rilevanza economica ;

– si arrivi ad un assetto di governo dell’acqua regionale coerente con l’emendamento approvato nel quale sia garantita la partecipazione cittadina ed associativa come chiediamo da anni per costruire una gestione veramente pubblica, trasparente ed efficiente.

Promotori della campagna Salva l’acqua-Abruzzo :

Abruzzo Social Forum, WWF Abruzzo, Marelibero.net, Pescara in Comune byAmici di Beppe Grillo, Arci Chieti, , FP CGIL Abruzzo, Giovani Comuniste/i, Punto Pace Pescara – Pax Christi, PeaceLink Abruzzo, Collettivo onda libera, Cooperativa Il Mandorlo Bottega Commercio equo, Site.it , Filcem-CGIL Abruzzo, Caritas Diocesana Pescara

La Rete di associazioni e movimenti abruzzesi EmergenzAmbiente ha approfittato della presenza in Abruzzo di Maria Rita D’Orsogna, docente dell’Università di Los Angeles, con noi da sempre nella battaglia per la salvaguardia del territorio abruzzese, per lanciare un appello ai consiglieri regionali affinché nell’ultimo consiglio dell’anno, previsto per il 30 dicembre, procedano ad una modifica della legge “Provvedimenti urgenti a tutela del territorio regionale”, approvata il 16 dicembre scorso. Alla conferenza stampa della Rete erano presenti anche Francesco Stoppa, docente dell’Università D’Annunzio di Chieti-Pescara, e Dante Caserta, consigliere nazionale del WWF Italia.

La legge approvata il 16 dicembre  tutela  gran parte del nostro territorio ( WWF-Legambiente-skede)  ma non affronta minimamente il problema delle trivellazioni nel mare antistante la nostra costa, interessata per oltre 5.600 kmq da richieste e concessioni già in atto per la ricerca e l’estrazione di idrocarburi. Inoltre nella nuova normativa non vengono reinseriti (inspiegabilmente) strumenti importanti come la Valutazione Ambientale Strategica (VAS) e la Valutazione di Impatto Sanitario (VIS) che non erano stati impugnati davanti alla Corte Costituzionale dal Governo nazionale.

Lo strumento idoneo a bloccare in mare il proliferare di piattaforme estrattive  è il Piano di Gestione Integrata della Zona Costiera, previsto dalla disciplina comunitaria e nazionale e capace di valutare nello specifico anche gli influssi delle attività petrolifere sul sistema costiero ( come ha fatto con successo la Regione Emilia Romagna).

Oggi il pericolo incombente è il permesso di coltivazione che sta per essere concesso a “Ombrina mare 2″, una gigantesca piattaforma petrolifera, della compagnia inglese MOG (Mediterranean Oil & Gas), a 5 km dalla costa teatina tra San Vito e Ortona ( una follia se si considera che nel Nord Europa il limite è 50 km e negli USA di 160 km!) . Piattaforme come questa rimangono in esercizio per un minimo di 20/30 anni e, secondo quanto dichiarato agli organi di stampa internazionali dalla stessa Società proponente, saranno scavati altri 4 pozzi, oltre a quello già esistente, per estrarre petrolio e gas. Ma  questo è solo l’ultimo atto di una serie di richieste di concessioni che riguardano il nostro mare. A settembre, infatti, la società canadese Vega Oil e la società irlandese Petroceltic hanno avanzato una richiesta per trivellare a 7 km dal porto di Ortona con il progetto “Elsa 2”. Ad Ottobre la stessa Petroceltic ha avanzato richiesta per trivellare in altri 2 permessi a 5 km dalla costa a largo di Casalbordino e Vasto. Presto arriveranno anche le richieste per trivellare il teramano.

Da quanto sta avvenendo nel nostro mare, l’Abruzzo ha tutto da perdere e nulla da guadagnare: il turismo, la pesca e l’agricoltura, oltre che la salute delle persone, saranno compromessi in cambio di royalties nulle per la regione e bassissime per lo Stato. Le Associazioni ambientaliste, i comitati locali, le associazioni di categoria, alcune realtà economiche e cittadini stanno continuando ad intervenire nei singoli procedimenti autorizzativi, presentando osservazioni in sede di Valutazione di Impatto Ambientale, ma è evidente che non si può continuare ad affrontare tale problematica in questo modo.

Occorrono provvedimenti definitivi: l’ultimo Consiglio regionale dell’anno deve essere l’occasione per proiettare l’Abruzzo intero, terra e mare, verso un futuro sostenibile.

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